Star Wars Zero Company, il caso Bit Reactor: gran parte del team sospesa senza paga prima del lancio

Star Wars Zero Company debutta bene, ma Bit Reactor avrebbe sospeso senza stipendio gran parte del team mentre una causa complica il futuro dello studio.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Il debutto di Star Wars Zero Company ha consegnato a Bit Reactor uno dei giochi di Star Wars meglio accolti degli ultimi anni, ma dietro il successo iniziale emerge una situazione molto più complicata. Gran parte degli sviluppatori sarebbe stata sospesa temporaneamente senza stipendio poche settimane prima dell’uscita, quando lo studio si trovava in serie difficoltà finanziarie. Bit Reactor ha confermato di aver adottato il provvedimento, senza però indicare ufficialmente quanti dipendenti siano stati coinvolti. Una fonte vicina allo studio parla di circa l’80% della forza lavoro.

È importante precisare che non si tratta propriamente di “cassa integrazione”, termine legato all’ordinamento italiano, né di licenziamenti. I dipendenti sono stati messi in furlough, vale a dire sospesi temporaneamente dal lavoro e dalla retribuzione pur mantenendo formalmente il rapporto con l’azienda.

Bit Reactor avrebbe esaurito gran parte delle risorse

Star Wars Zero Company è arrivato il 27 agosto 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Poco prima dell’uscita, tuttavia, Bit Reactor avrebbe esaurito gran parte delle proprie disponibilità economiche. Un rappresentante dello studio ha definito la sospensione del personale una decisione difficile, presa quando non era ancora possibile sapere quale sarebbe stata la risposta del mercato.

Lo stesso portavoce ha chiarito un altro punto importante: la decisione è stata presa esclusivamente da Bit Reactor. Electronic Arts, che pubblica il gioco, e Disney non avrebbero imposto il provvedimento.

La percentuale dell’80% non è stata confermata ufficialmente dall’azienda. Secondo una fonte citata da Game File, tuttavia, la sospensione avrebbe riguardato proprio quattro quinti del personale. Un’altra fonte ha descritto il gruppo rimasto regolarmente al lavoro come una squadra ridotta all’essenziale, incaricata anche di intervenire sui problemi emersi dopo il lancio.

Bit Reactor ha dichiarato di sperare di poter riportare al lavoro gli sviluppatori sospesi ripristinandone la retribuzione. Non sono però stati comunicati tempi, condizioni o obiettivi economici necessari affinché ciò avvenga.

Un lancio forte nonostante i problemi dello studio

La situazione appare ancora più particolare considerando l’accoglienza riservata a Star Wars Zero Company. La versione PC ha raggiunto 86 su Metacritic al lancio, uno dei risultati migliori ottenuti da un videogioco di Star Wars negli ultimi vent’anni.

Anche i numeri su Steam sono stati notevoli. Il tattico di Bit Reactor ha raggiunto un picco di 77.889 giocatori contemporanei, superiore a quello registrato sulla piattaforma da Star Wars Jedi: Survivor, fermatosi a 67.855, e da Star Wars Jedi: Fallen Order, arrivato a 46.550. Le recensioni degli utenti su Steam risultano invece “perlopiù positive”.

Questi dati indicano un debutto importante in termini di interesse e partecipazione, ma non permettono ancora di stabilire quanto il gioco abbia effettivamente incassato né se i risultati siano sufficienti a risolvere i problemi finanziari dello studio.

Le critiche di un ex sviluppatore

Tra le persone intervenute pubblicamente sulla vicenda c’è Zachariah Scott, ex senior technical artist di Bit Reactor, che ha lavorato allo studio dal 2023 fino al maggio 2026.

Scott ha criticato duramente la gestione della situazione, sostenendo che mentre dirigenti e partner celebravano pubblicamente l’accoglienza ricevuta dal gioco, molti degli sviluppatori che lo avevano realizzato erano già senza stipendio. L’ex dipendente ha inoltre parlato di mancanza di trasparenza, promesse nelle quali alcuni lavoratori avrebbero ormai poca fiducia e della possibile esclusione da forme di partecipazione agli utili. Si tratta, in quest’ultimo caso, delle affermazioni di Scott e non di circostanze confermate da Bit Reactor.

Bit Reactor è coinvolta anche in una causa tra i fondatori

Alle difficoltà economiche si aggiunge una controversia legale interna iniziata nel 2024. La causa è stata intentata da Alison Kelly, co-fondatrice e fino al 2024 COO di Bit Reactor, contro Greg Foertsch e lo stesso studio.

Kelly sostiene di essere stata estromessa dalla società e ha avanzato contestazioni per violazione contrattuale e arricchimento ingiustificato, chiedendo danni superiori ai 20 milioni di dollari. Una delle questioni centrali riguarda il suo status all’interno dell’azienda: Kelly sostiene di essere stata comproprietaria, mentre la posizione di Foertsch è che non lo sia mai stata. Le accuse restano oggetto del procedimento e non costituiscono conclusioni giudiziarie. Il processo, inizialmente previsto per giugno 2026, è stato rinviato all’inizio del 2027.

Nei documenti collegati alla vicenda sarebbe emerso anche un accordo di finanziamento con Electronic Arts da 50 milioni di dollari, risalente al 2021. Altri racconti raccolti attorno allo sviluppo descrivono budget particolarmente rigidi, fino alla rinuncia ad alcune animazioni aggiuntive per le spade laser per ragioni economiche.

Il paradosso di Star Wars Zero Company è quindi evidente: Bit Reactor ha pubblicato un titolo accolto molto positivamente proprio mentre una parte consistente delle persone che lo hanno realizzato si trova temporaneamente senza lavoro e stipendio. Il buon debutto potrebbe migliorare la situazione, ma al momento non esiste ancora la certezza che tutti i dipendenti sospesi possano rientrare. Il futuro dello studio dipenderà quindi non soltanto dalla reputazione conquistata dal gioco, ma dalla capacità di trasformare quel successo iniziale in una stabilità economica più duratura.

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