Il sesto episodio di “The Book of Boba Fett” è ricco di elementi che aggradano il fan: il tanto auspicato incontro tra Luke Skywalker ed Ahsoka Tano, il ritorno di Grogu; Luke che sta costruendo la sua Accademia Jedi. Come spesso sta accadendo nelle ultime opere, però, tutte tra l’altro riferibili a Dave Filoni, la voglia di soddisfare gli appassionati avviene ad un “caro” prezzo, in termini di congruenza ed integrità della storia nel suo insieme.
Con l’istituzione di un canone unico nel 2014, la Disney si proponeva di creare una continuity che fosse internamente coerente; caratterizzata da pari dignità delle opere appartenenti ai generi più disparati, dai film, ai fumetti, ai racconti brevi. Ciascuna aveva ed, anzi, ha lo stesso identico valore dei media “maggiori”. L’impresa, invero titanica, di rendere omogenea una quantità di materiale sempre più vasta ed in continua crescita sta mostrando le debolezze della sua premessa, ossia la coerenza interna. Sul punto, persino Pablo Hidalgo, membro del Lucasfilm Story Group, ha, anche in maniera un po’ forzata, rappresentato che possibili discrasie si riferiscono non all’evento storico, ma al modo in cui esso viene descritto, che da ultimo esprime la visione di chi racconta la storia.
In questo pezzo, non affronteremo la questione della opportunità di un canone lineare o quella della necessità di garantire ad ogni autore uno spazio creativo più o meno ampio. Ci limiteremo solo ad evidenziare quei casi, che ciascuno può ritenere determinanti o meno, in cui effettivamente si è creata una contraddizione.
L’Ordine 66 e la morte di Depa Billaba
La Battaglia di Kaller viene rappresentata nel fumetto “Kanan: The Last Padawan” e in “The Bad Batch”. Ne abbiamo già parlato. Qui indichiamo solo l’esistenza di una divergenza tra le due opere, che chi vuole può approfondire.
La cattura di Maul
Il romanzo “Ahsoka” narra le vicende della togruta nel post Guerre dei Cloni. Con la tecnica del flashback, si mostrano alcuni momenti dell’Assedio di Mandalore. In questo frangente, la cattura di Maul avviene in un modo del tutto diverso da quello mostrato nella settima stagione di “The Clone Wars”. L’evento, nella sua essenza, non cambia; ma la modalità si. Maul sta per attaccare Ahsoka, quando un campo antienergia lo blocca. Non ci sono blaster stordenti; non ci sono cloni; il duello è lampo.
Le spade laser di Ahsoka Tano
Ahsoka sfoggia delle spade dal color blu durante l’assedio. Non è questo l’errore in sé. Però, quando le abbandona, il romanzo specifica esattamente che siano verdi. Anakin le ha modificate; Ahsoka avrebbe potuto ripristinare il colore originale. La questione, però, rimane.
Il primo allievo di Luke
E veniamo alla prima, anche se forse solo apparente, circostanza in cui il sesto episodio di “The Book of Boba Fett” sembra entrare in contrasto con il materiale preesistente. Come visto in Episodio IX, Grogu non è stato il primo allievo di Luke. Il film ci mostra l’addestramento di Leia Organa come sua Padawan, che la stessa decide di interrompere a causa di una visione del futuro, del fatto che la fine del suo cammino Jedi segni la morte del figlio. Nella serie targata Disney+, invece, Ahsoka afferma che Grogu sia il primo apprendista del Maestro Skywalker. Si deve ammettere come questo possa, in fondo, essere un contrasto superabile. Grogu è sì il primo allievo della Accademia, o potrebbe esserlo, ma non il primo ad essere stato addestrato da Luke.
Lo Sceriffo di Freetown
La storia di Cobb Vanth raccontata nei flashback del primo episodio della seconda stagione di “The Mandalorian” trae direttamente origine dai brani in cui lo Sceriffo appare in ognuno dei libri della trilogia di “Aftermath“. C’è il fatto che Cobb abbia avuto l’armatura di Boba Fett dai Jawa; che abbia liberato la città di Freetown (originariamente chiamata Mos Pelgo) dalla Chiave Rossa, un’associazione criminale mineraria; Cobb è anche uno degli autori della tregua con i predoni Tusken, segnata dalla consegna ai sabbipodi di una perla di drago Krayt. Questi elementi, pur contenuti nella serie, sono trattati in modo più approfondito, anche secondo un ordine diverso, nei romanzi. Basti solo pensare che Cobb non negozia l’armatura, ma la acquisisce sfidando un membro della Chiave Rossa di nome Adwin Charu. Cobb viene descritto come un uomo che preferisce i fatti alle parole e intende mandare un messaggio chiaro all’organizzazione. Un nuovo Sceriffo è arrivato a Mos Pelgo, che cambia nome in Freetown poco dopo la morte di Jabba. Ma è soprattutto nel libro finale che si coglie la differenza più grande. Cobb Vanth viene pubblicamente processato dalla Chiave Rossa, ma infine viene salvato dalla carica di bantha cavalcati da Tusken. Questi non attaccano gli abitanti di Freetown, i quali, per mantenere la pace, donano loro acqua ed il tesoro del krayt.
I Pyke

I Pyke sono una razza aliena, apparsa dapprima nella serie animata delle Guerre dei Cloni, e poi in live-action. Degli alieni filiformi, con tre dita per mano e dal cranio molto pronunciato, sono rimaste solo le dimensioni della testa. La fisionomia è stata cambiata, ma, ad onor del vero, potrebbe trattarsi di diverse sottospecie. In ogni caso, che nella serie animata ne appaia solo una e l’altra nelle serie D+, e ancor prima in “Solo: a Star Wars Story”, lascia qualche perplessità che è compito degli spettatori risolvere.

La spada laser di Yoda
Sicuramente il vedere la spada laser di Yoda impugnata da Luke ed offerta a Grogu ha fatto saltare dalla sedia gli spettatori durante la visione dell’ultimo episodio della serie in corso. Ma non tutti per lo stesso motivo. Per i lettori di fumetti, in particolare della serie “Darth Vader 2017“, la spada di Yoda era rimasta nella disponibilità dell’Impero, subito dopo il duello tra il Gran Maestro e l’Oscuro Signore dei Sith. In pubblico, Mas Amedda confermava la potenza del nuovo Impero che aveva domato i Jedi. Come dimostrazione della sua nuova potenza, le spade laser dei Jedi caduti erano state gettate in una fucina ed un grande falò aveva segnato la fine della tirannia dell’Ordine. L’ultima spada ad essere gettata era proprio quella di Yoda.

In “The Book of Boba Fett”, scopriamo, però, che la spada di Yoda è nella disponibilità di Skywalker. Sembra difficile negare che alla base della scena vi sia una, voluta o inconsapevole, disattenzione verso il materiale cartaceo, ed in effetti non solo di questa serie. L’albo “Eroi. Star Wars. L’Età della Ribellione” racconta i rimpianti del Jedi in esilio su Dagobah, che per la vergogna rivela che non avrebbe mai più impugnato una spada laser, simbolo dei Jedi e, quindi, del loro fallimento.
Tuttavia, vi è chi cerchi comunque di trovare una possibile spiegazione. Si può, infatti, ritenere che Yoda avesse più spade laser; che ne avesse costruita una prima di partire per Dagobah o addirittura proprio su Dagobah, portandosi i mezzi necessari con sè. Chissà se avremo mai risposta.
Tentativi di conciliazione delle pregresse incongruenze
Se è vero che il numero di contraddizioni o errori di continuity è in aumento; non si può negare il merito a molte opere del nuovo canone di eliminare quelle incongruenze che preesistevano alla sua ideazione.
Tra i molti esempi, il romanzo per giovani “La Principessa, la canaglia ed il giovane fattore“, riproposizione della trama di Episodio IV, raccontata dal punto di vista dei protagonisti, ha risolto l’annale questione di come Obi-Wan non avesse riconosciuto C-3PO e R2-D2, date le numerose avventure trascorse nel corso delle Guerre dei Cloni. La risposta è, appunto, che li aveva effettivamente riconosciuti. A bordo del Millenium Falcon, Obi-Wan accarezza il droide ricordando il passato. Allo stesso modo, anche Yoda riconosce R2 su Dagobah in Episodio V.
Quando ero piccolo, mi chiedevo come facesse Leia a ricordarsi della madre biologica, morta durante il parto. Si era ipotizzato che fosse possibile grazie alla Forza, ed, in effetti, proprio la serie IDW “Star wars Adventures” ha confermato che Leia avesse conosciuto le storie della madre raccontate da quella adottiva. Così, si era costruito un ricordo, mischiato grazie alla Forza alla “percezione” di Padmè. Breha Organa le aveva descritto il grande coraggio di Padmè Amidala, nonché la sua incrollabile forza di volontà. In visita su Naboo, Leia vede un mosaico della madre e le sembra che si sia mosso, rivolgendole uno sguardo triste. Non sarebbe la prima volta che una visione della Forza sveli ai protagonisti verità sul passato, così come sul presente, perchè nella Forza il tempo assume un significato del tutto particolare.
Questi sono solo alcuni esempi di come l’attuale direzione abbia le potenzialità di creare non solo fitte trame, ma anche di rendere coerente ciò che non lo è, sempre che Dave Filoni cominci a leggere un po’ di più.








