The Bad Batch è una serie molto importante per l’appassionato di Star Wars che vuole conoscere qualsiasi dettaglio perché fa luce sul perché l’Impero ha deciso di sostituire i cloni con gli assaltatori. Lo diciamo dopo aver visto i primi 14 episodi (su 16 complessivi) della seconda stagione, la quale segue i toni e i ritmi della prima (anche se ciascun episodio è mediamente più lungo, sfiorando quasi sempre la mezz’ora) ma che allo stesso tempo risulta più diretta e più efficace nel rendere i cloni i veri protagonisti di questa fase di Star Wars.

Che i cloni, e The Clone Wars come serie televisiva, siano al centro di questa nuova stagione è evidente anche dal suo debutto, che non poteva che essere su Serenno e non poteva che fare riferimento al lascito, per niente positivo, del Conte Dooku al suo pianeta natale. Dave Filoni, dunque, prosegue nel suo percorso per dare dignità ai cloni, ergerli a protagonisti come altri personaggi con cui il pubblico ha un legame più sentimentale, conferendogli libero arbitrio al di là del chip inibitore. Ora, infatti, sono sul piede di guerra rispetto all’Impero, si sentono defraudati e vogliono reagire, ed è questo il motivo che indurrà l’Imperatore Palpatine a rimpiazzarli con gli assaltatori. Ma non tutti perseguono questa strada, il che porterà a una guerra di cloni contro cloni.

Gli autori di The Bad Batch, inoltre, hanno ampio margine nel modellare la galassia dopo la fine della Guerra Civile Galattica, dato che questo periodo storico di Star Wars è poco battuto da altre opere. Tra le altre cose, dipingono i Separatisti come la seconda fazione fra le tre coinvolte durante le Guerre dei Cloni con delle istanze, dal loro punto di vista, legittime, così come è molto più sfaccettata la figura del Conte Dooku. Si tratta di una fase dell’epopea di Star Wars sicuramente molto interessante da raccontare, anche se diversa dalle altre perché regna la pace, il che impedisce agli autori di mostrare ampie schermaglie militari con folti eserciti sul campo di battaglia.

La seconda stagione di The Bad Batch ha poi il non semplice compito di rivalutare i suoi protagonisti, accusati di essere troppo stereotipati e poco profondi. I membri della Bad Batch ono più forti dei normali cloni e hanno maggiori capacità decisionali, ma adesso non sanno più qual è il loro ruolo nella galassia. Dopo le tragiche vicende del finale della prima stagione che ha visto la distruzione di Tipoca City, sono considerati deceduti dall’Impero.

E poi c’è Omega. Lei dimostra qualità sempre più straordinarie nel combattimento, riportando alla mente Boba Fett. Tuttavia, la vera forza della Bad Batch è nel loro restare uniti, nell’agire come un gruppo e come una famiglia, ed è proprio per questo che loro, come personaggi, ora funzionano decisamente meglio. Inoltre, è per la decisione di Hunter di proteggere Omega dai tentativi dei kaminoani di recuperarla che la Clone Force 99 è stata perseguita dalle forze imperiali. D’altra parte Omega ha dato loro modo di liberarsi dell’influenza del chip inibitore, portandoli a schierarsi dalla “parte giusta” del conflitto. Tutto questo creerà un intreccio emozionale su cui la seconda stagione si soffermerà molto. Ma chi è veramente Omega? Le sue motivazioni sono realmente pure o permane in lei qualche tratto di quel carattere indomabile che contraddistingueva anche suo padre, Jango Fett?

The Bad Batch Stagione 2 poi rientra perfettamente in quello che possiamo definire Filoniverse. Se ne è parlato molto: il suo autore Dave Filoni dà la sensazione di volersi ritagliare un universo a parte all’interno del Canone, spesso addirittura producendo delle evidenti contraddizioni rispetto ad altre opere canoniche. In questa seconda stagione di The Bad Batch non accade niente di così grave (a differenza di quanto aveva fatto con la prima), ma si ha sempre la sensazione che Filoni gradisca maggiormente citare sé stesso che le altre opere di Star Wars, di fare riferimento a personaggi e situazioni che lui ha creato piuttosto che attingere ad altri autori. Se questo comporta una deformazione al Canone, per lui, non è un problema.

A Filoni interessa principalmente spiegare perché l’Impero ha deciso di rimpiazzare i cloni con gli assaltatori, rinvigorendo i suoi sentimenti nei confronti dei cloni così come era risultato evidente in The Clone Wars. La Bad Batch è dunque solamente uno strumento per raccontare una storia diversa, che solo tangenzialmente coinvolge questi anomali cloni, un po’ come era successo nella parte finale di The Book of Boba Fett che, in buona parte, escludeva il suo protagonista.

Così, The Bad Batch ci porta a scoprire com’è diventata la galassia sotto il predominio dell’Impero, impegnato a depredare le ricchezze dai pianeti che invade. Lo apprendiamo dal punto di vista dei cloni, omaggiati da Filoni con un vero e proprio tributo. Loro che sono quasi un bersaglio dopo che alcuni nella galassia hanno maturato l’idea che dovrebbero essere semplicemente dismessi a causa del loro invecchiamento precoce, al di là del fatto che provano sentimenti e al di là del fatto che hanno dato un contributo così determinante durante la guerra, a fianco della Repubblica e dei Jedi. Quando venne istituito l’esercito dei cloni, infatti, gli scienziati kaminoani combinarono i geni di Jango Fett in modo tale che le reclute crescessero velocemente e fossero subito disponibili per il conflitto. A tutti venne impartita la crescita accelerata, tranne che a due, Boba e Omega.

Ciò che ha fatto l’Impero a Kamino nella parte conclusiva della prima stagione, inoltre, non è noto a tutta la galassia: dopo le decisioni dell’Ammiraglio Rampart, infatti, si procedette alla distruzione di tutte le strutture di clonazione di Tipoca City, con conseguente massacro di civili, con l’obiettivo di entrare in possesso delle tecnologie kaminoane. Il doppio gioco dell’Impero finirà per raggiungere gli alti piani della politica di Coruscant, coinvolgendo alcuni senatori piuttosto noti.

In definitiva, si possono certo muovere molte accuse a Dave Filoni, ma almeno una cosa gli va riconosciuta: nessuno come lui ha capito il messaggio che George Lucas voleva dare originariamente con Star Wars e nessuno meglio di lui sa riproporlo e ampliarlo. Lo fa in un periodo storico poco raccontato, e per questo potenzialmente immenso. Rispetto alla prima monotona stagione, The Bad Batch è finalmente emozionante come qualsiasi serie su Star Wars dovrebbe essere.






