Flyby di corpi interstellari: lo studio SWRI apre nuove prospettive

Secondo uno studio SWRI, i flyby di corpi interstellari sono già oggi tecnicamente ed economicamente possibili con le tecnologie disponibili.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Una ricerca del Southwest Research Institute (SWRI) ha dimostrato che oggi disponiamo già dei mezzi per realizzare missioni di sorvolo su corpi interstellari che transitano nel sistema solare. Lo studio sottolinea come operazioni di questo tipo sarebbero state possibili anche in passato, ad esempio con il passaggio della cometa 3I/ATLAS. Secondo gli scienziati, missioni di flyby non solo sono tecnicamente fattibili, ma anche «realistiche e accessibili dal punto di vista economico».

L’opportunità offerta da 3I/ATLAS

Matthew Freeman, responsabile del progetto e direttore dell’engineering spaziale presso SWRI, ha spiegato che «la traiettoria di 3I/ATLAS rientra nell’intervallo di intercettazione del percorso che abbiamo progettato». Tuttavia, l’invio di sonde in orbita stabile attorno a questi corpi resta impossibile, poiché la loro velocità e le orbite iperboliche non permettono un aggancio prolungato come avviene con i pianeti del nostro sistema.

Missioni possibili ma ancora senza fondi

Lo studio non implica che la NASA o altre agenzie abbiano già stanziato fondi: si tratta piuttosto di un passo preliminare per dimostrare la praticabilità di future missioni. Una volta sviluppate le strategie più efficienti, queste operazioni potrebbero offrire informazioni uniche sulla composizione e sulla struttura dei corpi interstellari, ampliando la comprensione dei processi che portano alla formazione di pianeti e asteroidi in altri sistemi stellari.

Alan Stern, vicepresidente associato di SWRI e leader del progetto, ha dichiarato che «l’esecuzione di flyby di oggetti interstellari fornirebbe preziose informazioni sulla composizione e l’evoluzione di questi corpi». Stern è anche noto per il suo ruolo di principale investigatore della missione New Horizons, che nel 2015 ha sorvolato Plutone.

I visitatori interstellari finora scoperti

3I/ATLAS è il terzo corpo interstellare confermato ad aver attraversato il sistema solare, dopo 1I/ʻOumuamua nel 2017 e 2I/Borisov nel 2019. La sigla “I” identifica l’origine interstellare, mentre il numero indica l’ordine di scoperta. Grazie a nuovi strumenti come il Vera C. Rubin Observatory, le scoperte potrebbero diventare più frequenti nel prossimo decennio.

Secondo le stime di SWRI, oggetti di questo tipo attraversano quotidianamente i confini dell’orbita terrestre. Alcuni si avvicinano fino a circa 30 volte la distanza tra Sole e Nettuno, pari a circa 4,5 miliardi di chilometri. Per stimarne la fattibilità, gli scienziati hanno simulato popolazioni artificiali di corpi interstellari e calcolato l’energia necessaria per missioni di sorvolo. I risultati mostrano che in molti casi sarebbero richieste meno risorse di propulsione rispetto ad altre missioni all’interno del sistema solare.

Tecnologie già disponibili

Il gruppo di ricerca ha analizzato costi e payload di ipotetiche sonde, pur senza pubblicare al momento proposte ufficiali. L’obiettivo è studiare le proprietà fisiche dei corpi interstellari, comprese le esalazioni di gas e polveri quando si avvicinano al Sole. Come osservato da Mark Tapely di SWRI, non sarebbero necessarie tecnologie più avanzate di quelle già usate in missioni NASA precedenti.

Uno scenario promettente

Le missioni di flyby ai corpi interstellari non sono più fantascienza: si tratta di un obiettivo realistico, alla portata della tecnologia e con costi sostenibili. La possibilità di osservare da vicino questi visitatori cosmici potrebbe rivoluzionare la conoscenza delle origini dell’universo e aprire nuove prospettive per l’esplorazione spaziale.

Fonte: Space.com

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