La California dichiara guerra alle pubblicità rumorose: approvata la legge SB 576 per regolamentare lo streaming

La California introduce una legge che limita il volume delle pubblicità sui servizi di streaming come Netflix e Prime Video, ponendo le basi per una futura regolamentazione nazionale.

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

Un nuovo provvedimento legislativo approvato in California introduce una regolamentazione specifica sul volume delle pubblicità trasmesse tramite i servizi di streaming, come Netflix e Prime Video. La misura mira a porre fine al fastidio delle interruzioni pubblicitarie eccessivamente rumorose, una delle lamentele più diffuse tra gli utenti delle piattaforme digitali. Tuttavia, il suo ambito di applicazione resta limitato: la legge vale solo all’interno dello Stato, lasciando scoperti i cittadini degli altri territori statunitensi.

La legge SB 576 e il consenso unanime

Il governatore della California Gavin Newsom ha firmato la legge SB 576, che vieta ai servizi di streaming di trasmettere pubblicità con un volume superiore rispetto a quello del contenuto principale, sia esso un film o una serie televisiva. Nessun membro della legislatura statale ha votato contro il provvedimento, a conferma di un consenso politico trasversale sulla necessità di tutelare i consumatori.

Nel presentare la norma, Newsom ha sottolineato come l’iniziativa nasca dall’ascolto diretto delle richieste dei cittadini:

“Abbiamo ascoltato i californiani forte e chiaro: non vogliono pubblicità a un volume più alto rispetto a quello del contenuto che stanno seguendo.”

Un’ispirazione quotidiana diventata legge

Tra i promotori del disegno di legge figura il senatore Thomas Umberg, che ha raccontato come l’idea sia nata da un episodio personale accaduto al suo direttore legislativo: il figlio di quest’ultimo si era svegliato a causa del volume eccessivo di una pubblicità su una piattaforma di streaming. Umberg ha dichiarato:

“Questa legge è stata ispirata da Baby Samantha e da ogni genitore stanco che, dopo aver fatto addormentare il proprio bambino, si è trovato di fronte a un annuncio pubblicitario assordante che ha vanificato tutti i suoi sforzi.”

Dalla legge CALM al nuovo scenario dello streaming

La SB 576 può essere considerata un’estensione della legge federale CALM (Commercial Advertising Loudness Mitigation), approvata nel 2010 per regolare il volume degli spot pubblicitari nelle trasmissioni televisive tradizionali. Tuttavia, mentre la CALM Act si applica esclusivamente al broadcasting lineare, la normativa californiana interviene nel nuovo contesto dello streaming on demand, riflettendo l’evoluzione del consumo audiovisivo negli ultimi anni.

Un primo passo verso una regolamentazione nazionale?

Nonostante rappresenti un importante segnale politico, la legge SB 576 ha un raggio d’azione limitato. La normativa, infatti, si applica soltanto in California, senza incidere sul resto del territorio statunitense. Ciò lascia ancora scoperta una parte consistente degli utenti americani, che continuano a subire spot pubblicitari trasmessi a volumi eccessivi.

Molti osservatori ritengono che la misura californiana possa costituire un precedente utile per un futuro intervento federale. Un’eventuale estensione della normativa a livello nazionale garantirebbe una tutela uniforme, adeguando la legge CALM alle moderne piattaforme digitali.

Pubblicità e frustrazione degli utenti

Il tema del volume degli spot si inserisce in un dibattito più ampio sulla qualità dell’esperienza di streaming. Negli ultimi anni, diversi servizi hanno introdotto piani di abbonamento con inserzioni pubblicitarie anche nelle versioni a pagamento. È il caso di Prime Video, che ha iniziato a mostrare annunci anche nel piano base, suscitando proteste diffuse tra gli utenti.

Oltre al disturbo acustico, molti spettatori lamentano l’incongruenza di pagare un abbonamento per un servizio che continua a includere pubblicità. La combinazione tra interruzioni frequenti e spot più rumorosi del contenuto principale accentua il disagio, rendendo evidente la necessità di regole più rigorose a tutela del consumatore.

Verso una nuova era legislativa per lo streaming

La SB 576 rappresenta dunque un passo importante nel percorso di adattamento delle leggi alla realtà digitale. Resta da capire se il Congresso degli Stati Uniti sceglierà di aggiornare la CALM Act o di approvare un nuovo provvedimento specifico per le piattaforme di streaming. In entrambi i casi, la direzione sembra chiara: proteggere gli utenti e garantire un’esperienza di visione più equilibrata.

In definitiva, la legge californiana costituisce un segnale forte in favore della tutela dei consumatori e potrebbe aprire la strada a un’armonizzazione delle regole su scala nazionale. L’obiettivo è ridurre le differenze tra gli Stati e rispondere in modo concreto alle esigenze di milioni di spettatori ormai abituati ai contenuti digitali.

Fonte: screenrant.com

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