Mark Darrah, storico sviluppatore di BioWare e veterano dell’industria videoludica, ha condiviso la sua opinione sulle ragioni che avrebbero spinto Electronic Arts (EA) ad abbandonare rapidamente Anthem dopo il suo fallimento, a differenza di altri titoli come Battlefield 4 o The Sims 4, che ricevettero supporto e aggiornamenti nel tempo.
Nel più recente episodio della sua serie YouTube What Happened on Anthem, Darrah ha analizzato la gestione del titolo da parte di EA, spiegando perché l’azienda non abbia tentato un vero “salvataggio” del progetto.
“Battlefield era troppo grande per fallire”
Secondo quanto riportato da GamesRadar, Darrah sostiene che la differenza principale risieda nella priorità commerciale dei franchise.
“Battlefield aveva già dimostrato di poter vendere oltre 10 milioni di copie. Era considerato, in una certa misura, troppo grande per fallire”, ha spiegato l’ex direttore esecutivo di Dragon Age: Origins.
In altre parole, Battlefield era una serie consolidata, con un pubblico fedele e una lunga storia di successi. Anthem, invece, rappresentava un’IP completamente nuova, senza la garanzia di un ritorno economico certo. Di conseguenza, EA non ha ritenuto conveniente investire tempo e risorse in un’operazione di recupero a lungo termine.
BioWare poteva “tornare ai suoi classici”
Darrah ha inoltre evidenziato che la struttura interna di BioWare ha giocato un ruolo determinante nella decisione. Lo studio canadese era (ed è tuttora) fortemente legato a franchise consolidati come Dragon Age, Baldur’s Gate e Mass Effect.
Quando Anthem fallì, BioWare poteva semplicemente concentrarsi su progetti più sicuri, salvaguardando la propria reputazione con IP già amate dal pubblico. EA, dunque, ha preferito riallocare risorse su titoli di maggiore garanzia, anziché tentare di rianimare un progetto percepito come troppo rischioso.
“Con BioWare, se un titolo falliva, c’erano sempre altri progetti in sviluppo pronti a colmare il vuoto. La pressione per spostare risorse era altissima”, ha affermato Darrah.
DICE, invece, non poteva fallire
Il caso di Battlefield 4, sviluppato da DICE nel 2013, rappresentava una situazione diversa. Darrah ricorda che, all’epoca, “se Battlefield 4 non fosse stato aggiustato, lo studio rischiava la chiusura”.
Questo spinse EA a concedere più tempo e risorse per risolvere i problemi tecnici del gioco. Il fallimento di Anthem, invece, non avrebbe messo a rischio la sopravvivenza di BioWare, che rimaneva un nome importante nel portafoglio EA grazie ai suoi franchise di punta.
La differenza, quindi, non era solo qualitativa ma strategica: Battlefield era una priorità vitale per EA; Anthem, un esperimento sacrificabile.
Un “esperimento” troppo rischioso per essere salvato
Darrah definisce Anthem come un “esperimento commerciale ad alto rischio”, privo della protezione che solo un franchise consolidato può offrire. La mancanza di un pubblico di riferimento e l’incertezza dei risultati resero l’idea di un salvataggio poco praticabile.
Inoltre, l’ex sviluppatore sottolinea come le decisioni di marketing e di gestione del brand abbiano avuto un peso notevole:
“In casi come The Sims o Battlefield, EA sapeva che il recupero del gioco avrebbe riportato fiducia nel marchio. Con Anthem, questo margine non esisteva.”
Una lezione di gestione industriale
Il discorso di Darrah si conclude con una riflessione critica sull’approccio delle grandi case editrici:
“Nessuno può negare che Anthem sia stato un fallimento, ma EA lo ha considerato troppo rischioso per essere salvato. Ha preferito concentrarsi su titoli più sicuri, dove il ritorno economico era garantito.”
Secondo il developer, questa mentalità dimostra come le grandi aziende del settore tendano ancora a privilegiare i franchise ‘imperviabili’ rispetto ai progetti più innovativi, sacrificando la sperimentazione in nome della stabilità finanziaria.
Anthem: un caso emblematico
Il destino di Anthem resta un caso di studio emblematico nell’industria videoludica. Nato come ambizioso progetto di gioco-service in stile Destiny, il titolo di BioWare fu accolto negativamente al lancio nel 2019 per problemi tecnici, contenutistici e di design.
Dopo una breve fase di supporto post-lancio, EA decise di interrompere lo sviluppo del progetto Anthem Next, segnando la fine prematura di un’idea che, almeno sulla carta, prometteva di rivoluzionare il genere.







