Elio, il nuovo lungometraggio Pixar, si inserisce nella tradizione cinematografica in cui giovani protagonisti vengono catapultati in scenari straordinari per rappresentare l’umanità di fronte a forze misteriose dell’universo. Un filone narrativo ben rappresentato da pellicole come E.T. l’extra-terrestre, The Last Starfighter o Lost in Space, che hanno saputo raccontare il viaggio di formazione e scoperta attraverso l’incontro con l’ignoto. In quest’ottica, Elio si propone come una rilettura contemporanea di questi archetipi, filtrata attraverso la sensibilità estetica e narrativa di Pixar.
Un’opera visivamente affascinante, ma con qualche fragilità narrativa
Dal punto di vista visivo, Elio si distingue per l’accurata costruzione di un universo interstellare, arricchito da creature aliene dal design variegato e originale. Tuttavia, questa ricchezza formale non trova pieno riscontro in una struttura narrativa solida. La sceneggiatura introduce numerosi spunti interessanti, ma risulta debole nello sviluppo dei personaggi principali e nella coerenza delle loro motivazioni. Elio, il protagonista adolescente orfano affidato alla zia Olga, è ritratto con poca chiarezza nei suoi desideri e nei suoi obiettivi. La sua spinta verso l’avventura e la ricerca di appartenenza rimane in gran parte inespressa.
Il doppiaggio e la costruzione del mondo alieno
Uno degli aspetti più apprezzabili del film risiede nella qualità del doppiaggio. Yonas Kibreab dona al giovane Elio una voce capace di esprimere curiosità, tenerezza e una sfumatura di ribellione. Zoe Saldaña, nel ruolo di Olga, riesce a rendere credibile un personaggio complesso, anche se non sempre valorizzato nel racconto. Completano il cast Brad Garrett e Remy Edgerly, con interpretazioni efficaci che contribuiscono alla coerenza dell’universo sonoro. Il worldbuilding rappresenta un ulteriore punto di forza, grazie alla varietà di culture aliene ben caratterizzate, che offrono uno sfondo ricco e stimolante anche in assenza di esplorazioni approfondite.
Debolezze nei percorsi dei personaggi
Nonostante la potenza visiva e alcune trovate di regia, il film presenta criticità nello sviluppo dei personaggi. La decisione di Elio di accettare il richiamo dell’ignoto appare poco giustificata, se messa in relazione al suo passato segnato da traumi e isolamento. Ancor più problematica risulta la gestione della figura di Olga: inizialmente concepita come madre, il personaggio è rielaborato come zia attraverso un cambiamento narrativo che coinvolge un clone di Elio, espediente che appare forzato e dissonante rispetto alla trama principale. Le motivazioni dei personaggi risultano quindi frammentarie, impedendo una piena identificazione da parte dello spettatore.
Il film alterna momenti comici a sequenze con toni quasi horror, in particolare quelle dedicate ai cloni, che pur essendo tecnicamente ben realizzate, non sempre si integrano armoniosamente con l’atmosfera generale del racconto. Questo squilibrio tematico contribuisce a una sensazione di incoerenza complessiva, che penalizza l’efficacia della narrazione.
Elio è un film che affascina per il suo universo visivo e per le interpretazioni vocali, ma che lascia perplessi per la debolezza della sua trama e per la mancanza di coerenza nei percorsi dei personaggi. L’alternanza tra comicità, dramma e suspense funziona in teoria, ma fatica a concretizzarsi in una narrazione unitaria. Resta comunque forte l’impressione di un mondo ricco di potenzialità, che conferma la capacità Pixar di immaginare ambientazioni coinvolgenti e stilisticamente curate.
In attesa dell’uscita nelle sale italiane prevista per il 20 giugno 2025, Elio rappresenta un’occasione di riflessione per lo studio: rafforzare la coerenza narrativa e la profondità emotiva potrebbe essere la chiave per restituire nuova linfa a un progetto dalle grandi ambizioni, ma dai risultati altalenanti.






