Un buco nero da record nel sistema Cosmic Horseshoe: 36 miliardi di masse solari

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

A circa cinque miliardi di anni luce dalla Terra, all’interno di una delle galassie più imponenti mai documentate, gli astronomi hanno individuato un buco nero supermassiccio con una massa stimata di circa 36 miliardi di Soli. Questa scoperta lo colloca tra i dieci buchi neri più grandi mai osservati e, secondo alcune stime, potrebbe trattarsi del più massiccio in assoluto.

Il colosso cosmico si trova all’interno del sistema noto come Cosmic Horseshoe, composto da due galassie, e si distingue per essere un buco nero “dormiente”, ossia inattivo dal punto di vista dell’accrescimento di materia. A differenza dei buchi neri attivi, che emettono radiazioni e raggi X a causa del disco di accrescimento, questo gigante si presenta in uno stato di relativa quiete.

Un confronto con la Via Lattea

Per comprendere la portata di questa scoperta, basta paragonarlo a Sagittarius A*, il buco nero al centro della nostra galassia, la cui massa è stimata in circa 4,15 milioni di Soli. La differenza è enorme e conferma il legame tra la dimensione di una galassia e quella del suo buco nero centrale. Secondo i ricercatori, l’espansione della galassia facilita l’afflusso di materia verso il nucleo, alimentando la crescita del buco nero e, in alcuni casi, dando origine a quasar capaci di influenzare profondamente l’evoluzione della galassia ospite.

Misurazioni grazie alla relatività di Einstein

Uno degli aspetti più interessanti di questa scoperta è il metodo usato per calcolare la massa. Invece di basarsi sulle emissioni generate dall’accrescimento, gli scienziati hanno misurato il disturbo dello spazio-tempo causato dalla massa stessa, applicando i principi della relatività generale di Albert Einstein.

Il fenomeno osservato è quello della lente gravitazionale o Einstein ring: la luce di una galassia di sfondo viene deformata e curvata dal campo gravitazionale del buco nero e della galassia ospite, formando un anello o arco luminoso. Analizzando questa distorsione e combinandola con lo studio del movimento delle stelle nelle regioni interne, i ricercatori hanno potuto stimare con grande precisione la massa del buco nero. Questo approccio rappresenta un progresso rispetto ai metodi tradizionali basati unicamente sulle emissioni.

Implicazioni cosmologiche

La presenza di un buco nero così massiccio e inattivo in un sistema come il Cosmic Horseshoe apre nuovi scenari nello studio dell’evoluzione galattica. Gli esperti ipotizzano che possano esistere molti altri buchi neri simili, nascosti in galassie lontane e privi di segnali evidenti di attività.

Un’ulteriore interpretazione suggerisce che il sistema possa rappresentare una fase avanzata di fusione di galassie, nota come fossil group, in cui più strutture minori si aggregano dando vita a una galassia gigante con un nucleo estremamente massiccio. Questo stadio evolutivo segna una tappa finale nel ciclo vitale di alcune delle più grandi strutture dell’universo.

I ricercatori continueranno a indagare la correlazione tra la dimensione delle galassie e la massa dei loro buchi neri centrali, con l’obiettivo di definire un quadro più chiaro dell’architettura cosmica. I risultati, pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, rappresentano una base solida per futuri studi su questi enigmatici giganti dell’universo.

Fonte: ras.ac.uk

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