Star Wars di Jason Aaron – Cosa resta 10 anni dopo?

Fabio M. Cesaroni
Fabio M. Cesaroni
Appassionato del fumetto occidentale e della saga della galassia "lontana lontana" sin dalla tenera infanzia.

Sono già passati dieci anni dalla nascita di un Canon a fumetti per Star Wars. Nel 2015 infatti, sotto l’ombrello della Marvel, vedevano la luce due testate principali: la serie Darth Vader, affidata a Gillen (se vi interessa, l’ho analizzata in questo articolo) e Star Wars, con Jason Aaron alle trame e Cassaday ai disegni. Entrambe le serie erano ambientate nell’immediato post-Episodio IV: in una seguivamo un tormentato Darth Vader dopo la distruzione della Morte Nera, nell’altra invece venivano approfondite le esperienze di Han, Leila e Luke, con quest’ultimo intento a cercare di capire il suo posto nella galassia tra il fascino dell’Alleanza Ribelle e i richiami del suo destino da jedi.

Star Wars di Jason Aaron – Cosa resta 10 anni dopo?

Lo Star Wars di Aaron (d’ora in poi SW15) è durato fino al 2017, sviluppandosi in diversi archi narrativi: Skywalker colpisce, Resa dei conti sulla luna dei contrabbandieri, Prigione ribelle, L’ultimo volo dell’Harbinger, La guerra segreta di Yoda e Tra le stelle. Vanno aggiunti poi due crossover: uno con la testata Darth Vader (Vader: colpito) e uno con quella della Dottoressa Aphra (La cittadella urlante).

Star Wars di Jason Aaron – Cosa resta 10 anni dopo?

Insomma, una gestione ricca che è durata ben 75 numeri e più di due anni. Ma, ben lontani dall’hype del suo lancio, possiamo chiederci, riprendendola in mano a dieci anni dal suo inizio: cosa è rimasto della prima serie a fumetti canonica di Star Wars? Occorre fare alcune considerazioni preliminari. Nel 2015 Jason Aaron era fra gli autori del momento nel mondo dei fumetti: aveva infatti già firmato per Thor l’arco narrativo del Macellatore di dei, che è ricordato come una delle migliori storie sul personaggio anche dai non affezionati al dio del tuono. Il suo approdo ai fumetti di Star Wars quindi faceva ben sperare. E in effetti la sua gestione ha introdotto nel canone dei personaggi che poi sono stati apprezzati dai lettori, come il wookie Black Krrsantan (poi inserito in The Book of Boba Fett) o il Sergente Krell.

Star Wars di Jason Aaron – Cosa resta 10 anni dopo?

Eppure è lecito chiedersi: al di là dei singoli personaggi, è rimasto qualcosa di questa run a fumetti? Non ho paura di sbilanciarmi se dico che, a conti fatti, questo ciclo narrativo non ha fatto più che svolgere il suo compitino (e forse nemmeno sempre). Sicuramente SW15 ha avuto il merito di essere una lettura globalmente gradevole che ha aperto la strada al Canon a fumetti: ma questa era una condizione necessaria alla sua esistenza, e non sufficiente per poterla promuovere. Io stesso non nascondo la difficoltà di ricordare le vicende dei vari archi narrativi mentre preparavo questo approfondimento. Vorrei però spendere alcune parole per le storie dell’ultimo arco narrativo Tra le stelle. Si tratta di episodi autoconclusivi, slegati dalla trama principale (che si era chiusa nel volume precedente) e che mi sono sembrate la parte più riuscita del ciclo. Se le storie migliori sono quelle slegate dalla trama principale ciò implica che solo in queste il loro autore ha dato il meglio di sé. Forse perché sulla trama principale pendevano vincoli precisi non negoziabili per i team creativi di Disney e Marvel? Fosse così non si capirebbe la scelta di prendere uno degli autori di fumetti più popolari del momento. Ma, del resto, chi popola questo fandom è abbastanza abituato a contraddizioni di questo tipo.

Star Wars di Jason Aaron – Cosa resta 10 anni dopo?

Leggendo dunque SW15 si potrebbe riconoscere il problema di grande parte del Canon a fumetti fino ad ora: progetti sufficienti per il momento in cui sono prodotti, per il fast reading di chi magari li deve recensire sui social, ma senza una vena creativa tale da potergli permettere di sopravvivere alle strategie commerciali che le tengono a battesimo. Perché non sarà certamente un caso che il varo del canone fumettistico di Star Wars avvenga nello stesso anno del suo ritorno al cinema con Episodio VII: in questo senso, i fumetti hanno avuto il ruolo (ancillare) di scaldare il pubblico in vista del piatto (presunto) forte preparato per i mesi a venire. Non che l’operazione non abbia avuto buoni effetti commerciali: il numero 1 di SW15 è stato infatti l’albo più venduto del decennio, con oltre un milione di copie.

Ma, se ormai l’arrivo della saga della galassia lontana lontana sul grande o sul piccolo schermo non meraviglia più il pubblico, diverse testate del Canon continuano a mancare di mordente. È il caso di Darth Vader 2020 (di Greg Pak): lunga, infarcita di crossover e senza una voce propria. Sarebbe però sbagliato definire il Canon fumettistico solo come una grande trovata pubblicitaria: sono presenti anche esiti positivi, come il già citato Darth Vader 2015 di Gillen o il suo seguito firmato da Soule (Darth Vader 2017, analizzato qui). Prova che forse, se lo si vuole davvero, si può fare bene.

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