A partire dalla prossima settimana, tutti i lanci di razzi commerciali durante le ore diurne saranno sospesi negli Stati Uniti. La decisione, presa dalla Federal Aviation Administration (FAA), è una conseguenza diretta del prolungato shutdown del governo federale, ormai al suo secondo mese, che sta iniziando a ripercuotersi sull’intero sistema dei trasporti e, in particolare, sullo spazio aereo nazionale.
L’ordine della FAA: stop ai lanci diurni per motivi di sicurezza
Con un ordine di emergenza emesso l’8 novembre, la FAA ha annunciato la limitazione dell’accesso allo spazio aereo navigabile per ridurre il rischio di congestione e incidenti in un periodo di forte carenza di personale.
A partire dalle 6:00 dell’11 novembre (EST), i lanci spaziali commerciali saranno consentiti esclusivamente tra le 22:00 e le 6:00 (EST), equivalenti alle 03:00–11:00 GMT. In pratica, i lanci potranno avvenire solo di notte.
La misura interessa principalmente le aree di Cape Canaveral (Florida), che include il Kennedy Space Center e la Cape Canaveral Space Force Station, oltre alla Vandenberg Space Force Station in California. L’obiettivo è preservare la sicurezza del traffico aereo civile, già messo a dura prova dalla riduzione di personale operativo a causa della chiusura dell’amministrazione.
Secondo la FAA, la decisione rappresenta una scelta di equilibrio tra sicurezza e continuità delle attività spaziali, pur riconoscendo che le restrizioni potranno comportare ritardi o cancellazioni di missioni programmate.
Impatti immediati su SpaceX, Blue Origin e ULA
Le nuove regole arrivano in un periodo di massima attività per il settore dei lanci, con un numero record di operazioni pianificate sia sulla costa est che su quella ovest degli Stati Uniti.
La misura colpirà in particolare SpaceX, che effettua oltre 140 lanci Starlink all’anno per ampliare la propria costellazione di satelliti per Internet orbitale. Le finestre notturne ridurranno la flessibilità operativa, obbligando l’azienda a rivedere il calendario delle missioni.
Altre compagnie, come Blue Origin e United Launch Alliance (ULA), potrebbero subire ulteriori ritardi. Il lancio della missione ESCAPADE della NASA, affidato a Rocket Lab e destinato a portare due orbiter verso Marte, era fissato per il 9 novembre alle 14:45 (EST) a bordo di un razzo New Glenn. Con l’imminente attuazione delle restrizioni, un eventuale rinvio della missione potrebbe non trovare nuove finestre di lancio compatibili nel breve termine.
Anche la missione Atlas V di ULA, incaricata di mettere in orbita il satellite ViaSat-3 F2, rischia un ulteriore slittamento. Il lancio, già rimandato due volte a causa di problemi tecnici, dovrà ora essere riprogrammato in base alle nuove direttive della FAA.
Lo shutdown e le sue conseguenze sul settore aerospaziale
Durante la chiusura federale, la maggior parte dei dipendenti pubblici non essenziali è stata messa in congedo, mentre il personale considerato “critico” continua a lavorare senza retribuzione, in attesa dei rimborsi post-crisi.
La NASA ha comunicato che circa 15.000 dipendenti — il 95% della sua forza lavoro — sono stati temporaneamente sospesi. Solo le missioni operative già in corso, come quelle della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), continuano sotto stretta supervisione.
La Transportation Security Administration (TSA), invece, rimane operativa quasi al completo, con il 95% dei dipendenti ancora in servizio, sebbene anch’essi senza stipendio.
Il Segretario ai Trasporti Sean Duffy, attuale amministratore ad interim della NASA, ha spiegato su X (ex Twitter) che le misure prese “si basano su dati concreti e servono a ridurre i rischi di congestione e incidenti”, rassicurando i cittadini sulla sicurezza dei voli commerciali.
“È sicuro volare oggi, domani e nei giorni successivi grazie alle azioni preventive che stiamo attuando,” ha dichiarato Duffy, sottolineando la dedizione dei controllori di volo che continuano a operare senza compenso.
Una crisi che rallenta anche la corsa allo spazio
Il blocco amministrativo, oltre a incidere sul traffico aereo, sta avendo ripercussioni dirette sul settore spaziale pubblico e privato, rallentando attività scientifiche e commerciali di grande rilievo.
Con il protrarsi dello shutdown, la mancanza di fondi e personale rischia di compromettere la pianificazione di missioni future, evidenziando quanto le dinamiche politiche interne possano influire su un comparto cruciale per gli interessi tecnologici e strategici degli Stati Uniti.
In un contesto globale sempre più competitivo, la sospensione temporanea delle attività spaziali diurne rappresenta un duro colpo per l’efficienza del programma americano di esplorazione e difesa orbitale, ma anche un segnale della fragilità di un sistema dipendente dal consenso politico.
Fonte: space.com
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