Richard Garriott attribuisce all’intelligenza artificiale un’accelerazione nella correzione dei bug di Shroud of the Avatar. Il creatore di Ultima ne ha parlato nel podcast TechJesse, descrivendo un cambiamento nel modo di affrontare problemi rimasti aperti anche per anni. La sua affermazione più netta è che il gioco arrivi ora ad avere zero bug ogni giorno. È una valutazione espressa da Garriott, non il risultato di una verifica indipendente dell’intero software.
Che cosa sostiene Richard Garriott
Nel racconto dello sviluppatore, il gioco aveva convissuto a lungo con almeno un migliaio di problemi segnalati. Alcuni risalivano a tre o cinque anni prima e non erano stati affrontati perché considerati meno urgenti. L’accumulo rendeva la manutenzione una parte costante del lavoro sul progetto.
Garriott sostiene che gli strumenti di IA abbiano cambiato questo ritmo, permettendo di risolvere i problemi molto più rapidamente. In alcuni casi, descrive interventi completati entro un’ora dalla scoperta del bug. La dichiarazione riguarda quindi soprattutto la velocità con cui il team riesce a reagire alle segnalazioni.
Parlare di assenza totale di bug resta però un’affermazione più ampia. Un gioco online continua a ricevere modifiche e a essere utilizzato in condizioni diverse, e la chiusura dei problemi conosciuti non dimostra che ogni possibile difetto sia stato individuato. È su questa differenza che va misurata la portata delle parole di Garriott.
Gli aggiornamenti e il lavoro di manutenzione
Shroud of the Avatar continua a essere aggiornato a otto anni dall’uscita. Nel settembre 2026, il team ha presentato il lavoro di Chris Spears su una revisione ampia del gioco, associata al progetto CHAOS. Il riepilogo parlava di oltre 2.000 correzioni, miglioramenti delle prestazioni del client e del server, nuovi sistemi e funzionalità richieste dalla comunità.
Nello stesso aggiornamento, gli sviluppatori prevedevano interventi frequenti per affrontare eventuali problemi urgenti durante la transizione. Per i mesi successivi indicavano inoltre un ritmo di aggiornamento settimanale, rispetto a quello mensile. Questo contesto mostra una manutenzione ancora attiva, anziché un prodotto che non richieda più controlli.
I due aspetti possono convivere: strumenti più rapidi possono ridurre il numero di problemi aperti, mentre nuove modifiche richiedono ulteriori verifiche. La dichiarazione di Garriott va quindi letta insieme al carattere continuo dello sviluppo. Non costituisce una garanzia che ogni giocatore incontrerà un’esperienza priva di errori.
Le questioni etiche restano aperte
Garriott riconosce che l’impiego dell’IA nei videogiochi è controverso. Fra i punti che cita ci sono la provenienza dei materiali usati dagli strumenti generativi e la possibilità che riproducano lavori altrui. Anche le voci sintetiche, osserva, sollevano domande su quali persone e registrazioni siano alla base del risultato.
Lo sviluppatore non sostiene di aver risolto questi problemi. Descrive piuttosto il tentativo di utilizzare la tecnologia in modo etico, distinguendo tale obiettivo dai vantaggi pratici nella produzione. Tempi più brevi e minori risorse necessarie non rispondono automaticamente alle questioni sulla provenienza dei contenuti.
Quanto alla divisione del lavoro, Garriott assegna alle persone la componente artistica e alle macchine un ruolo di supporto nella stabilità e nella manutenzione. È la sua visione del processo, che non elimina il dibattito sulle conseguenze per chi lavora nello sviluppo. Per Shroud of the Avatar, il dato da seguire resta la qualità degli aggiornamenti e la risposta ai problemi effettivamente incontrati dai giocatori.
Fonti: GamesRadar+, Shroud of the Avatar.







