Thunderbolts e il “macchinismo” dell’MCU: Jake Schreier smentisce le critiche

Jake Schreier, regista di Thunderbolts, smentisce le critiche sul “macchinismo” dell’MCU: «Non è una macchina, c’è spazio per la creatività».

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

Il cosiddetto “macchinismo” dell’MCU, spesso accusato di rendere i film prodotti da Marvel Studios troppo uniformi e poco creativi, potrebbe non essere così radicato. A sostenerlo è Jake Schreier, regista di Thunderbolts, che ha raccontato la sua esperienza dietro le quinte, descrivendo un ambiente collaborativo e aperto alla sperimentazione.

Thunderbolts: un successo inatteso

Schreier ha iniziato a lavorare al film nel giugno 2022, anche se le riprese sono state rimandate a causa degli scioperi a Hollywood e delle riscritture dello script. Nonostante le difficoltà, Thunderbolts ha ottenuto risultati positivi: 382,4 milioni di dollari di incasso globale, un punteggio CinemaScore di “A-” e l’88% di gradimento su Rotten Tomatoes. Molti lo hanno definito il miglior film del MCU dopo Avengers: Endgame (2019), risultato che ha spianato a Schreier la strada per dirigere il reboot degli X-Men.

“Non è una macchina”

In un’intervista a The Wrap, Schreier ha rivelato di essere rimasto sorpreso dall’atmosfera di lavoro in Marvel Studios: «Non era una macchina, ma un ambiente di supporto, in cui poche persone si riuniscono per condividere idee. Se un’idea piace, viene approvata». Parole che vanno in contrasto con le critiche secondo cui il franchise sarebbe una “fabbrica di film” guidata esclusivamente da Kevin Feige e dal suo team.

Il regista ha aggiunto che, fin dal suo ingresso, Feige lo ha incoraggiato a differenziare il progetto: «Mi ha detto: fallo diverso, prova a fare qualcosa di nuovo. È stato un incoraggiamento inaspettato da parte di chi ha avuto tanto successo seguendo una formula precisa».

Trasformare i limiti in opportunità

Consapevole che i Thunderbolts non siano un team molto noto al grande pubblico, Schreier ha scelto di usare questa caratteristica come punto di forza: «Quando le aspettative non sono già fissate, puoi provare a fare qualcosa di diverso». Un approccio che ha permesso al film di distinguersi all’interno della Fase 5 del MCU.

Una corsa contro il tempo

Il regista ha anche descritto la fase finale del lavoro come estremamente frenetica: il montaggio definitivo è stato completato appena due settimane prima dell’uscita nelle sale. «Ero esausto, ma il risultato è stato gratificante. Ho imparato molto e ho lavorato con persone straordinarie. È stata solo un’esperienza positiva».

Critiche e prospettive future

Le accuse di “macchinismo” hanno a lungo sostenuto che i registi Marvel non avessero reale autonomia, ma l’esperienza di Schreier suggerisce il contrario. Con Thunderbolts, ha dimostrato che esiste spazio per la creatività anche all’interno di una macchina produttiva colossale.

Ora il regista è al lavoro sul nuovo film degli X-Men, scritto da Michael Lesslie e previsto non prima del 2027. Anche se il progetto sarà inevitabilmente monitorato da Kevin Feige e dai Marvel Studios, l’entusiasmo dei fan è alto e le aspettative sono di assistere a un nuovo capitolo in grado di innovare il franchise.

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