Star Trek: Enterprise, il finale alternativo mai realizzato che avrebbe potuto cambiare tutto

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

A distanza di oltre vent’anni dalla sua conclusione, Star Trek: Enterprise continua a far discutere i fan, soprattutto per via del suo controverso episodio finale, These Are The Voyages…. Andata in onda su UPN nel 2005, la serie si è chiusa con una scelta narrativa che ancora oggi viene ricordata come una delle più divisive dell’intero franchise, lasciando aperto il dibattito su come avrebbe potuto — e forse dovuto — concludersi il viaggio della NX-01.

Un epilogo che ha diviso il pubblico

Firmato dai produttori esecutivi Rick Berman e Brannon Braga, l’episodio conclusivo è stato duramente criticato per aver spostato il baricentro della narrazione lontano dai protagonisti di Enterprise. La storia, infatti, è ambientata durante The Pegasus, episodio di Star Trek: The Next Generation, e vede protagonisti Will Riker (Jonathan Frakes) e Deanna Troi (Marina Sirtis), mentre l’equipaggio della NX-01 appare solo sotto forma di ricostruzioni olografiche.

Una scelta che molti spettatori hanno percepito come un ridimensionamento dei personaggi principali, a partire dal capitano Jonathan Archer interpretato da Scott Bakula. Il risultato è stato un diffuso senso di distacco emotivo, con l’impressione che il finale fosse più un omaggio esterno alla storia di Star Trek che una vera conclusione del percorso narrativo di Enterprise.

Le reazioni negative non arrivarono solo dal pubblico. Nel tempo è emerso che anche diversi attori della serie rimasero delusi dal trattamento riservato ai loro personaggi, giudicando l’episodio poco rispettoso del lavoro svolto nel corso delle quattro stagioni.

L’idea alternativa di Michael Sussman

Col passare degli anni, sono emerse informazioni su un finale alternativo mai realizzato, che avrebbe potuto offrire una chiusura molto diversa. A raccontarlo è stato Michael Sussman, sceneggiatore e produttore della serie, intervenuto nel podcast The Trek Files condotto da Larry Nemecek.

Secondo Sussman, tra le proposte discusse vi era l’idea di un episodio incentrato su un salto temporale e su una rappresentazione più solenne e celebrativa di Jonathan Archer. Il concept prevedeva la creazione di una sorta di file biografico dedicato al capitano, un espediente già utilizzato nella serie, in particolare nel doppio episodio dell’Universo Specchio In a Mirror, Darkly.

L’elemento centrale sarebbe stato Archer in età avanzata, seduto sul ponte di una Enterprise più evoluta e storicamente significativa, collocata attorno al 2245. Una data compatibile con la longevità umana nel canone di Star Trek, come dimostrato dal dottor Leonard McCoy, apparso a 137 anni in Encounter at Farpoint di The Next Generation.

Un Archer anziano come simbolo di continuità

Nella visione di Sussman, Archer sarebbe stato ormai una figura istituzionale di primo piano, forse presidente della Federazione, ancora lucido e partecipe. La scena immaginata lo vedeva assistere al lancio di una nuova nave o di una rocketship, simbolo di continuità, progresso e speranza.

Un finale di questo tipo avrebbe permesso di restituire centralità al protagonista, riconoscendone il ruolo fondativo nella storia della Federazione e offrendo ai fan un momento di forte impatto emotivo. Archer non come semplice eco del futuro, ma come pilastro vivente dell’universo narrativo di Star Trek.

Perché l’idea non fu mai realizzata

Nonostante il suo potenziale, il soggetto non arrivò mai sul tavolo di Berman e Braga. La motivazione principale risiedeva nella visione già definita dei due produttori, orientata a un finale celebrativo dell’intero franchise. These Are The Voyages… nasceva infatti come un omaggio alla tradizione di Star Trek, culminando nella celebre sequenza in cui Kirk, Picard e Archer recitano, uno dopo l’altro, le parole di “Space, the final frontier…”.

Un’idea suggestiva sul piano simbolico, ma che ha finito per sacrificare Enterprise sull’altare della nostalgia. La proposta di Sussman, più intima e focalizzata su Archer, sarebbe risultata incompatibile con questo approccio corale e retrospettivo.

Un’eredità mancata e uno sguardo al futuro

Col senno di poi, molti fan ritengono che il finale alternativo avrebbe offerto una chiusura più coerente e rispettosa per la serie. Non solo: quell’idea ha anche gettato le basi per un progetto successivo mai realizzato. Nei primi anni 2020, Sussman e Scott Bakula hanno discusso una possibile nuova serie, Star Trek: United, incentrata sull’ascesa politica di Archer e sul suo ruolo nella Federazione, con un focus su diplomazia, famiglia e politica galattica.

Il progetto non ha mai superato la fase concettuale, ma resta uno dei “what if” più affascinanti del franchise.

In definitiva, l’immagine di un Jonathan Archer anziano, testimone dell’evoluzione della Federazione, rimane una suggestione potente. Un finale che avrebbe potuto dare a Star Trek: Enterprise quella consacrazione emotiva che, per molti, le è sempre mancata. Una possibilità rimasta sulla carta, ma ancora viva nell’immaginario dei fan.

Fonte: Screen Rant

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