Clair Obscur: Expedition 33, la sceneggiatrice spiega perché non lo ha scritto come un RPG tradizionale

La sceneggiatrice di Clair Obscur: Expedition 33 spiega perché ha scritto il gioco come un dramma seriale, puntando su un approccio narrativo lontano dagli RPG tradizionali.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Clair Obscur: Expedition 33, la sceneggiatrice spiega perché non lo ha scritto come un RPG tradizionale

La forza narrativa di Clair Obscur: Expedition 33 è diventata uno degli elementi più discussi e apprezzati del progetto, contribuendo in modo decisivo all’attenzione che il titolo sta raccogliendo in vista dell’uscita nel 2025. I riconoscimenti ottenuti nel corso delle principali premiazioni internazionali, tra cui i Golden Joysticks e i The Game Awards, hanno consolidato la reputazione del gioco come una delle produzioni più interessanti del prossimo anno. Dietro questo successo si cela un approccio alla scrittura atipico, come raccontato dalla sceneggiatrice principale Jennifer Svedberg-Yen.

Un progetto narrativo fuori dagli schemi

Intervistata per l’Edge’s Knowledge Newsletter, Svedberg-Yen ha spiegato di non aver mai affrontato la scrittura di Clair Obscur: Expedition 33 come se si trattasse di un RPG tradizionale. Una scelta che, a suo avviso, ha influito in modo diretto sulla qualità e sull’identità della narrazione. Secondo l’autrice, parte dell’unicità del gioco deriva anche dalla composizione del team di sviluppo, formato in larga parte da professionisti provenienti da ambiti differenti rispetto al mondo videoludico.

Questo background eterogeneo ha comportato alcune difficoltà iniziali, ma ha permesso al gruppo di portare nel progetto prospettive personali e sensibilità maturate al di fuori dell’industria dei videogiochi. L’obiettivo non era replicare modelli narrativi già consolidati, bensì contaminare il linguaggio del medium con elementi presi da altri universi creativi.

L’importanza di non conoscere le “regole”

Svedberg-Yen ha sottolineato come, in diversi momenti dello sviluppo, il team non fosse pienamente consapevole di ciò che “non sapeva”. Questa condizione, apparentemente limitante, si è rivelata invece un punto di forza. L’assenza di automatismi tipici del game design ha reso più semplice mettere in discussione scelte considerate scontate e chiedersi apertamente “perché no?”, favorendo un confronto continuo tra i membri del gruppo.

Alcuni aspetti che sviluppatori più esperti avrebbero potuto dare per acquisiti sono stati analizzati con uno sguardo nuovo, dando spazio a soluzioni meno convenzionali. È proprio in questo dialogo costante, secondo l’autrice, che si è costruita la personalità narrativa del gioco.

Tra serie TV, libri e immaginari alternativi

Le principali fonti di ispirazione dichiarate dalla sceneggiatrice non provengono dal panorama videoludico, ma da serie televisive e letteratura. Svedberg-Yen ha raccontato di attingere soprattutto alla fantascienza e al fantasy epico, popolati da mondi vasti e società complesse. Elementi che ha poi trasposto nel contesto di Clair Obscur: Expedition 33, adattandoli alle esigenze del medium interattivo.

Questo approccio ha contribuito a creare una narrazione stratificata, più vicina a quella di un racconto seriale che a una struttura tipicamente associata agli RPG. Non a caso, la stessa autrice ha paragonato la sua esperienza di scrittura a quella di un dramma televisivo prodotto da HBO, piuttosto che a un classico progetto di game writing.

Un racconto pensato come una serie

“Non ho mai pensato a questa esperienza come alla scrittura di un RPG”, ha spiegato Svedberg-Yen, chiarendo come il riferimento principale fosse quello di una narrazione episodica, capace di sviluppare personaggi e temi nel tempo. Questa impostazione suggerisce una forte attenzione al ritmo, ai dialoghi e alla costruzione emotiva delle scene, elementi che spesso trovano maggiore spazio nelle serie TV rispetto ai videogiochi tradizionali.

Il risultato è una storia che punta a coinvolgere il giocatore non solo attraverso le meccaniche, ma anche grazie a una scrittura che guarda al linguaggio cinematografico e televisivo.

Le fonti di ispirazione e una battuta finale

L’autrice ha infine invitato gli appassionati della storia a esplorare le opere che hanno influenzato il team, lasciandosi andare anche a una nota ironica. Chi ha apprezzato la narrazione del gioco, ha suggerito, potrebbe trovare interessanti alcune delle grandi fonti di ispirazione degli RPG, a patto di essere disposto a imparare il francese.

Nel complesso, Clair Obscur: Expedition 33 sembra destinato a distinguersi proprio per questo approccio non convenzionale. La scelta di non trattare il progetto come un semplice RPG ha permesso di costruire una narrativa più ricca e consapevole, capace di lasciare un segno nel panorama videoludico del 2025.

Clair Obscur: Expedition 33, la sceneggiatrice spiega perché non lo ha scritto come un RPG tradizionale
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