Con oltre quarant’anni di carriera alle spalle, Eddie Murphy è oggi considerato una delle figure più influenti della commedia americana. La sua inconfondibile energia, la versatilità e il carisma lo hanno reso un’icona del cinema e della televisione. Ora, il comico e attore statunitense torna a riflettere sul proprio percorso nel documentario “Being Eddie”, disponibile su Netflix, un ritratto sincero e approfondito della sua vita artistica e personale.
Il film include testimonianze di colleghi e amici come Dave Chappelle, Arsenio Hall, John Landis, Jerry Seinfeld, Pete Davidson e Chris Rock, ripercorrendo le tappe più significative della carriera di Murphy — dalle origini al Saturday Night Live fino ai grandi successi cinematografici.
Il “what if” di Ghostbusters
Durante la promozione del documentario, in un’intervista con l’Associated Press, Murphy ha rivelato uno dei suoi più grandi rimpianti professionali: non aver partecipato a Ghostbusters, uno dei film simbolo degli anni ’80.
“Ghostbusters. Avrei dovuto far parte di Ghostbusters,” ha dichiarato l’attore.
Murphy ha spiegato che, all’epoca, si trovò davanti a una scelta difficile: accettare un ruolo nel film di Ivan Reitman o dedicarsi a Beverly Hills Cop, la commedia d’azione che lo avrebbe reso una star internazionale.
“Era una questione di ‘questo o quello’. Alla fine ho scelto Beverly Hills Cop. È andata bene così,” ha aggiunto.
Il tempo gli ha dato ragione: il personaggio di Axel Foley è diventato un’icona culturale e ha generato una saga di quattro film, con un quinto attualmente in lavorazione. Tuttavia, Murphy non nasconde la curiosità di sapere come sarebbe stata la sua carriera se avesse scelto di vestire la divisa dei celebri acchiappafantasmi.
Altri ruoli mancati: da Rush Hour a Chi ha incastrato Roger Rabbit
Murphy ha anche rivelato di aver rifiutato altri progetti poi diventati cult, tra cui Rush Hour e Who Framed Roger Rabbit? (Chi ha incastrato Roger Rabbit?).
“All’epoca Roger Rabbit mi sembrava ridicolo, così ho detto di no. Poi l’ho visto e ho pensato: ‘Oh, quello era incredibile’.”
Riguardo a queste mancate opportunità, l’attore ha commentato con ironia:
“Questi sono, senza dubbio, i miei tre grandi ‘wish I would have done’ movies.”
Pur scherzandoci sopra, Murphy ha riconosciuto che quelle scelte hanno contribuito a delineare un percorso unico, caratterizzato da libertà artistica e da una costante voglia di sperimentare.
“Amo Norbit”: la difesa di un film controverso
Tra le riflessioni più oneste del documentario emerge anche il caso di Norbit (2007), una delle sue pellicole più criticate. Il film, scritto insieme al fratello Charlie Murphy, ricevette appena il 9% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e fu accusato di aver compromesso la sua corsa agli Oscar dopo la nomination per Dreamgirls.
Nonostante le critiche, Murphy ha sempre difeso il progetto con convinzione:
“Amo Norbit. È uscito subito dopo la mia nomination all’Oscar, e molti scrissero: ‘Come può ottenere una nomination chi ha fatto questo?’. Ma sono due film completamente diversi. Norbit l’ho scritto con mio fratello, e per noi è divertente. Ne vado fiero.”
Queste parole rivelano la filosofia che ha guidato l’attore per tutta la carriera: la capacità di accettare errori e imperfezioni come parte integrante del proprio percorso creativo.
Una carriera di successi, scelte e reinvenzioni
Nel corso di “Being Eddie”, Murphy emerge come un artista che, pur riconoscendo i propri rimpianti, non rinnega nulla del suo passato. Ogni decisione — dalle scelte fortunate ai fallimenti — ha contribuito a costruire la sua identità di performer completo, capace di passare dalla comicità irriverente a ruoli drammatici di grande intensità.
Con il suo mix di humour, autoironia e introspezione, il documentario non è solo un omaggio alla carriera di una leggenda, ma anche un invito a riflettere su cosa significhi evolversi in un settore in continua trasformazione.
“Non cambierei niente,” afferma Murphy. “Ogni film, anche quelli più difficili, mi ha insegnato qualcosa. È tutto parte del viaggio.”
“Being Eddie” è disponibile in streaming su Netflix, offrendo uno sguardo autentico e spesso sorprendente su un artista che continua a reinventarsi, tra comicità, sincerità e una lucida consapevolezza del proprio percorso.
Fonte:: Screen Rant






