Nobuo Uematsu, ex compositore di Square Enix e autore delle colonne sonore più celebri della saga Final Fantasy, ha espresso un giudizio critico sullo stato attuale della musica nei videogiochi. Secondo il maestro giapponese, oggi le soundtrack rischiano di apparire sempre più omogenee e prevedibili, lontane dalla varietà e dall’originalità che hanno caratterizzato l’epoca d’oro del settore.
Un mondo musicale meno “strano”
In un’intervista rilasciata a Real Sound, Uematsu ha dichiarato:
“Onestamente parlando, ci sono meno cose ‘strane’ oggi.”
Con questa osservazione, il compositore intende sottolineare la perdita di sperimentazione e di sorprese nelle colonne sonore moderne. Una critica che trova eco anche nelle parole di Michael “Cromwelp” Douse, parte del team creativo di Baldur’s Gate 3, che in un post su Twitter ha denunciato come la paura di polarizzare il pubblico abbia portato a una produzione musicale più conservativa e orientata agli interessi degli azionisti, piuttosto che al gusto artistico.
“La paura di polarizzare il pubblico nei giochi significa che ormai nulla viene realizzato per un pubblico particolare, tranne ovviamente gli azionisti,” ha scritto Douse.
Creatività contro logiche commerciali
Nonostante le critiche, Uematsu ha precisato che la necessità di pensare al successo commerciale non esclude di per sé la possibilità di creare musica di qualità. Ha citato Elton John come esempio di artista che, pur avendo raggiunto una fama mondiale, ha continuato a produrre opere innovative e apprezzate.
Il problema, secondo Uematsu, risiede nell’eccessivo controllo esercitato da produttori e registi, che spesso limitano la libertà dei compositori imponendo scelte già collaudate.
“Difficilmente ci sono produttori di giochi che abbiano una conoscenza approfondita della musica mondiale e dei diversi generi musicali. Per loro basta che si ottenga un sound che ricordi una colonna sonora di un film di John Williams.”
Questo approccio, sostiene il compositore, porta alla standardizzazione delle colonne sonore, che finiscono per somigliare più a copie di modelli hollywoodiani che a opere originali pensate per esaltare l’esperienza videoludica.
Rischio stagnazione creativa
L’analisi di Uematsu descrive un panorama in cui il conformismo musicale potrebbe minacciare lo sviluppo artistico del settore. Le colonne sonore dei videogiochi rischiano di ridursi a semplici accompagnamenti privi di identità, privando i giocatori di quell’impatto emotivo che la musica è in grado di trasmettere.
Secondo il compositore, questa deriva deriva anche dalla scarsa conoscenza della musica globale da parte di chi prende decisioni ai vertici dell’industria. La definizione di “qualità” si ridurrebbe così a ciò che può essere facilmente riprodotto e venduto, piuttosto che a progetti capaci di distinguersi per innovazione e coraggio creativo.
Un appello alla diversità e all’originalità
Nonostante il quadro poco incoraggiante, Uematsu ritiene che esistano ancora margini per invertire la rotta, a condizione che si restituisca maggiore libertà ai compositori e che si favorisca la sperimentazione.
“In un’epoca in cui i registi e i produttori possiedono troppo potere, la creatività rischia di soffrire,” ha concluso.
La sua riflessione si inserisce in un momento in cui l’industria videoludica è sempre più riconosciuta come arte complessa e multidisciplinare. Per Uematsu, la musica deve continuare a rappresentare una forza innovativa ed emozionale, non un semplice sottofondo funzionale alle logiche di mercato.







