Thief VR: Legacy of Shadow, un’esperienza stealth convincente ma ancora lontana dalla perfezione

Thief VR: Legacy of Shadow offre un’esperienza stealth convincente e immersiva, pur segnata da limiti tecnici e narrativi che impediscono al titolo di raggiungere la piena maturità.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Thief VR: Legacy of Shadow tenta un’impresa ambiziosa: portare in realtà virtuale una serie storica che, fino a oggi, aveva trovato espressione quasi esclusivamente su piattaforme tradizionali. Il risultato è un titolo che si avvicina molto a un’eccellenza di genere, pur senza riuscire a raggiungerla del tutto. Le basi ci sono, la visione è chiara e molti elementi funzionano davvero bene; proprio per questo i limiti emergono con maggiore evidenza, lasciando intuire ciò che il gioco avrebbe potuto diventare con qualche accortezza in più.

Un ritorno credibile nel mondo di Thief

Sviluppato da Maze Theory e pubblicato da Vertigo Games, Thief VR arriva su Quest, PSVR 2 e SteamVR a un prezzo di circa 30 dollari, con lancio fissato al 4 dicembre 2025. L’obiettivo è chiaro: proporre una versione VR di uno dei franchise stealth più influenti di sempre, combinando grafica immersiva, doppiaggio curato e un impianto narrativo solido.

Il protagonista, Magpie, è un ladro professionista che, dopo aver scoperto una reliquia magica, acquisisce abilità fuori dal comune trasformandosi in un “Super Thief”. Su incarico di Cassandra, il suo intermediario, Magpie indaga su una serie di attività oscure legate al Barone Northcrest, coinvolto in una raccolta di reliquie dai risvolti chiaramente sinistri. L’avventura si articola attraverso infiltrazioni in edifici sorvegliati, dove le guardie possono essere evitate o neutralizzate a seconda delle loro caratteristiche: alcune vulnerabili, altre da aggirare senza possibilità di confronto diretto. Il comportamento adottato influisce sulle abilità potenziabili al termine dei livelli, introducendo un’interessante componente strategica.

Meccaniche solide, ma l’interazione mostra delle crepe

Il sistema di interazione rappresenta uno dei punti più discussi dell’esperienza VR. Da un lato, la manipolazione degli oggetti è spesso intuitiva e coinvolgente; dall’altro, emergono momenti di difficoltà, in particolare nella gestione di strumenti fondamentali come le lockpick o le frecce. La varietà delle munizioni — acqua, fuoco, blunt, normali e a corda — alimenta la creatività tattica, anche se la mira risulta talvolta imprecisa. La scarsità di munizioni, in particolare delle frecce, costringe inoltre a una gestione molto oculata delle risorse, elemento che può rendere il gameplay più avvincente o più frustrante a seconda dell’approccio del giocatore.

Mappe articolate e buona rigiocabilità

I livelli sono generalmente strutturati su più piani e permettono ingressi alternativi, offrendo una discreta libertà nell’affrontare gli incarichi. Non si raggiunge l’ampiezza di titoli come Hitman, ma la varietà resta sufficiente per incoraggiare soluzioni creative e approcci diversificati.

La campagna dura circa cinque ore, ma la durata può aumentare grazie alla possibilità di rigiocare le missioni per migliorare il proprio punteggio o sbloccare nuove abilità.

Un finale deludente che smorza il ritmo

Uno dei punti più criticati riguarda la parte conclusiva: le ultime missioni riciclano mappe già visitate e il finale risulta breve e poco incisivo. Il senso di progressione, costruito missione dopo missione, si interrompe bruscamente, lasciando una percezione di incompiutezza.

Atmosfera ben costruita, qualche limite tecnico

Sul fronte della narrazione ambientale, il gioco funziona molto bene: poster, appunti, graffiti e oggetti disseminati nei livelli restituiscono un mondo credibile e stratificato. Anche su dispositivi come Quest, il comparto visivo rimane efficace, sebbene la scarsa illuminazione in alcuni ambienti renda difficile orientarsi.

Il doppiaggio è uno dei punti di forza, con Stephen Russell — storica voce di Garrett — che aggiunge autorevolezza e familiarità all’atmosfera di gioco. Restano tuttavia alcuni problemi di sincronizzazione e piccoli bug che indeboliscono l’impatto complessivo.

Sul piano dell’intelligenza artificiale, le guardie risultano talvolta imprevedibili o incoerenti nei loro movimenti, e la gestione delle collisioni con superfici e oggetti presenta imperfezioni che rompono l’immersione. Si tratta di limiti non trascurabili, anche se il mondo di gioco riesce comunque a mantenere un’identità credibile.

Un buon punto di partenza, ma non ancora un capolavoro VR

Nel complesso, Thief VR: Legacy of Shadow è un titolo robusto, costruito con cura e potenzialmente molto competitivo nella scena stealth VR. Offre un’esperienza appagante per gli appassionati del genere, pur mostrando diverse aree di miglioramento: dalle interazioni alla precisione del sistema di mira, dall’intelligenza artificiale al finale poco soddisfacente. È probabile che futuri aggiornamenti possano colmare alcune lacune, avvicinando il gioco a ciò che ambiva essere fin dall’inizio.

Per ora, però, ci troviamo davanti a un progetto promettente, capace di intrattenere e affascinare, ma non ancora in grado di competere con i titoli che hanno definito gli standard del genere.

Thief VR: Legacy of Shadow, un’esperienza stealth convincente ma ancora lontana dalla perfezione
Kinguin

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