Beware Boiúna costruisce la propria tensione anche sulle aspettative di chi guarda. Presentato al Fantastic Fest 2026, il film di Mike P. Nelson segue una missione medica nell’Amazzonia e l’incontro con una gigantesca serpe. Una svolta modifica però il centro del racconto, cambiando il ruolo delle due protagoniste interpretate da Jessica Rothe e Kiana Madeira. Attenzione: seguono spoiler importanti sulla trama e sul finale.
La morte di Alli cambia la prospettiva
All’inizio, Alli, il personaggio di Rothe, sembra destinata a guidare la storia fino alla conclusione. La sua morte per mano della Boiúna interrompe questa aspettativa e lascia allo spettatore un punto di riferimento diverso. È Lena, interpretata da Madeira, a diventare la protagonista del percorso successivo e la sopravvissuta centrale del film.
Per Nelson, la morte di Alli era una scelta imprescindibile fin dall’avvio del progetto. Il regista voleva sottrarsi allo schema in cui la donna presentata per prima affronta la creatura, la sconfigge e arriva alla fine trasformata dall’esperienza. Spostare l’attenzione su Lena gli permette di cambiare direzione e di attribuire alla giungla un significato più ampio.
Rothe ha accolto con interesse questa decisione. La possibilità di destabilizzare il pubblico era uno degli elementi che l’avevano attirata verso il film. Nella sua carriera horror ha già interpretato personaggi capaci di attraversare eventi estremi; qui, invece, l’interruzione del percorso di Alli serve a rendere meno prevedibile ciò che accadrà dopo.
Lena e il legame con la giungla
Madeira considera la svolta importante anche per lo spazio affidato a Lena. Il personaggio non resta ai margini dell’avventura di una visitatrice, ma assume un ruolo centrale nella storia. L’attrice ha sottolineato il valore di una protagonista che non corrisponde al consueto punto di vista americano sul luogo e sui suoi abitanti.
Il percorso di Lena riguarda l’appartenenza, il rapporto con il passato e la ricerca del proprio posto. Nel finale sceglie di rimanere nella giungla e non affronta la Boiúna secondo la logica di uno scontro risolutivo. Tra lei e la creatura si stabilisce piuttosto una forma di tregua, collegata all’idea di ristabilire un equilibrio.
La preparazione di Madeira ha tenuto conto delle radici colombiane e brasiliane del personaggio. L’attrice ha lavorato per due mesi con una professionista dei dialetti, affrontando elementi di spagnolo e portoghese brasiliano. Questo lavoro contribuisce a definire Lena attraverso il territorio a cui appartiene, oltre che attraverso le sue azioni nella trama.
Una creatura che resta ambigua
Nelson non vuole chiudere ogni domanda sulla natura della Boiúna. La possibilità di leggerla come una forza antica legata alla giungla convive con quella di vederla come un predatore. L’ambiguità è intenzionale e impedisce di ridurre il finale a una spiegazione unica e definitiva.
Madeira apprezza questa apertura, perché consente agli spettatori di attribuire sfumature diverse alla conclusione. Il legame di Lena con la giungla resta il centro emotivo del finale. La scelta di non distruggere la creatura cambia inoltre il modo in cui viene risolta la minaccia, senza cancellarne la pericolosità.
La foresta come ambiente concreto
Il film è stato girato in Amazzonia e la produzione ha lasciato visibili la fatica, il sudore e gli abiti sporchi dei personaggi. Nelson ha cercato un tono più concreto rispetto alla dimensione volutamente esagerata di altri film sui serpenti giganti. La storia affronta anche lo sfruttamento minerario illegale e le conseguenze di interventi esterni mossi da buone intenzioni.
La morte di Alli e il percorso di Lena appartengono alla stessa scelta narrativa: rimettere in discussione chi guida la storia e come si guarda quel territorio. Nel finale di Beware Boiúna, sopravvivere non significa necessariamente vincere sulla giungla, ma trovare un modo diverso di starci.






