L’ottavo episodio della terza stagione di Star Trek: Strange New Worlds, intitolato Four-and-a-Half Vulcans, ha sollevato diverse critiche da parte di analisti e fan. Considerato da molti come un primo passo falso della serie, l’episodio adotta un tono da commedia space-fantasy che si discosta sensibilmente dalla consueta solidità narrativa dello show.
Una trama ambiziosa, ma poco coerente
L’episodio si apre con una richiesta d’aiuto del Comando Supremo vulcaniano per una missione su Tezaar, pianeta abitato da una civiltà pre-warp. Per interagire con gli abitanti, il capitano Christopher Pike (Anson Mount) e parte dell’equipaggio si trasformano in Vulcani grazie a un siero fornito dai Kerkhoviani, già apparsi nella seconda stagione. L’idea, ripresa dall’episodio Charades, porta a una premessa interessante ma sviluppata con eccessiva leggerezza.
Nonostante la trasformazione estetica, i comportamenti dei personaggi non rispettano la lore vulcaniana. Le contraddizioni e le scelte comportamentali forzate generano un’atmosfera surreale che, pur cercando l’effetto comico, si scontra con le aspettative legate al rigore culturale del popolo di Vulcan.
Kirk, Scotty e l’unica dinamica convincente
Tra i momenti meglio riusciti dell’episodio, si segnala la scena tra Kirk (Paul Wesley) e Scotty (Martin Quinn), che condividono un drink e scambiano battute leggere. La chimica tra i due attori restituisce una dinamica promettente per sviluppi futuri. Anche l’interazione con La’an, determinata a rendere l’Enterprise la nave più potente, offre un raro equilibrio tra ironia e coerenza narrativa.
Tuttavia, il resto dell’episodio si frammenta in sottotrame meno efficaci: Chapel si isola per condurre ricerche, Uhura stabilisce un’unione mentale con un collega, e La’an inizia a manifestare impulsi aggressivi, desiderando addirittura scatenare un conflitto. Queste scelte, pur se potenzialmente funzionali, risultano eccessivamente spinte e in contrasto con il carattere dei personaggi.
Number One, Spock e la sottotrama comica
Un altro punto debole riguarda la storyline di Number One (Rebecca Romijn), impegnata con Spock in una conversazione su Doug (Patton Oswalt), un vulcaniano esperto di katra. Il tono slapstick e l’approccio caricaturale richiamano più le sitcom anni ’90 che l’universo di Star Trek, vanificando le potenzialità del personaggio. La successiva rissa tra La’an e Spock, culminata in un bacio appassionato, manca di contesto e approfondimento, soprattutto in relazione al passato genetico di La’an e al suo legame con Khan Noonien Singh.
Un finale che lascia perplessi
Il ritorno traumatico alle sembianze umane chiude un episodio che molti considerano più una parodia che un contributo autentico alla mitologia vulcaniana. L’umorismo, sebbene presente in precedenti episodi della serie, qui prevale a scapito della coerenza interna e della costruzione dei personaggi.
Four-and-a-Half Vulcans si distingue per alcuni momenti divertenti e buone interazioni tra attori, ma nel complesso appare sbilanciato e poco rispettoso della tradizione narrativa di Star Trek. La commistione di toni e la scelta di virare troppo sul comico penalizzano un episodio che avrebbe potuto esplorare con maggiore profondità l’identità vulcaniana e le dinamiche dell’equipaggio. Resta da vedere se le puntate successive sapranno ristabilire l’equilibrio tipico della serie.
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