L’impresa dell’Everest del 1953 torna al cinema attraverso lo sguardo di Tenzing Norgay. Diretto da Jennifer Peedom, Tenzing ripercorre la vita dell’alpinista sherpa, interpretato da Genden Phuntsok, e la scalata compiuta insieme al neozelandese Edmund Hillary, cui dà volto Tom Hiddleston. Il film arriva su Apple TV il 16 ottobre. Accanto ai due uomini che raggiunsero la vetta, Willem Dafoe interpreta John Hunt, il colonnello alla guida della spedizione britannica.
John Hunt, una responsabilità oltre la vetta
Il compito di Hunt comprendeva la pianificazione del viaggio, l’organizzazione della logistica e la sicurezza dei partecipanti. La sua presenza permette quindi di osservare l’impresa anche dal punto di vista di chi doveva coordinare il gruppo. Dietro l’immagine dei due alpinisti sulla cima c’era un lavoro collettivo, fatto di decisioni, preparazione e responsabilità.
Per costruire il personaggio, Dafoe ha potuto consultare numerosi materiali e incontrare persone che avevano conosciuto Hunt. Un contributo importante è arrivato dal libro in cui il colonnello raccontò personalmente la spedizione. Quelle pagine gli hanno offerto elementi utili per avvicinarsi all’uomo dietro il ruolo pubblico, senza ridurlo alla sola funzione di comandante.
L’attore considera l’interpretazione di una persona realmente esistita una responsabilità da prendere sul serio. Allo stesso tempo, il lavoro deve confrontarsi con le scene e con il racconto scelto dal film. Nel caso di Hunt, Dafoe ha cercato soprattutto di distinguere il carattere individuale dall’immagine che il colonnello doveva presentare agli altri.
La disciplina militare incontra l’imprevedibilità della montagna
Hunt affrontava la spedizione con un metodo tecnico e diretto, legato alla sua formazione militare. Programmi, scadenze e organizzazione costituivano punti di riferimento essenziali. Sull’Everest, però, nessun piano poteva eliminare l’incertezza: Dafoe individua proprio nel confronto con la natura uno degli aspetti più interessanti del personaggio.
Peedom sottolinea inoltre la pressione esercitata dalle aspettative britanniche. Hunt non doveva soltanto guidare degli alpinisti: portava con sé il peso di un’impresa alla quale veniva attribuito un valore nazionale. La regista suggerisce che, dentro questo sistema di responsabilità, il colonnello potrebbe aver sottovalutato Tenzing e Hillary. È una lettura della sua complessità, che affianca il riconoscimento del contributo dato alla riuscita della spedizione.
Tenzing al centro del racconto
La prospettiva scelta dal film parte dall’infanzia di Tenzing e segue la crescita delle sue aspirazioni fino all’ingresso nel gruppo britannico. Il rapporto con la montagna, per lui, possiede anche una dimensione spirituale. Questa sensibilità si confronta con l’idea occidentale della conquista della vetta, facendo emergere differenze che riguardano cultura, ambizione e posizione sociale.
Nella storia trovano spazio anche la moglie Dawa, interpretata da Thinley Lhamo, e Jill Henderson, cui dà volto Caitríona Balfe. Il riconoscimento di Tenzing come membro della squadra, e non come semplice figura di servizio, è parte di questo percorso. Il risultato sportivo resta centrale, ma viene raccontato attraverso le persone e i rapporti che lo rendono possibile.
Il confine tra ricostruzione e cinema
Per Peedom, proveniente dal documentario, conservare la fedeltà alla vicenda reale è stato un criterio fondamentale. Racchiudere una vita in un film impone comunque selezioni e passaggi immaginati. La regista riconosce questa tensione: documentazione e ricostruzione cinematografica devono convivere, soprattutto quando non è possibile conoscere ogni dettaglio degli incontri privati.
Tenzing affronta così la scalata attraverso più livelli di responsabilità: quella di chi guidava la spedizione, quella degli alpinisti e quella di chi oggi ne rappresenta la storia. Il punto di riferimento rimane il percorso di Norgay, dentro un’impresa condivisa che cambiò la storia dell’alpinismo.






