Nel corso di un’intervista al Shooter Monthly Podcast, Chris Sides, ex Product Management Lead di Bungie per il franchise Marathon, ha espresso una critica diretta verso il termine “extraction shooter”, definendolo “così brutto” e poco rappresentativo del genere a cui viene associato.
Durante la conversazione, Sides ha raccontato di aver cercato, durante la sua esperienza in Bungie, di coniugare l’identità del progetto con una terminologia più precisa e coerente, ma senza riuscire a trovare un’alternativa che potesse imporsi nel linguaggio dell’industria.
“Extraction shooter è un nome basato solo su una meccanica”
Secondo Sides, il problema principale risiede nel fatto che il termine “extraction shooter” si fonda su una singola meccanica di gioco — l’estrazione dal campo di battaglia al termine di una missione — e non su un insieme di elementi strutturali o tematici.
“È l’unico nome di genere che si basa su una meccanica specifica”, ha spiegato. “Ci sono tanti giochi che includono un’estrazione o un recupero di risorse, ma questo non basta a definire un genere”.
Sides ha citato come esempio Helldivers 2, che pur includendo missioni con estrazione, non può essere classificato allo stesso modo di titoli come Escape from Tarkov, vero capostipite del genere. “L’approccio terminologico è già pessimo”, ha aggiunto, “perché rischia di inglobare giochi molto diversi tra loro sotto la stessa etichetta”.
Il problema delle etichette nei videogiochi
Il dibattito sulla nomenclatura dei generi videoludici non è nuovo. Da anni, critici e sviluppatori si confrontano su come definire categorie coerenti in un panorama in costante mutamento.
Negli ultimi decenni sono emersi termini ibridi come roguelike, metroidvania o soulslike, che si basano sul riferimento a titoli iconici o su caratteristiche meccaniche specifiche. Tuttavia, come osserva Sides, questa tendenza rischia di creare più confusione che chiarezza, generando un linguaggio informale che spesso non riflette l’esperienza reale del gameplay.
Un caso emblematico è quello di Silksong, spesso definito sia soulslike che metroidvania, due etichette che evidenziano la difficoltà di incasellare un gioco in una sola categoria. Analogamente, definire Clair Obscur: Expedition 33 come “J-RPG” o descrivere Skull and Bones come “naval online action RPG” può sembrare una semplificazione eccessiva, che comunica poco della reale esperienza di gioco.
L’effetto della terminologia sulla percezione dei giochi
Sides ha anche collegato il problema della terminologia a una questione più ampia: la percezione pubblica dei giochi e dei loro generi, soprattutto in un contesto competitivo come quello attuale.
Secondo l’ex dirigente di Bungie, l’uso improprio delle etichette può influire sul modo in cui un titolo viene compreso e accolto dal pubblico. “Quando un gioco come Destiny 2 attraversa un momento di stasi o un calo di interesse”, ha spiegato, “la comunicazione diventa ancora più cruciale. Se le etichette non descrivono chiaramente cosa offre un titolo, aumentano solo la confusione e le aspettative disattese”.
In questo senso, la classificazione dei generi non è solo una questione linguistica, ma anche una parte fondamentale del marketing e della percezione culturale del medium.
Un dibattito destinato a continuare
Il confronto sulla terminologia videoludica rimane aperto. Mentre il linguaggio evolve con l’industria e con le nuove forme di ibridazione dei generi, il caso del termine “extraction shooter” evidenzia come sia sempre più difficile trovare definizioni che riflettano davvero la complessità dei giochi moderni.
Come conclude Sides, “i giochi oggi non appartengono più a un solo genere: sono ecosistemi narrativi e meccanici in continua trasformazione. Forse dovremmo smettere di cercare etichette rigide e iniziare a descriverli per ciò che fanno vivere ai giocatori.”
Fonte: gamesradar.com.







