Tony Gilroy: è assurdo che la Kennedy venga criticata. Volevo mollare Andor, ma è tutto merito suo se oggi abbiamo questa serie

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

La serie Andor, acclamata da critica e pubblico come una delle migliori produzioni dell’universo Star Wars, ha rischiato di non vedere mai la luce. A rivelarlo è stato lo stesso Tony Gilroy, ideatore e showrunner della serie, durante un’intervista a Vanity Fair, in cui ha raccontato di aver quasi abbandonato il progetto prima ancora dell’inizio delle riprese della prima stagione. A salvarlo, sorprendentemente, è stata Kathleen Kennedy, presidente di Lucasfilm.

Nel pieno della pandemia, Gilroy si trovava a Londra, con i copioni pronti e il casting in corso, ma con una crescente consapevolezza di essere impreparato all’enorme impegno richiesto dalla serie:

“Eravamo pronti, stavamo per iniziare le riprese e io ero convinto che non sarei stato in grado di portarlo a termine. Quando è arrivato il COVID, ho pensato: ‘Grazie al cielo, è un segno: lo show morirà e io non dovrò più farlo.’”

Una dichiarazione sincera che mette in luce quanto il progetto Andor fosse, fin dall’inizio, una sfida complessa e totalizzante. Ma è proprio durante quel periodo di pausa forzata che Gilroy e il suo team hanno trovato il modo per riorganizzarsi e rendere possibile la realizzazione della serie.

Kathleen Kennedy: la figura che ha sostenuto Andor

Secondo Gilroy, il merito principale per l’esistenza dello show va attribuito a Kathleen Kennedy, la quale non solo ha convinto il regista a restare, ma ha anche protetto la sua visione creativa:

“Mi ha praticamente sedotto [ride]. Non volevo più saperne dello show, ma lei ha continuato a sostenermi. Ha detto ‘sì’ a ogni proposta: “La prima scena sarà in un bordello” – Ok. “Uccidiamo due agenti di sicurezza” – Ok. “Voglio lo scenografo di Chernobyl” – Ottima idea.”

Gilroy ha sottolineato come, anche nei momenti più difficili, Kennedy abbia agito da mediatrice, protettrice e facilitatrice della produzione:

“Ha assemblato un team, ci ha coperti, ha creduto nel progetto. Senza di lei, Andor non sarebbe mai esistito.”

La figura di Kathleen Kennedy sotto una nuova luce

Sebbene negli ultimi anni Kennedy sia stata oggetto di numerose critiche da parte di una parte della fanbase per i progetti Star Wars annunciati e poi cancellati, in questo caso il suo intervento è stato determinante. Come sottolinea Gilroy, Andor è il risultato della sua insistenza, della sua apertura mentale e della sua capacità di comprendere la visione di un autore:

“Per tutto ciò che si dice su di lei online, è assurdo. Questa serie esiste solo perché lei ha voluto che accadesse. E ha un lavoro davvero difficile.”

Alla luce del successo di pubblico e critica, con una seconda stagione che ha chiuso la narrazione con coerenza e intensità, Andor rappresenta una vittoria tanto per Tony Gilroy quanto per Kathleen Kennedy. Un progetto nato tra mille incertezze e che ha trovato nella libertà creativa il suo punto di forza.

Tony Gilroy: è assurdo che la Kennedy venga criticata. Volevo mollare Andor, ma è tutto merito suo se oggi abbiamo questa serie
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