Nel ricco e articolato universo di Star Wars, i personaggi secondari spesso assumono un’importanza che trascende la semplice funzione narrativa. Tra questi, Watto, il Toydariano introdotto nella trilogia prequel, rappresenta una figura sfaccettata, la cui rappresentazione ha generato dibattiti per via di presunti stereotipi culturali e razziali. Nonostante ciò, la sua presenza ha lasciato un segno duraturo nell’immaginario collettivo dei fan.
Un ritratto complesso: da ex soldato a schiavista
Come riportato nell’Enciclopedia dei personaggi di Star Wars, Watto è originario del pianeta Toydaria e ha servito come soldato prima di essere congedato in seguito a un infortunio. Stabilitosi su Tatooine, apre un emporio a Mos Espa ispirayo dai Jawas, specializzandosi fin da subito in pratiche commerciali spregiudicate: gioco d’azzardo, frodi e manipolazioni sono alla base del suo successo iniziale.

L’aspetto più controverso del personaggio è legato alla schiavitù. Dopo aver vinto una scommessa, Watto si ritrova proprietario di Shmi Skywalker e del giovane Anakin, che impiega come forza lavoro. L’abilità innata di Anakin nel pod-racing diventa per Watto un’occasione di guadagno, portandolo persino a scommettere sul ragazzo per trarne profitto. Questo cinismo e la sua avidità lo rendono emblematico di un sistema corrotto e privo di scrupoli.
Ne La minaccia fantasma (1999), Watto appare come un commerciante meschino e manipolatore. Le sue interazioni con Qui-Gon Jinn e Obi-Wan Kenobi, volte a impedire la liberazione di Anakin, ne evidenziano l’opportunismo e la scarsa lungimiranza. Il rifiuto dei crediti repubblicani e la perdita di Anakin in una scommessa segnano una svolta decisiva nella narrazione.
Watto incarna una visione limitata, priva di comprensione per la grandezza che si cela dietro al ragazzo che ha sotto il proprio controllo. La sua incapacità di vedere oltre il profitto immediato lo rende indirettamente complice della trasformazione di Anakin in Darth Vader.
Con il tempo, Watto subisce un evidente declino. La disorganizzazione delle sue attività e la perdita di Shmi segnano l’inizio della fine per il suo piccolo impero. Nella miniserie a fumetti Kylo Ren: Legacy of Vader ambientata nel 34 ABY, lo ritroviamo come un negoziante decaduto, osservato con distacco da Kylo Ren, che lo vede come simbolo di un’epoca ormai tramontata.
La sua fine rimane incerta, ma si ipotizza che sia stato punito da Darth Vader, magari come forma di giustizia tardiva. Anche in assenza di nuove apparizioni, Watto continua a rappresentare il volto di una moralità corrotta e di un’economia fondata sull’oppressione.
Sebbene l’ultima apparizione significativa risalga alla citata miniserie, non si può escludere del tutto un ritorno in nuovi contesti legati a Tatooine o in raccolte antologiche come From a Certain Point of View. La sua figura continua a suscitare riflessioni, specie per quanto riguarda la rappresentazione dei personaggi non umani e i messaggi impliciti legati ai loro ruoli.
Watto è dunque un esempio di come anche i personaggi secondari possano contribuire alla ricchezza tematica e simbolica di una saga. La sua ambiguità morale, la sua avidità e la sua parabola discendente offrono spunti critici che vanno ben oltre la sua funzione iniziale nella trama.
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