Undici anni prima che Star Trek II: L’ira di Khan conquistasse il pubblico, esisteva già un progetto che avrebbe potuto riportare in scena il leggendario Khan. L’idea nacque nei primi anni Settanta, quando un giovane autore destinato a lasciare il segno nel mondo dei fumetti — Len Wein, creatore di Wolverine e Swamp Thing — lavorava alle storie di Star Trek pubblicate da Gold Key.
Wein aveva immaginato una trama che proseguisse le vicende di Space Seed, l’episodio classico della serie originale che introdusse il carismatico tiranno interpretato da Ricardo Montalbán. Tuttavia, a causa delle restrizioni imposte dal contratto di licenza, Gold Key non poteva utilizzare personaggi tratti direttamente dagli episodi televisivi. Così Khan fu sostituito da un suo alter ego: “Chang”.
Il valore de L’ira di Khan nella storia del franchise
Quando Star Trek: The Motion Picture uscì nel 1979, il successo al botteghino non bastò a dissipare i dubbi sulla direzione del franchise. Tre anni dopo, nel 1982, arrivò L’ira di Khan, film che non solo rilanciò la saga, ma ne ridefinì il tono e la struttura narrativa. Più snello e incisivo del suo predecessore, divenne presto un punto di riferimento per i capitoli successivi.
Basato direttamente sull’episodio Space Seed, il film di Nicholas Meyer riprese il personaggio di Khan, trasformandolo da despota ambizioso a figura tragica dominata dalla vendetta. Privato di tutto ciò che amava — compresa la moglie e i suoi seguaci — Khan riversò il proprio odio su Kirk, responsabile del suo esilio su Ceti Alpha V. La tensione tra i due divenne il fulcro di un’opera che combinava dramma umano e avventura spaziale, assicurando a Star Trek una nuova longevità.
Gold Key e i primi fumetti di Star Trek
I fumetti pubblicati da Gold Key a partire dal 1967 ebbero un ruolo cruciale nel mantenere viva la saga durante gli anni di assenza televisiva. Tuttavia, le prime storie si distinguevano per un approccio piuttosto libero: ambientazioni fantasiose, trame al limite del surreale e scarsa fedeltà ai dettagli tecnici della serie.
Ciò derivava anche dal fatto che molti degli autori e disegnatori coinvolti non avevano accesso diretto alla serie, trasmessa allora solo in Nord America. Il risultato fu un universo narrativo inizialmente “parallelo”, con una visione di Star Trek più ingenua ma affascinante nella sua eccentricità.
Con l’inizio degli anni Settanta, la linea editoriale di Gold Key si fece più coerente. Vennero coinvolti artisti americani e scrittori che conoscevano meglio il materiale originale. Tra questi spiccò proprio Len Wein, che portò nel franchise la sensibilità narrativa che in seguito avrebbe reso celebri le sue opere per Marvel e DC Comics.
L’idea mancata: Khan diventa “Chang”
In un’intervista rilasciata a The Monster Times, Wein spiegò di aver proposto una storia sequel di Space Seed, ma di essersi visto rifiutare l’uso di Khan per motivi legali. L’autore trasformò quindi il personaggio in “Chang”, mantenendo intatta la struttura narrativa di base: un leader geneticamente potenziato, esiliato su un pianeta desolato dopo le Guerre Eugeniche.
La storia apparve nel numero 10 della collana Star Trek di Gold Key, pubblicato nel 1971. In questo episodio, l’Enterprise incrociava la rotta di Chang e dei suoi seguaci su un mondo che ricordava da vicino Ceti Alpha V. Wein, libero di sperimentare, introdusse elementi più esotici — come riferimenti alla magia e alla stregoneria — insoliti per la fantascienza classica di Star Trek, ma tipici del tono dei fumetti dell’epoca.
Nonostante le differenze, il racconto conservava molti tratti che in seguito sarebbero apparsi ne L’ira di Khan: la sete di vendetta di un leader caduto in disgrazia, il confronto morale con Kirk e l’eco del tema della creazione di esseri “migliori” destinati a ribellarsi al proprio destino.
Un prototipo del futuro
Wein aveva anche concepito una sottotrama interessante, mai ripresa al cinema: una resistenza interna tra gli stessi Augments, divisi tra lealtà a Chang e il desiderio di riscattarsi. Un concetto che sarebbe tornato solo decenni dopo, con la figura di Alok in Star Trek: Section 31.
La versione a fumetti di Wein può essere letta oggi come un esperimento embrionale, un primo tentativo di esplorare i temi che poi avrebbero reso L’ira di Khan un cult assoluto. Se Gold Key avesse potuto utilizzare il personaggio originale, la storia di Khan Noonien Singh avrebbe forse conosciuto un destino molto diverso — e Star Trek II non sarebbe stato l’unico capolavoro costruito attorno alla sua leggenda.
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