Death Stranding 2: Kojima chiarisce, “non più strano, ma più giocabile”

Hideo Kojima chiarisce: Death Stranding 2 non sarà più “strano”, ma più giocabile. Focus su accessibilità e divertimento senza rinunciare alla sua impronta autoriale.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Death Stranding 2: Kojima chiarisce, “non più strano, ma più giocabile”

Nei mesi scorsi, il co-compositore Woodkid aveva affermato che Hideo Kojima avrebbe reso Death Stranding 2: On the Beach ancora più “strano” rispetto al primo capitolo, in risposta a feedback considerati “troppo positivi”. Ora il game designer ha voluto fare chiarezza, sottolineando che lo sviluppo ha preso una direzione differente: non un aumento di eccentricità, ma un lavoro mirato a rendere il gioco più accessibile e fruibile.

Un fraintendimento chiarito

In un’intervista concessa a The Washington Post, Kojima ha precisato che le dichiarazioni di Woodkid non riflettevano del tutto la realtà. Il creatore di Metal Gear Solid ha spiegato che i tratti peculiari della sua opera sono una conseguenza naturale del suo stile, ma che non ha mai avuto intenzione di spingere deliberatamente il sequel verso l’assurdo:

“Quello che ho detto, ovvero che il gioco non era di facile digestione, non è stato interpretato correttamente. Intendevo che non dovrebbe essere un gioco di semplice comprensione. Ciò che è difficile da assimilare rimane più a lungo nella mente delle persone. Il mio obiettivo era sottolineare la volontà di fare le cose in modo diverso.”

Nonostante questa filosofia, Kojima ha ammesso che durante i focus test ha scelto di migliorare la giocabilità, rendendo l’esperienza più divertente e scorrevole, senza però sacrificare la sua cifra stilistica.

Tra creatività e comunità

L’autore giapponese ha colto l’occasione per parlare anche del decimo anniversario di Kojima Productions, descritto non come un evento celebrativo, ma come una “riunione di connessioni” tra sviluppatori, collaboratori e fan. Un approccio che conferma la sua visione del videogioco come forma artistica e al tempo stesso come veicolo di relazioni umane.

Retroscena sulla produzione

Un dettaglio curioso emerso riguarda la lavorazione di una delle cutscene più attese del gioco, realizzata con appena metà delle sessioni di motion capture previste. Kojima ha raccontato di aver sorpreso l’attrice Elle Fanning, coinvolta nella scena, portandole una torta il giorno del suo compleanno sul set. Un episodio che evidenzia la combinazione di rigore e spontaneità che caratterizza il suo processo creativo.

Un equilibrio tra arte e giocabilità

La scelta di rendere Death Stranding 2 più accessibile non segna un allontanamento dall’originalità che contraddistingue Kojima, ma piuttosto una volontà di bilanciare sperimentazione artistica e fruibilità. L’obiettivo resta quello di offrire un’esperienza che stimoli riflessioni e rimanga impressa nel tempo, pur senza disorientare eccessivamente i giocatori.

In definitiva, Kojima continua a perseguire la sua visione complessa e personale del videogioco: non un semplice prodotto di intrattenimento, ma un’opera che coniuga estetica, emozione e connessione.

Fonte: gamesradar.com

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