Festival di Venezia: la figuraccia tutta italiana con Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo Edebiri

La domanda di Federica Polidoro al cast di After the Hunt ha suscitato polemiche per toni e contenuti, oscurando la presentazione del film e attirando critiche diffuse.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Durante la promozione del film After the Hunt di Luca Guadagnino, presentato all’82ª Mostra del Cinema di Venezia e successivamente al Toronto International Film Festival, si è verificato un episodio che ha catalizzato l’attenzione del pubblico e della stampa più dei commenti artistici sul film stesso. Protagonista della vicenda è stata la giornalista italiana Federica Polidoro, la cui domanda rivolta al cast ha suscitato non poco imbarazzo e scatenato un’ondata di reazioni polemiche, sia in sala sia sui social network.

La domanda fuori luogo

Nel corso di un’intervista con Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo Edebiri, Polidoro ha domandato agli attori «che cosa si fosse perso nell’era del politicamente corretto, ora che i movimenti Me Too e Black Lives Matter sono finiti». Una formulazione che ha lasciato molti sconcertati: non solo perché i due movimenti non possono affatto considerarsi “conclusi”, ma anche perché ridurli a mode passeggere da liquidare con un colpo di spugna rappresenta una semplificazione superficiale e poco rispettosa.

A complicare ulteriormente la situazione, la giornalista ha chiarito che la sua domanda fosse rivolta esclusivamente a Roberts e Garfield, escludendo Ayo Edebiri. Quest’ultima ha reagito con intelligenza e compostezza, ribadendo l’importanza di non considerare archiviata la questione: «Non credo che sia finito affatto. Forse non se ne parla più quotidianamente come anni fa, ma il lavoro che si fa ogni giorno è ancora attivo e necessario». Un intervento che ha ricevuto numerosi apprezzamenti per il tono pacato e la chiarezza con cui ha rimesso al centro la serietà del tema.

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Le reazioni del cast

Le parole di Edebiri hanno trovato subito riscontro nei colleghi. Andrew Garfield ha ricordato che «i movimenti sono assolutamente ancora vivi», mentre Julia Roberts ha aggiunto con fermezza: «Non è finita». Le loro risposte, misurate ma decise, hanno smontato con eleganza l’impostazione della domanda, riportando la conversazione su binari più sensati e vicini alla realtà.

Questo scambio, però, ha avuto un effetto collaterale: invece di alimentare curiosità sul film e sulle sue tematiche, ha concentrato i riflettori sull’infelice uscita della giornalista, trasformando un momento di promozione in un incidente comunicativo.

La polemica e la difesa della giornalista

Le reazioni non si sono fatte attendere. Sui social, numerosi utenti hanno bollato la domanda come «imbarazzante» e «non professionale». Altri hanno sottolineato l’inopportunità di escludere una delle attrici presenti, soprattutto considerando che si trattava di Ayo Edebiri, giovane interprete afrodiscendente già molto apprezzata per il suo impegno civile. Per molti, quel gesto ha avuto un peso simbolico non trascurabile.

Di fronte alle critiche, Polidoro ha replicato con un lungo post, parlando di «cyberbullismo» e rivendicando il diritto a porre domande scomode. Ha respinto le accuse di razzismo, rivendicando un curriculum ventennale e ricordando le origini multietniche e femministe della propria famiglia. Ha anche denunciato quello che a suo avviso è un tentativo di censura del giornalismo e ha dichiarato di riservarsi azioni legali contro chi l’avrebbe insultata.

Un’autodifesa articolata, ma che non ha convinto tutti. Molti utenti nella sezione commenti hanno fatto notare come la giornalista abbia preferito soffermarsi sulle modalità della contestazione ricevuta piuttosto che riconoscere la superficialità della domanda stessa. In altre parole, si è discusso più della forma che della sostanza.

Un passo falso mediatico

Che il giornalismo debba affrontare anche temi scomodi è indubbio. Ma confondere la legittima provocazione con la maldestra superficialità è un rischio che, in contesti internazionali e con ospiti di primo piano, può costare molto caro. La domanda di Polidoro ha finito per oscurare la presentazione di un film attesissimo, riducendo la copertura mediatica al dibattito sull’infelice scivolone piuttosto che al valore artistico della pellicola.

In un’epoca in cui le interviste promozionali sono spesso occasione di riflessione pubblica, un approccio più ponderato avrebbe giovato a tutti: al film, al cast e persino alla giornalista stessa. Se l’intenzione era stimolare un confronto, il risultato è stato l’opposto, con gli attori costretti a correggere il tiro e il pubblico distratto dal clamore.

Il caso dimostra quanto, nel giornalismo culturale, la scelta delle parole e la sensibilità verso i temi trattati siano cruciali. Una domanda mal formulata può rovesciare il senso di un’intervista e generare un effetto boomerang.

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