Star Wars e Alan Moore: il lato oscuro della fantascienza

Fabio M. Cesaroni
Fabio M. Cesaroni
Appassionato del fumetto occidentale e della saga della galassia "lontana lontana" sin dalla tenera infanzia.

La saga di Star Wars ha visto, negli anni, molti autori lavorare alle sue storie. L’apporto di alcuni è noto, mentre quello di altri – seppur famosi – lo è di meno. È proprio il caso di Alan Moore. Il suo è un nome che non ha bisogno di presentazioni: Miracleman, V per Vendetta, Swamp Thing, Watchmen e From Hell sono solo le opere più celebri. Eppure, fra i lavori meno famosi, ci sono anche cinque storie brevi di Star Wars sceneggiate tra il 1981 e il 1982, pubblicate dalla Marvel UK. Cerchiamo di fare un po’ di luce su queste gemme dimenticate.

Star Wars negli esordi di Moore

L’inizio degli anni Ottanta è un periodo di fermento, tanto per Star Wars quanto per lo stesso Alan Moore. La nostra saga infatti aveva da poco cominciato a cavalcare il successo, e si apprestava a chiudere il proprio arco narrativo con L’Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno dello Jedi. Alan Moore, dal canto suo, non era affatto l’autore che conosciamo oggi. Nel 1980, infatti, il bardo di Northampton lavorava ancora per la divisione britannica della Marvel e, soprattutto, per la rivista inglese di fantascienza “2000 A.D”: sulle pagine di questa venivano proposte storie a fumetti, ispirate ai temi della fantascienza. Per Moore, opere seminali come Miracleman e V per Vendetta erano alle porte: nel frattempo, si concentrava prevalentemente su serie di storie brevi.

Una produzione che si ascrive a tale tipologia narrativa è quella relativa alle serie Future Shock e Time Twister, per la rivista “2000 AD”. Serie di brevi storie a fumetti di fantascienza in cui Moore, dal 1980 al 1983, dà spazio alla sua immaginazione, concentrandosi sugli aspetti più paradossali dei mondi e dei personaggi cui dava vita. Proprio queste storie devono essere state una palestra narrativa interessante per le storie di Star Wars: Moore adatterà infatti alle storie di Luke, Han e Leila lo stesso approccio che aveva usato nei suoi mondi distopici. Il risultato? Queste storie di Star Wars sono molto lontane dal tenore di “space opera” dei film, e si avvicinano molto più ai racconti di fantascienza pura: una fantascienza popolata da alieni onnipotenti, demoni ancestrali e paradossi spazio-temporali.

Star Wars e Alan Moore: il lato oscuro della fantascienza
Caricatura di Alan Moore come autore della rivista di fantascienza “2000 AD”

Star Wars come radice della poetica di Moore

Osserviamo nello specifico due storie. La prima è La Ruggine Non Dorme Mai (“The Empire Strickes Back Monthly” 156, 1982), da ricordare anche per la presenza di Alan Davis ai disegni. I protagonisti sono C-3PO e R2-D2, che arrivano sul pianeta Ronyards. Questo si presenta come un cimitero per droidi: la sua superficie infatti è ricoperta di droidi non più funzionanti o dei loro rottami, e i pochi ancora attivi si aggirano spaesati in tale desolazione. Uno di questi è il droide Fiveline, che spiega ai due protagonisti che l’intero pianeta Ronyard è in realtà un dio che vive in comunione con i droidi, vegliando su di loro. C-3PO, che stenta a credergli, cerca di avvisarlo dell’arrivo di alcune truppe imperiali, ma inutilmente. Davanti a un plotone di assaltatori, Fiveline cerca di redarguire gli imperiali: non riesce, però, nel suo scopo. Proprio mentre il droide viene folgorato, tuttavia, si alza dai rottami una tempesta di schegge metalliche, che dilania gli assaltatori. Al di là della trama, questa storia va ricordata anche per la presenza di un tono narrativo distante da quello che siamo soliti vedere nelle opere di Star Wars:

[perfectpullquote align=”full” bordertop=”false” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]Una tempesta di schegge riempie il cielo di coriandoli insanguinati, squarciando armature e carne. E la tempesta urla «castigo!», e il vento urla «vendetta!».[/perfectpullquote]

Star Wars e Alan Moore: il lato oscuro della fantascienza

La seconda storia interessante è La creazione di Tilotny (The Empire Strickes Back Monthly 156, 1982). La principessa Leila è in fuga da tre assaltatori imperiali su un pianeta sconosciuto. Nella sua fuga, si imbatte in quattro esseri astratti alle prese con i loro tentativi di materializzazione: Tilotny, lo Splendido Ap, Holriss-Holriss e il Freddo Dandasine. Questi esseri, quasi onnipotenti, discorrono tra di loro sulla creazione dell’universo, sulla vera sostanza della forma e sulla natura del tempo. Sembra di leggere un dialogo tra semidei, che si divertono a plasmare la realtà intorno a loro argomentando con sottili discorsi tra la fisica e la filosofia. Proprio l’azione di queste divinità salverà (involontariamente) Leila: gli assaltatori, infatti, sono vittime – loro malgrado – degli esercizi di stile che questi esseri onnipotenti applicano alla realtà, senza tenere conto delle conseguenze.

Star Wars e Alan Moore: il lato oscuro della fantascienza

Personalmente, è questa la storia che ho apprezzato di più. È la riproduzione – credo – più aderente alla realtà di cosa possa davvero celarsi in qualcosa di così vasto come l’universo: esseri molto vicini a ciò che l’uomo definisce “dio”, in grado di annientare l’uomo stesso quasi senza accorgersene. Moore è riuscito a esprimere una profondità simile in sole quattro pagine.

In che modo però queste storie mostrano una radice della poetica di Moore? Perché mostrano come il nostro bardo di Northampton applichi già in queste storie brevi quella dose di realismo critico che poi sarà una componente importante del successo delle sue opere future. Il ragionamento di Moore sembra essere proprio questo: la galassia è così grande da poter ospitare sicuramente elementi che mettano in crisi l’uomo e la sua mente. È una lettura molto più realistica della fantascienza di quella che ne dà Lucas. E proprio questa stessa lettura critica della realtà sarà il successo di molte opere di Moore. Pensate al suo Miracleman, che sarebbe arrivato già nel 1985: Moore riprende un vecchio supereroe degli anni ’50 dall’aria bonaria e innocente e ne fa il protagonista di una tragedia distopica, che si interroga sugli esiti effettivi dell’esistenza nel nostro mondo di un essere con superpoteri.

Purtroppo le storie di Moore sono rimaste a lungo inedite in Itala, e sono state pubblicate solo nel 2016 nel volume 39 della collana “Star Wars Legends” (perché sì, ovviamente non sono mai state prese in considerazione dal Canon).

Star Wars e Alan Moore: il lato oscuro della fantascienza

Cosa ne pensate? Avete letto queste storie di Alan Moore? Cosa ne pensate della diversa lettura della fantascienza che questo autore ha dato alla saga? Fatecelo sapere nei commenti!

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