Sin dall’originale idea di George Lucas, Star Wars è rivolto a un pubblico molto giovane. Questo vuol dire che i contenuti di Star Wars sono strutturati intorno a un ritmo agile e veloce, con dialoghi abbreviati e mai prolissi, sequenze narrative vivaci e un messaggio alla base sempre positivo, dove bene e male sono separati nettamente.
Andor non è così. Lo diciamo dopo aver visto i primi quattro episodi. Senza rivelare nulla della trama, possiamo anticipare che la nuova serie di Star Wars è molto diversa da qualsiasi altra cosa creata all’interno della mitologia della “galassia lontana lontana”, Rogue One compreso. Non solo la narrazione è molto lenta, ma i dialoghi si prendono il tempo che serve per sottolineare adeguatamente la profondità psicologica, e le inevitabili ambivalenze, dei protagonisti.
![Perché Andor è così diverso rispetto al resto di Star Wars [NO SPOILER]](https://www.galaxyaddicted.it/wp-content/uploads/2022/09/2-andor.jpeg)
Normalmente Star Wars è costruito su dialoghi il più possibile stringati, dove i protagonisti si limitano a comunicare lo stretto indispensabile. Questo vuol dire che sono molto intensi, con l’appassionato che spesso deve fare rewind e riascoltare per non perdersi agganci spaziotemporali molto importanti. Tutto questo esiste anche in Andor, ma con molto più screen time dedicato al parlato, il che va a formalizzare tempi narrativi quasi da film indipendente.
Ampliando Star Wars al di là dei film abbiamo avuto un proliferare di contenuti come romanzi, fumetti, videogiochi e serie televisive. Era inevitabile che prima o poi si andasse a toccare, oltre che nuove storie e situazioni, anche nuove modalità di comunicazione. Andor è quindi un esperimento narrativo molto coraggioso che inevitabilmente lo rende un prodotto rivolto a un pubblico diverso da quello originale di Star Wars, meno mainstream. È rivolto a un pubblico più adulto, appassionato di cinema, oltre che delle storie di Star Wars: solo se ha questi interessi con ogni probabilità lo spettatore andrà avanti a vedere la serie.
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È quella ricerca della realistica quotidianità che probabilmente è mancata a Star Wars fino a oggi. Vivere i personaggi nelle loro più sottili mancanze, nella semplicità di tutti i giorni, piuttosto che seguire solamente il gesto eroico a effetto. In questo Andor è molto diverso anche da Rogue One: sebbene il film di Gareth Edwards fosse, fino a oggi, l’unico contenuto di Star Wars destinato espressamente a un pubblico adulto, Andor è ancora più riflessivo e pacato in ritmi e toni.
L’obiettivo è la maggiore immedesimazione possibile. Se l’inizio sarà così tanto spiazzante, con l’andare avanti negli episodi lo spettatore si renderà conto di essere immerso in posti e situazioni che vivono di vita propria, che sono molto distanti da tutto ciò che ha visto fino a quel momento, che vanno a istituire un contesto fantascientifico con significato profondo, come ci hanno abituato alcuni classici del genere del passato. Se lo spettatore avrà la pazienza di adattarsi ai ritmi lenti del primo episodio, sarà grandemente ricompensato nel prosieguo della serie in quanto probabilmente la più coinvolgente e realistica mai fatta per Star Wars.
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Complessità che riguarda anche le scelte stilistiche, con un modo di raccontare che, pur mantenendo l’impostazione iniziale, può leggermente variare al cambio del regista (abbiamo diversi autori che si dividono i vari episodi della prima stagione). Tutto questo rende Andor molto variegato, con un valore aggiunto non indifferente che deriva dall’aver usato set veri senza fare ricorso al Volume. Quest’ultimo, ovvero il sistema su cui sono basate tutte le serie di Star Wars fin qui realizzate, è molto limitante per gli autori, per una serie di motivi a cominciare dal fatto che gli interpreti non possono interagire in maniera approfondita con gli sfondi.
In Andor non esiste niente di tutto questo, con set grandi e spettacolari con cui i protagonisti interagiscono in vari modi. Questo è uno degli elementi che lo rendono “più film”, con benefici evidenti per lo spettatore in termini di immedesimazione. Questo dipende dal fatto che si tratta di una produzione maggiore rispetto alle precedenti serie, con effetti speciali su vasta scala, agglomerati urbani finemente ricostruiti, navi stellari e alieni dettagliati. Per sua stessa impostazione Andor non potrà coinvolgere un pubblico così grande come quello degli altri contenuti su Star Wars, ma le sue peculiarità lo renderanno più apprezzabile agli occhi degli appassionati.

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