Paramount attraversa un periodo di profonda trasformazione, tra mutamenti dirigenziali, scelte politiche e riorganizzazioni strategiche. Secondo Variety, lo studio avrebbe avviato una “blacklist” di attori con i quali non intende più collaborare, in seguito a valutazioni interne che li considererebbero “eccessivamente antisemiti”, “xenofobi” o “omofobi”. Una decisione che riflette la volontà di ridefinire l’immagine pubblica dell’azienda e la gestione dei rapporti con il mondo dello spettacolo.
Le tensioni legate al boicottaggio di Israele
Tra gli elementi che hanno acceso il dibattito figura una presa di posizione pubblica di Paramount contro una lettera aperta circolata alcuni mesi fa, che invitava al boicottaggio delle istituzioni cinematografiche israeliane. I promotori di quel documento accusavano Israele di “genocidio e apartheid contro il popolo palestinese”.
Tra i firmatari si contano diversi nomi noti di Hollywood: Emma Stone, Javier Bardem, Mark Ruffalo, Joaquin Phoenix, Ayo Edebiri, Ebon Moss-Bachrach, Tilda Swinton, Emma D’Arcy ed Elliot Page. Al momento non è stato chiarito se qualcuno di loro rientri effettivamente nella presunta lista nera stilata da Paramount.
I legami di Larry Ellison e il peso delle relazioni politiche
L’attenzione di Paramount verso le questioni israeliane non sarebbe casuale. Larry Ellison, fondatore di Oracle e padre di David Ellison, amministratore delegato di Paramount, intrattiene da anni un rapporto di amicizia con Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano.
Larry Ellison è inoltre un noto sostenitore di Friends of the IDF, organizzazione che finanzia l’esercito israeliano. Questo legame personale e politico contribuisce a spiegare la particolare sensibilità dello studio su temi legati al conflitto israelo-palestinese e alla rappresentazione di Israele nell’industria cinematografica.
Rapporti con Donald Trump e la fusione con Skydance
Un’altra connessione significativa è quella tra Larry Ellison e Donald Trump. L’ex presidente degli Stati Uniti avrebbe dato il proprio assenso alla fusione tra Paramount e Skydance, consolidando così un’alleanza strategica che ha suscitato reazioni contrastanti nel settore. Trump, da parte sua, ha più volte espresso apprezzamento per l’operato di Larry e David Ellison, definendoli figure chiave della nuova industria dell’intrattenimento americano.
L’uscita di Taylor Sheridan e il nuovo corso produttivo
Sul fronte interno, Paramount deve affrontare anche la partenza di Taylor Sheridan, autore e produttore di alcuni dei più grandi successi recenti dello studio. Sheridan, dopo aver firmato un contratto pluriennale con NBCUniversal, lascerà Paramount, pur restando legato fino al 2028 per la conclusione degli accordi in corso.
Tra i suoi lavori più noti figurano Yellowstone, 1923, Tulsa King, Mayor of Kingstown e Lioness, produzioni che hanno contribuito a consolidare l’immagine di Paramount come polo centrale della serialità statunitense, sia in streaming che sulla televisione tradizionale.
La sua uscita è considerata una perdita pesante per lo studio, ma al tempo stesso un colpo importante per NBCUniversal e per la piattaforma Peacock, che ne beneficeranno direttamente. Secondo fonti interne, i rapporti tra Sheridan e la nuova dirigenza di Paramount erano tesi già da tempo, ancor prima della fusione con Skydance.

Le nuove collaborazioni e l’arrivo dei fratelli Duffer
Nonostante le incertezze, Paramount+ ha continuato a ottenere successi strategici, attirando nuovi talenti di alto profilo. Tra questi spiccano Matt e Ross Duffer, creatori di Stranger Things, che hanno deciso di lasciare Netflix per approdare nello studio. Una mossa che dimostra come, nonostante i cambiamenti, Paramount resti un riferimento di primo piano per la produzione televisiva e cinematografica internazionale.
Uno studio in piena evoluzione
Le trasformazioni in atto delineano un panorama in movimento, dove le scelte creative si intrecciano con motivazioni economiche e politiche. L’intreccio di alleanze personali, fusioni aziendali e questioni ideologiche mostra un’industria che non può più separare intrattenimento e geopolitica.
Resta da vedere in che modo queste dinamiche influiranno sulla direzione futura di Paramount, oggi chiamata a bilanciare immagine pubblica, libertà artistica e interessi strategici. Di certo, la fase di ridefinizione è solo all’inizio.
Fonte: paramount






