Kingdom Come: Deliverance 2 e il valore di una community fedele: perché i numeri non dicono tutto

Warhorse difende il successo di Kingdom Come: Deliverance 2: non servono milioni di giocatori, ma una community coinvolta e un lavoro di rifinitura costante.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Kingdom Come: Deliverance 2 e il valore di una community fedele: perché i numeri non dicono tutto

Warhorse Studios può contare su una base di giocatori estremamente fedele e coinvolta, un elemento che si è fatto notare anche durante i The Game Awards 2025, quando Kingdom Come: Deliverance 2 è rimasto escluso dai premi principali. La reazione della community, intensa e partecipata, ha avuto un’eco persino superiore a quella del team di sviluppo, confermando quanto il rapporto tra lo studio e il suo pubblico rappresenti uno dei punti di forza del progetto.

Come riportato da GameRadar+, il direttore delle comunicazioni Tobias Stolz-Zwilling ha affrontato direttamente il tema, sottolineando come il successo di un videogioco non sia necessariamente legato a numeri astronomici di utenti. Secondo la sua visione, la solidità di un progetto passa soprattutto dalla qualità del legame con i giocatori.

“Non credo che servano centinaia di milioni di utenti per progredire, migliorare o raggiungere il successo,” ha spiegato Stolz-Zwilling. “Ciò di cui hai realmente bisogno sono un gruppo di persone molto coinvolte, i tuoi fan e i tuoi più ferrei critici, in entrambe le accezioni, positive e negative.” Un’affermazione che mette al centro l’engagement e il dialogo continuo con la community, più che la semplice espansione dei numeri.

Un sequel che nasce dall’ascolto

Il percorso di Kingdom Come è sempre stato particolare. Il primo capitolo ha diviso il pubblico, conquistando una nicchia appassionata ma lasciando perplessi molti giocatori a causa di alcune scelte radicali e di un approccio volutamente punitivo. Proprio da queste reazioni, però, sembra essere nato il lavoro sul sequel.

Molte delle criticità iniziali sono state affrontate e rielaborate in Kingdom Come: Deliverance 2, che per numerosi giocatori e osservatori si è rivelato uno degli RPG più convincenti del 2025. Questo miglioramento è spesso attribuito alla capacità di Warhorse di prendere sul serio il feedback ricevuto, trasformando le critiche in uno strumento di crescita piuttosto che in un ostacolo.

Nessun compromesso, solo rifinitura

In un’intervista, il responsabile del design Prokop Jirsa ha chiarito che il maggiore successo del secondo capitolo non deriva da compromessi pensati per “semplificare” l’esperienza o renderla più commerciale. Al contrario, il risultato sarebbe frutto di un lungo lavoro di rifinitura e perfezionamento.

“Credo sinceramente che ci sia un grande potenziale per idee originali che, se opportunamente affinate, potrebbero raggiungere un pubblico più ampio,” ha affermato Jirsa. “Se si pensa a giochi come Death Stranding, che trattano di consegne, si può notare come possano comunque diventare titoli di grande successo mainstream.” Il riferimento evidenzia come anche concept apparentemente di nicchia possano emergere, se sostenuti da una visione chiara e da una realizzazione coerente.

Un RPG hardcore, ma più accessibile

Uno degli aspetti più interessanti di Kingdom Come: Deliverance 2 è la sua capacità di conservare l’identità di RPG storico e hardcore senza risultare eccessivamente respingente. Il gioco mantiene un’impostazione realistica e severa, dove la morte può arrivare facilmente e anche azioni banali, come mangiare cibo avariato nel momento sbagliato, possono avere conseguenze gravi.

Nonostante ciò, l’esperienza complessiva appare più gestibile rispetto al primo capitolo. La difficoltà rimane elevata, ma viene percepita come più equilibrata e meno frustrante, anche se le ragioni precise di questa differenza non sono sempre evidenti.

Secondo quanto emerso, gli sviluppatori hanno volutamente costruito una fase iniziale in cui il giocatore si sente debole e vulnerabile. L’obiettivo è rendere ogni progresso più significativo e gratificante: “In questo modo, la sensazione di crescita e rafforzamento sarà più autentica e meritata.” Un approccio che rafforza il senso di immersione e di realismo, elementi centrali dell’esperienza Kingdom Come.

Un modello alternativo di successo

L’attenzione al dettaglio e il rispetto per le esigenze dei fan dimostrano come Warhorse abbia scelto di rimanere fedele alla propria visione, senza rinunciare alla possibilità di raggiungere un pubblico più ampio. Il dialogo costante con la community e la volontà di migliorare senza snaturare il progetto rappresentano un esempio significativo nel panorama attuale.

Il caso di Kingdom Come: Deliverance 2 suggerisce che, anche in un’industria spesso dominata da grandi numeri e produzioni mastodontiche, l’engagement e la qualità dell’esperienza restano fattori determinanti. La strategia di Warhorse, basata su ascolto, coerenza e rifinitura, potrebbe offrire uno spunto prezioso per altri sviluppatori che operano in contesti di nicchia ma ambiscono a risultati solidi e duraturi.

Kingdom Come: Deliverance 2 e il valore di una community fedele: perché i numeri non dicono tutto
Kinguin

Unisciti a noi!

Entra nel nostro gruppo Telegram per discutere di questa notizia!

Leggi anche

Potrebbe interessarti