Un mesto dato che riguarda una larga percentuale di fan di Star Wars è che, all’uscita di ogni nuovo film o ogni nuova serie, esaminano ogni dettaglio non con l’entusiasmo dell’appassionato, ma con la determinazione nel trovare qualcosa da criticare.
Alcuni lo fanno per compensare le aspettative tradite, altri per darsi un tono e creare contenuti sui social che possano far discutere, generando interazioni (basti pensare all’immensa schiera di YouTuber il cui unico scopo è demolire film e serie tv). Altri ancora, consapevolmente oppure no, si lasciano influenzare da sentimenti biechi, come il sessismo, ovvero l’ostinazione nel valutare un attore o un personaggio basandosi sul suo genere.

Dopo l’annuncio di un film su Rey Skywalker all’ultima Star Wars Celebration di Londra, abbiamo assistito al ritorno di una delle critiche maggiormente espresse nei confronti del personaggio di Daisy Ridley: Rey è una Mary Sue. Tuttavia, per quanto criticabili possano essere i Sequel, questa affermazione continua a non avere alcun senso logico, limitandosi ad essere semplicemente un insulto sessista banalmente utilizzato da chi non ha altre argomentazioni utili.
Ma vediamo i motivi per cui accusare Rey di essere una Mary Sue non ha assolutamente alcun senso.
Il termine Mary Sue fu coniato per la prima volta nel 1973 da Paula Smith nel suo racconto satirico “A Trekkie’s Tale”. All’epoca, una caratteristica comune nella fan fiction di Star Trek era un giovane personaggio principale, di solito una donna, che veniva rappresentata come incredibilmente dotata in ogni disciplina: intelligenza, combattimento, cultura, ecc. Questo personaggio finiva spesso per ottenere la stima dei personaggi principali come Kirk o Spock, e le sue storie finivano sempre con lei come l’eroe del secolo. La parodia di Smith – che imitava queste trame mal scritte – aveva come protagonista un personaggio di nome Mary Sue.
Successivamente, il termine fu utilizzato per indicare in maniera generica un personaggio fastidiosamente perfetto. Secondo Wikipedia la definizione esatta è: un termine adoperato per descrivere un personaggio immaginario, solitamente il protagonista della vicenda e in genere femminile, che si attiene alla maggior parte dei cliché letterari più comuni, ritratto con un’idealizzazione eccessiva, privo di difetti considerevoli e le cui capacità e abilità eccezionali non ricevono alcun tipo di spiegazione.
Dunque, una Mary Sue è una eroina votata al bene, amata da tutti i personaggi della storia e priva di difetti: questa definizione rispecchia il personaggio di Rey? Fortunatamente no, e vediamo il perché.

L’eroina della storia: vero, Rey è una persona buona. Nessuno di noi ha dubitato di lei fin dal primo istante in cui è comparsa sullo schermo. Rey è sicuramente una persona con una bussola morale puntata verso la ‘luce’. È buona esattamente come tutti gli eroi che abbiamo incontrato fino a questo momento nella Saga di Star Wars. Il fatto che la sua morale sia chiara fin dall’inizio non credo possa essere un problema, come non lo è stato per Luke Skywalker. Quindi, passiamo oltre.
Amata da tutti i personaggi: in realtà è chiaro fin dall’inizio come Rey non abbia nessuno vicino. Viene presentata come una cercarottami senza una famiglia, sola e abbandonata. Sicuramente riesce a creare un legame con alcuni membri della Resistenza, come Han Solo e Leia, ma anche Finn. Già in Episodio IX: l’Ascesa di Skywalker però ci viene mostrato come entra in conflitto con Poe Dameron, e ne Gli Ultimi Jedi il suo rapporto con Luke Skywalker non è certo tutto rose e fiori. Anzi, Luke non si fida di lei e inizialmente non ha alcuna intenzione di addestrarla. Cambia idea solo grazie alle nostalgiche sollecitazioni di R2-D2, che gli fanno ricordare quale sia la sua responsabilità nei confronti della Galassia.
Durante la storia acquisisce un certo rispetto dai personaggi che la circondano, esattamente come accade a tutti i force user che abbiamo incontrato, ma anche questa è ben lontano dall’essere una caratteristica eccessiva.
Assenza di difetti significativi: questa è sicuramente la critica che viene mossa più spesso nei confronti di Rey. Eppure fin dall’inizio Rey ci viene presentata come particolarmente suscettibile al concetto di ‘famiglia’, mancanza su cui fanno leva sia Kylo Ren che Snoke. Quando conosciamo Rey in Episodio VII lei è profondamente ossessionata dal suo passato, ed è necessaria un’intera trilogia per vederla finalmente lasciarsi alle spalle questo suo tormento, giungendo alla conclusione che il sangue non determina chi sei, ma sono le tue scelte a farlo. Un passaggio che trovo incredibilmente profondo, motivo per cui ancora non riesco a spiegarmi le tante critiche mosse a quel ‘Rey Skywalker’ finale, che trovo invece molto romantico, narrativamente parlando.
Tornando alle abilità innate di Rey, qualcuno potrebbe lamentarsi del fatto che la protagonista della sequel è fin troppo abile per essere cresciuta da sola su Jakku. Come fa a guidare così bene il Millennium Falcon? Come ha fatto a battere Kylo Ren al loro primo scontro? Come è riuscita a resistere alla sonda mentale di Kylo?
Prima di rispondere a queste domande (o meglio, indicare dove i film stessi rispondono a queste domande) dobbiamo ribadire una cosa: che vi piaccia oppure no, Rey ha il sangue di Palpatine. Suo padre infatti è un clone dell’Imperatore. Se anche avesse un decimo del potere di suo nonno sarebbe comunque un force user incredibilmente potente. Stiamo infatti parlando di Darth Sidious, l’unico Sith che è riuscito a rovesciare la Repubblica e distruggere l’Ordine Jedi.
Ma torniamo alle nostre domande: come ha fatto a pilotare così bene il Falcon, fuggendo al Primo Ordine su Jakku? Bhe, innanzitutto non lo ha fatto: non è infatti stata così abile col Falcon. Basti pensare a tutti gli urti e i colpi che ha preso nella fuga, cosa che non abbiamo mai visto fare ad Han Solo, per esempio. Tuttavia per una cercarottami che ha passato la vita nel ventre delle astronavi alcune nozioni sono abbastanza scontate, considerando che nell’universo di Star Wars guidare una nave equivale a guidare una nostra automobile.
E allora, come ha battuto Kylo Ren sulla Base Starkiller, pur non avendo mai impugnato una spada laser prima di quel momento?
Come vediamo all’inizio del film, Rey è cresciuta su un pianeta ostile alla vita. Ha imparato fin da subito a difendersi, utilizzando tra l’altro un bastone. Da notare, infatti, come nel suo primo scontro con Kylo Ren maneggia la spada come fosse un’asta, in maniera rozza ma efficace. Allo stesso tempo Ren era stato appena ferito da un colpo di balestra laser, e giusto poco prima Han e Ciube ci hanno mostrato quanto potente possa essere l’arma wookiee. Dopo aver ucciso suo padre, Kylo è visibilmente scosso. Non vorremmo scomodare media che non siano i film, ma nella novelization di Episodio VII è evidenziato come Kylo Ren dopo aver ucciso suo padre si sente più debole e confuso, proprio perchè è un essere che appartiene alla luce e non all’oscurità, come lui invece vorrebbe. Concetto che comunque viene successivamente ribadito da Snoke, che accusa Kylo di essere stato spezzato in due dal patricidio.
Insomma, Kylo in quel momento è l’ombra di sè stesso, tanto che anche Finn – che comunque ha un addestramento da assaltatore – riesce a tenergli testa per un paio di minuti.

Come è riuscita a resistere ai poteri mentali di Kylo Ren? In questo caso le prove a favore di Rey non sono altrettanto ovvie, ma comunque valide. Kylo Ren non prova per Rey lo stesso rancore che invece provava per Poe Dameron, asso della Resistenza. Sempre nella novelization viene sottolineato come Kylo le promette di ‘essere gentile’ durante l’interrogatorio, sottovalutando enormemente il potenziale di Rey. Kylo commette un errore fatale, perchè in qualche modo sblocca qualcosa in Rey, intravedendo addirittura l’isola su cui Luke Skywalker si è auto esiliato. Rey, in quel preciso istante, inizia a prendere coscienza dei suoi poteri: non ha idea di quale sia l’origine, ma li percepisce dentro di sé, ed è il motivo per cui poco dopo riesce ad utilizzare un trucco mentale su un assaltatore. Non a caso il film si chiama ‘Il Risveglio della Forza’.
Queste sono le risposte alle critiche più diffuse, che determinano la non appartenenza di Rey alla categoria delle ‘Mary Sue’, nonostante vada molto di moda asserire il contrario. Ma ora è il mio turno di porre una domanda: dove era il desiderio di investigare dei fan prima del debutto della Trilogia Sequel? Se ‘poteri straordinari’ nell’universo di Star Wars sono tanto insoliti, perché abbiamo accettato di buon grado che Anakin, un bambino di nove anni, vincesse la Boonta Eve Classic su Tatooine (primo umano a riuscire nell’impresa)? Perché a noi sta bene che Luke Skywalker abbia distrutto la Morte Nera trasformandosi in pochi giorni da contadino ad asso della Ribellione?
Di esempi ce ne sono molti altri, ma non vale la pena elencarli tutti. La risposta a queste domande è fondamentalmente il pregiudizio e spesso anche il sessismo, visto che una critica mossa a Disney che va di pari passo con quella trattata in questo articolo, è l’aver inserito un numero incredibile di donne-forti nei nuovi prodotti di Star Wars (ma dove? Quando?), minando il machismo del fan medio.
Tuttavia sappiamo che a pochi importa argomentare, tanto meno ascoltare e riflettere su nuovi punti di vista. Quindi, continuate ad essere arrabbiati con Lucasfilm e Disney: ci vediamo al cinema per il nuovo film su Rey Skywalker.






