Il direttore creativo di Dispatch, Nick Herman, e il produttore esecutivo Michael Choung hanno espresso il loro punto di vista sull’uso delle voci generate dall’intelligenza artificiale (AI) nell’industria videoludica. Le loro dichiarazioni arrivano in un momento in cui il dibattito su questa tecnologia è più acceso che mai, soprattutto per quanto riguarda le sue implicazioni etiche e artistiche.
“L’AI è una soluzione produttiva, non artistica”
Durante un’intervista con GamesIndustry.biz, Herman ha spiegato che l’impiego delle voci AI dovrebbe essere visto come una scorciatoia produttiva, non come una scelta creativa.
“L’AI sembra più una soluzione di produzione, non una di creazione artistica. Forse lo è solo se non si ha una vera idea di cosa significhi essere creativi.”
Secondo il direttore creativo, l’unicità e l’imprevedibilità di un attore umano non possono essere replicate da algoritmi. Herman ha citato l’interpretazione di Jeffrey Wright — nel cast di Dispatch insieme ad Aaron Paul — come esempio di ciò che rende insostituibili le performance reali:
“Nessun AI potrà fare ciò che ha fatto Jeffrey Wright. Ha portato qualcosa al personaggio che non ci aspettavamo.”
A suo avviso, l’intelligenza artificiale rischia di generare risultati “statici e impersonali”, privi di quella spontaneità che contraddistingue le vere interpretazioni artistiche.
Choung: “Il ‘buono abbastanza’ è il nostro nemico”
Anche Michael Choung, produttore esecutivo del gioco, ha espresso cautela verso l’adozione di tecnologie text-to-speech. Pur riconoscendo che l’AI può rappresentare una risorsa utile per ottimizzare tempi e costi, ha affermato che la qualità deve restare prioritaria:
“‘Buono abbastanza’ per noi è il nemico.”
Choung ha inoltre criticato indirettamente l’approccio di alcune aziende che, spinte dalla riduzione dei costi, cercano di minimizzare il personale creativo:
“Non ci svegliamo ogni mattina chiedendoci: ‘Come possiamo farlo con meno persone?’. Vogliamo concentrarci su come realizzare prodotti migliori, non più economici.”
Pur evitando di giudicare direttamente Embark Studios, lo sviluppatore di The Finals che ha recentemente fatto uso di voci AI, Choung ha ribadito la posizione di Dispatch:
“Per noi, usare le voci generate dall’AI semplicemente non ha molto senso.”
Un dibattito tra innovazione e autenticità
Il caso Dispatch mette in evidenza il dilemma che attraversa oggi l’industria videoludica: come bilanciare l’uso dell’intelligenza artificiale con il rispetto per la creatività umana.
Da un lato, l’AI promette efficienza e risparmio; dall’altro, rischia di compromettere la qualità artistica e di ridurre il valore del lavoro di attori e professionisti del doppiaggio.
Herman e Choung rappresentano una corrente di pensiero che chiede un’adozione più etica e consapevole dell’intelligenza artificiale, sottolineando che il progresso tecnologico non deve sostituire il talento umano, ma piuttosto affiancarlo.
In definitiva, il loro messaggio è chiaro: l’AI può essere uno strumento utile, ma non deve mai diventare un sostituto dell’espressione artistica che dà vita e autenticità ai personaggi dei videogiochi.







