Un’insolita scoperta ha recentemente attirato l’attenzione della comunità scientifica: i satelliti meteorologici giapponesi Himawari-8 e Himawari-9, progettati per monitorare l’atmosfera terrestre, si sono rivelati utili anche per raccogliere dati su Venere, in maniera del tutto inaspettata, nel corso di quasi un decennio.
Sebbene la funzione primaria di questi satelliti sia osservare la Terra, la loro capacità di imaging si estende oltre il nostro pianeta, includendo porzioni di spazio interplanetario. Questo ha permesso, occasionalmente, di catturare immagini di altri corpi celesti come la Luna, pianeti vicini e alcune stelle. La possibilità di sfruttare tali dati per studi planetari è emersa durante un progetto di ricerca volto a esplorare utilizzi alternativi delle informazioni raccolte dai satelliti.
Come Venere è stato osservato dai satelliti Himawari
In un’intervista, Gaku Nishiyama, ricercatore post-dottorale presso il Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt (DLR) di Berlino, ha raccontato come la scoperta sia avvenuta per caso. Inizialmente impegnato in studi sulla Luna, Nishiyama stava analizzando dati infrarossi forniti da Himawari-8 e Himawari-9, lanciati rispettivamente nel 2014 e nel 2016. Durante l’esame di queste immagini, il suo team ha notato la presenza di altri corpi celesti, tra cui Venere.
Utilizzando le informazioni sulle traiettorie e sull’orientamento dei satelliti, i ricercatori sono riusciti a identificare con precisione i pixel corrispondenti al pianeta nel campo visivo. L’intento era quello di studiare le variazioni nell’intensità della luce emessa da Venere per approfondire la conoscenza della sua atmosfera superiore.
Un nuovo approccio al monitoraggio planetario
Le analisi hanno portato alla creazione di uno dei più lunghi archivi infrarossi di Venere mai ottenuti, consentendo di monitorare variazioni annue nella temperatura della superficie e di osservare fenomeni atmosferici come le maree termiche e le onde di Rossby. Le prime sono onde di gravità su scala globale, generate dal riscaldamento solare nelle alte nubi del pianeta; le seconde, legate alla rotazione di Venere, giocano un ruolo chiave nella distribuzione di calore e momento.
Per la prima volta, sono state rilevate variazioni termiche causate dalle onde di Rossby a diverse altitudini, offrendo nuove prospettive sulla dinamica atmosferica del pianeta. I risultati, pubblicati sulla rivista Earth, Planets and Space, potrebbero influenzare la calibrazione di strumenti di missioni dedicate, come quella dell’orbiter giapponese Akatsuki, dotato della Longwave Infrared Camera (LIR).
Confrontando i dati di Himawari con quelli di Akatsuki, i ricercatori hanno riscontrato che il sensore LIR potrebbe sottostimare le emissioni di Venere. Questo ha aperto un dibattito sulla necessità di una ricalibrazione per garantire una maggiore precisione nella raccolta e interpretazione dei dati.
L’impiego di satelliti meteorologici per lo studio di altri pianeti apre nuovi orizzonti per la ricerca astronomica. L’integrazione tra strumenti terrestri e missioni spaziali dedicate si configura come un approccio complementare e vantaggioso. Secondo Nishiyama, una calibrazione accurata dei satelliti potrebbe servire da riferimento anche per future missioni verso pianeti come Mercurio, grazie ai dati acquisiti durante sorvoli ravvicinati e orbite stazionarie.
Questo metodo consente inoltre di superare i limiti temporali delle missioni spaziali tradizionali, fornendo dati continui e a lungo termine. Attualmente, sono in fase di studio anche altri archivi contenenti informazioni su differenti corpi celesti, con l’obiettivo di espandere la nostra comprensione della dinamica del Sistema Solare.
In definitiva, la scoperta dimostra come strumenti destinati all’osservazione terrestre possano rivelarsi essenziali anche per l’esplorazione spaziale. Le ricerche pubblicate offrono uno spunto concreto per future analisi, confermando l’importanza dell’innovazione e della collaborazione tra diverse discipline scientifiche nel progresso della conoscenza astronomica.
Fonte: earth-planets-space.springeropen.com
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