Il presidente della Lucasfilm Kathleen Kennedy ha commentato la tiepida accoglienza di Solo: a Star Wars Story da parte dei fan, rivelando che il flop ha cambiato definitivamente il punto di vista dello studio sulla questione ‘recasting‘.
Parlando a Vanity Fair del futuro del franchise, la Kennedy ha sottolineato come il fallimento commerciale di Solo e il successo di The Mandalorian siano indice di come il successo del brand derivi fondamentalmente da storie e personaggi originali.
Cambio di rotta per Lucasfilm

Nel 2018 Solo è stato rilasciato come antefatto della trilogia originale incentrato su Han Solo, il leggendario contrabbandiere interpretato da Harrison Ford. Per lo spinoff Lucasfilm ha deciso di rimodellare il personaggio, scegliendo Alden Ehrenreich per interpretare il ruolo del giovane Han Solo. Una scelta non sempre apprezzata dai fan.
Per Kathleen Kennedy Solo è stata un’occasione per imparare. Come ha spiegato, infatti, da questo progetto Lucasfilm ha imparato che non è possibile affidare a nuovi attori i ruoli dei personaggi storici di Star Wars, e che quindi è un esperimento che non verrà ripetuto.
Fondamentalmente questo è il motivo per cui sia in The Mandalorian che in The Book of Boba Fett è stata utilizzata una tecnologia di ringiovanimento per portare un incredibile Luke Skywalker sullo schermo.

Le parole di Kathleen Kennedy chiudono le porte ad eventuali sequel di Solo: a Star Wars Story, mettendo anche in dubbio la presenza di Donald Glover nella serie annunciata – ma non ancora in produzione – Lando, dedicata proprio al personaggio di Lando Calrissian, il cui debutto risale al 1980 in Episodio V: l’Impero Colpisce Ancora.






