La famosa saga horror di konami Silent Hill torna al cinema 14 anni dopo la sua ultima apparizione con una grossa ambizione: portare in sala il secondo capitolo della saga videoludica, il più famoso. Il purgatorio di James, restaurato recentemente da Bloober Team con un ottimo remake videoludico, rappresenta per molti, me compreso, una pietra miliare del suo genere.

Return To Silent Hill esce nelle sale con ottime premesse: colonna sonora affidata alla storica compositrice Akira Yamaoka, madre delle musiche originali del gioco del 2001 e remake. Regia affidata a Christophe Gans, già dietro la macchina da presa del primo adattamento cinematografico uscito nel lontano 2006. Film lontano dalla perfezione ma diventato un cult per l’epoca, in quanto possiamo dirlo rappresenta il miglior adattamento live action film-videogioco dei suoi tempi; ispirato ai primi 3 capitoli della saga ma senza seguirli alla lettera.
Il film segue le vicende di James Sunderland (Jeremy Irvine) un pittore distrutto dalla perdita della compagna Mary (Hannah Anderson). Una sera riceve una lettera da parte della sua defunta compagna con un invito a tornare nel loro “posto speciale” nella città di Silent Hill, luogo dove si sono incontrati e hanno vissuto la loro storia d’amore. Senza pensarci due volte sale in macchina e torna nella famosa cittadina, dove presto si renderà conto che il posto che ricordava non esiste più. Per le vie regna solo desolazione e morte, insieme ad una pioggia di cenere causata da degli incendi in città mai spenti. James dovrà ripercorrere i luoghi che hanno tratteggiato la vita insieme a Mary facendo riaffiorare vecchi e dolorosi ricordi, a lungo sepolti nelle profondità della sua anima.
Il materiale di partenza, ovvero il gioco, è talmente bello e ben narrato in ogni suo minimo particolare da ridurre al minimo le possibilità di una catastrofe. Non mi sono seduto al cinema preoccupato, non immaginavo la perfezione, ma ero assoutamente convinto di non alzarmi deluso dalla poltrona. e invece……
Il film parte molto bene nonostante un approccio molto lontano dal gioco in termini di ritmo e caratterizzazione dei personaggi. I problemi arrivano nel momento in cui il film dovrebbe decollare all’arrivo di James a Silent Hill.

Purtroppo, e ribadisco il purtroppo, il film non riesce a seguire le orme del materiale da cui è tratto ma finisce per tradirlo. La trama che racconta un importantissimo viaggio introspettivo viene banalizzata e ridotta all’osso da una narrazione pigra, che corre inutilmente lasciando solo domande senza mai dare una risposta. Le location del gioco ci sono tutte, ma vengono attraversate dal protagonista senza lasciare un segno nello spettatore, a volte non si riesce neanche a capire come vengono raggiunte. Possiamo prendere come esempio l’ospedale, zona canonica della saga, dove dopo una scena molto importante ai fini della trama ci troviamo letteralmente trasportati sulle sponde del lago Toluca davanti all’hotel.
I personaggi secondari, elemento molto importante nel gioco, diventano apparizioni che entrano ed escono dalla narrazione spesso senza un filo logico. Per esempio Eddie, introdotto con modi e tempi perfetti, viene presentato allo spettatore per poi sparire letteralmente nel nulla, non verrà più visto ne menzionato. Gli altri invece: Angela, Maria e Laura verranno direttamente distorti rispetto alla loro natura originale. Lo stesso finale e significato dell’opera originale viene completamente cambiato, segno che evidentemente nel 2026 non siamo più in grado in affrontare tematiche importanti in una sala cinematografica, come invece facevamo nel 2001.
Neanche il reparto tecnico si salva da questo disastro. La CGI è davvero di basso livello, facendo sembrare i mostri delle figurine attaccate ad una tela. Pyramid Head e le infermiere sono addirittura meno credibili delle loro controparti viste 20 anni fa nel primo film. Non spaventano ne mettono disagio nello spettatore neppure gli effetti legati alle ambientazioni, sembra tutto palesemente finto.

In conclusione Return To Silent Hill rappresenta secondo il mio punto di vista una grandissima occasione sprecata in ambito trasposizione film – videogioco. Sarebbe bastato davvero poco per riuscire quantomeno a regalare allo spettatore una discreta versione su pellicola di un gioco meraviglioso. Invece ci troviamo un prodotto che prova a copiare il materiale da cui è tratto ma fallisce miseramente. Un film troppo corto che non si prende i giusti tempi di narrazione e quindi finisce per confondere lo spettatore che non conosce il materiale di partenza e delude i fan della saga videoludica. Peccato davvero…







