Star Wars ammette il suo errore più grande: il caso Snoke diventa autoironia in LEGO Rebuild the Galaxy

Lucasfilm ammette con ironia l’errore più discusso della Sequel Trilogy: la gestione di Snoke. LEGO Rebuild the Galaxy trasforma il fallimento in autoironia intelligente.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Dopo anni di silenzio e controversie, Lucasfilm sembra aver finalmente riconosciuto — seppur con ironia — uno dei più discussi errori della Trilogia Sequel di Star Wars: la gestione del personaggio di Snoke, interpretato da Andy Serkis.

Nonostante la trilogia (episodi VII–IX) contenga momenti di grande impatto, è innegabile che molte scelte narrative abbiano diviso profondamente i fan. Tra queste, la parabola di Snoke rimane una delle più controverse.

Snoke, da grande villain a esperimento fallito

Introdotto in Il Risveglio della Forza come l’oscuro burattinaio dietro al Primo Ordine, Snoke era stato presentato come la nuova incarnazione del male nell’universo galattico. Tuttavia, ne Gli Ultimi Jedi il personaggio fu improvvisamente eliminato senza spiegazioni soddisfacenti, lasciando il pubblico spiazzato.

Solo ne L’Ascesa di Skywalker venne rivelato che Snoke era un esperimento genetico dell’Imperatore Palpatine, privando di spessore una figura che avrebbe potuto rappresentare un nemico iconico. Questa decisione ha generato un’ondata di critiche, considerata da molti come simbolo della mancanza di coerenza e pianificazione dell’intera trilogia.

Star Wars ammette il suo errore più grande: il caso Snoke diventa autoironia in LEGO Rebuild the Galaxy

L’ironia di LEGO Star Wars: una parodia come confessione

A distanza di anni, LEGO Star Wars: Rebuild the Galaxy – Pieces of the Past, la nuova serie animata disponibile su Disney+, ha deciso di trasformare l’errore in autoironia.

Nel terzo episodio, un surreale dialogo tra Jedi Bob (doppiato da Bobby Moynihan) e Pirate Padmé Amidala parodizza la celebre scena della fossa del Sarlacc de Il Ritorno dello Jedi. Quando Bob teme di essere gettato in pasto al mostro, la pirata replica con sarcasmo:

«Una Sarlacc? Oh, per carità, no. Ti lanceremo in qualcosa di molto peggiore: la fossa di Snoke.»

Subito dopo, dal terreno emergono una moltitudine di cloni deformi di Snoke, mentre Amidala commenta con tono neutro:

«Abbiamo trovato molti cloni abbandonati di Snoke. Non sapevamo cosa farne, così li abbiamo gettati in questa fossa.»

La scena si chiude con Luke Skywalker che, impassibile, aggiunge: «In realtà, non importa nemmeno.»

È un momento volutamente assurdo, ma anche un segnale chiaro: Lucasfilm non solo riconosce l’errore, ma sceglie di trasformarlo in materia comica, ammettendo implicitamente che la gestione del personaggio fu un’occasione mancata.

Autoironia e autocritica: un nuovo approccio per Lucasfilm

Rebuild the Galaxy non è la prima produzione LEGO a parodiare il mondo di Star Wars, ma è la prima a farlo con un tono metanarrativo e autocritico. L’episodio su Snoke, infatti, si distingue per il modo in cui scherza apertamente sugli errori del passato, senza rinunciare a un sottotesto di consapevolezza.

La serie ironizza anche su altri elementi controversi del franchise, come le teorie su “Darth Jar Jar” o le esagerazioni del Jedi Cal Kestis, inserendo riferimenti per fan di lunga data. È un modo leggero ma intelligente per riconoscere le incoerenze e ridefinire l’eredità della saga con una dose di umorismo e autocritica.

Snoke potrebbe tornare?

Nonostante la presa in giro, l’apparizione di Snoke in chiave comica non chiude la porta a un suo possibile ritorno. L’universo espanso di Star Wars ha spesso recuperato personaggi dimenticati o criticati, rielaborandoli con successo.

Basti pensare al rilancio di figure come Darth Maul, apparentemente ucciso in La Minaccia Fantasma e poi riscoperto in The Clone Wars e Rebels, fino a diventare uno dei villain più amati.

Con la guida di Dave Filoni, ora Chief Creative Officer di Lucasfilm, non è escluso che Snoke possa essere reinterpretato o approfondito in futuri progetti, magari esplorando la sua origine o il legame con gli esperimenti di clonazione di Palpatine.

LEGO Rebuild the Galaxy: tra parodia e dichiarazione d’intenti

La serie animata LEGO Star Wars: Rebuild the Galaxy racconta una galassia alternativa dove due giovani, Sig e Dev Greebling, manipolano la realtà rimontando letteralmente i pezzi dell’universo. In questo contesto surreale, tutto è possibile, inclusa una “fossa di Snoke”.

Il cast vocale include Gaten Matarazzo, Tony Revolori, Bobby Moynihan e Ahmed Best, con un tono che alterna comicità brillante e riferimenti profondamente consapevoli del materiale originale.

Disponibile su Disney+, la serie si configura come una riflessione leggera ma acuta sulla mitologia di Star Wars e sulle sue imperfezioni, dimostrando che anche i colossi dell’intrattenimento possono ridere dei propri errori.

Attraverso l’umorismo di LEGO Star Wars: Rebuild the Galaxy, Lucasfilm compie un atto di autoironia e riconciliazione con il proprio pubblico. Riconoscere gli sbagli della Sequel Trilogy — anche solo per scherzo — significa accettare il dibattito e aprire la strada a nuove interpretazioni più consapevoli.

E se il destino di Snoke resta incerto, una cosa è chiara: il franchise è finalmente disposto a ridere di sé stesso, segno di una maturità narrativa che potrebbe preannunciare un futuro più coeso per la galassia lontana, lontana.

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