Il Pianeta Rosso potrebbe offrire uno spettacolo naturale ancora più sorprendente di quanto si pensasse: le aurore marziane, simili alle boreali terrestri, ma caratterizzate da un’intensa tonalità verde smeraldo. Per la prima volta, gli scienziati ritengono di poter prevedere con una certa precisione l’insorgenza di questi fenomeni, un progresso che non ha solo valore scientifico, ma che potrebbe rivelarsi fondamentale per la sicurezza delle future missioni umane su Marte.
Come nascono le aurore su Marte
Le aurore sono generate dall’impatto tra particelle cariche provenienti dal Sole e l’atmosfera di un pianeta. Sulla Terra, il campo magnetico convoglia queste particelle verso i poli, creando gli spettacolari fenomeni delle Northern e Southern Lights.
Su Marte, la situazione è diversa: il pianeta ha perso da tempo un campo magnetico globale. L’interazione tra le particelle solari e gli atomi di ossigeno presenti a circa 100 km di quota produce così bagliori diffusi e intermittenti, dal caratteristico colore verde.
Il fenomeno è strettamente legato alle espulsioni di massa coronale (CME), enormi nubi di plasma e particelle cariche che il Sole scaglia nello spazio. Le più rapide e violente sono anche quelle più propense a generare aurore sul pianeta rosso.
Perseverance e la prima aurora in luce naturale
Nel marzo 2024, il rover Perseverance della NASA ha registrato per la prima volta un’aurora marziana visibile in luce naturale, un traguardo storico che ha aperto nuove prospettive nello studio dei fenomeni atmosferici extraterrestri.
Successivamente, durante il congresso Europlanet Science Congress – Division for Planetary Sciences (EPSC–DPS), tenutosi a Helsinki, la ricercatrice Elise Knutsen dell’Università di Oslo ha annunciato di aver osservato un secondo episodio, grazie a un sistema di previsione sviluppato dal suo team.
“Il fatto che siamo riusciti a catturare nuovamente l’aurora dimostra che il nostro metodo di previsione e osservazione funziona,” ha dichiarato Knutsen.
Una previsione ancora sperimentale
Per riuscire a prevedere le aurore, gli scienziati hanno programmato le telecamere di Perseverance per monitorare il cielo dopo l’arrivo delle CME dirette verso Marte. La principale difficoltà riguarda i tempi: le osservazioni devono essere pianificate con almeno tre giorni di anticipo, a causa dei ritardi nelle comunicazioni tra Terra e Marte.
Dal 2023, il team ha tentato otto osservazioni: le prime, legate a tempeste solari troppo deboli, non hanno dato risultati. Concentrandosi poi su eventi più intensi, gli scienziati sono riusciti a registrare due volte le aurore marziane in un verde brillante, confermando la validità del metodo. Tuttavia, come ricorda Knutsen, la componente di casualità resta significativa: “A volte semplicemente non abbiamo fortuna.”
Verso la sicurezza delle missioni future
Le previsioni delle aurore marziane non hanno solo un valore accademico. Riuscire a prevedere con anticipo le tempeste solari significherebbe permettere agli astronauti di proteggersi dalle radiazioni e pianificare meglio le attività in superficie.
Come sulla Terra, anche su Marte non sarà mai possibile una precisione assoluta “minuto per minuto”, ma il perfezionamento dei modelli rappresenta un passo decisivo verso un’esplorazione umana sicura e sostenibile.
Le ricerche sono ancora in fase preliminare, ma il fatto di poter “leggere” le aurore marziane come segnali predittivi delle condizioni spaziali potrebbe trasformarsi in uno strumento essenziale per le future missioni sul Pianeta Rosso.
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