Katsura Hashino, storico regista di titoli come Persona 3, Persona 4 e Persona 5, non ha perso il desiderio di esplorare mondi fantasy. Anzi, secondo le sue stesse parole, lo sviluppo di Metaphor: ReFantazio rappresenta solo una tappa di un percorso creativo più ampio, in cui l’obiettivo principale non è ripetere formule consolidate, ma ripensare in profondità il JRPG e il suo linguaggio.
Dopo l’uscita dell’ambizioso progetto firmato Atlus Studio Zero, il team non sembra affatto intenzionato a fermarsi. Al contrario, l’attenzione è ora rivolta a comprendere come il genere possa evolversi, adattandosi alle aspettative di un pubblico contemporaneo sempre più eterogeneo.
Oltre Persona, ma non senza eredità
Pur non appartenendo alla saga Persona, Metaphor: ReFantazio mostra chiaramente alcune influenze riconducibili al passato creativo di Hashino. Il sistema di calendario, così come una rielaborazione dei social link — presenti sotto una denominazione diversa — testimoniano una continuità concettuale, anche all’interno di un’ambientazione fantasy inedita.
Questi elementi, tuttavia, non vanno letti come una semplice riproposizione. Il team sembra averli utilizzati come base per sperimentare, cercando nuovi equilibri e nuove soluzioni. L’impressione è che Metaphor sia stato un banco di prova, utile a comprendere cosa funziona ancora e cosa, invece, necessita di essere superato.
Il desiderio di tornare al fantasy
In un’intervista rilasciata a Game Informer, Hashino è stato interrogato direttamente sulla possibilità che il team avesse già esaurito il proprio interesse verso il fantasy. La risposta è stata netta, ma riflessiva: il desiderio è ancora presente, anche se non è detto che si manifesti sempre nello stesso modo.
Secondo il regista, non si tratta tanto di stabilire se la spinta creativa sia aumentata o diminuita, quanto di riconoscere che la volontà di esplorare nuovi mondi immaginari non si è mai realmente spenta. Ciò che è cambiato, semmai, è il modo di affrontare questa esplorazione.
Un punto di svolta per il JRPG
Il cuore del discorso di Hashino riguarda l’evoluzione strutturale del genere. Lo sviluppatore ha ammesso che, nel corso degli anni, Atlus ha adottato un formato piuttosto coerente, riconoscibile e, per certi versi, prevedibile. Un approccio che ha portato a grandi successi, ma che oggi rischia di apparire datato.
Da qui nasce la necessità di un cambiamento. Hashino parla apertamente di un “punto di svolta”, un momento in cui diventa fondamentale interrogarsi su come aggiornare il JRPG, rendendolo più adatto ai tempi attuali senza snaturarne l’identità. La sfida consiste proprio nel trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione.
Accessibilità e pubblico globale
Uno degli obiettivi dichiarati è rendere i giochi di ruolo giapponesi più accessibili. Non si tratta di semplificare la narrativa o di rinunciare alla complessità tematica, ma di migliorare la fruibilità complessiva dell’esperienza. Hashino ha sottolineato come alcune strutture, un tempo efficaci, possano oggi risultare poco immediate per chi non è già avvezzo al genere.
L’intenzione è quindi quella di aggiornare il formato, affinché i JRPG possano essere compresi e apprezzati anche da un pubblico più ampio, al di fuori della nicchia storica degli appassionati. Un passaggio quasi inevitabile in un mercato videoludico sempre più globale e competitivo.
Il concetto di “JRPG 3.0”
Tra le affermazioni più interessanti emerse dall’intervista c’è la teoria del cosiddetto “JRPG 3.0”. Con questa definizione, Hashino identifica una nuova fase evolutiva del genere, caratterizzata da un rinnovamento radicale della struttura, della presentazione e dell’approccio narrativo.
Non si tratta, quindi, di piccoli aggiustamenti, ma di una visione più ampia, pensata per rispondere alle esigenze delle nuove generazioni di giocatori. Una visione che riflette anche la volontà di non limitarsi a sfruttare il successo di un singolo franchise, evitando la tentazione di lanciare rapidamente sequel privi di una reale spinta innovativa.
Uno sguardo al futuro
In chiusura, Hashino ribadisce che il lavoro di Atlus Studio Zero non nasce dall’urgenza di capitalizzare un successo, ma da una riflessione profonda su cosa significhi oggi sviluppare un JRPG. Il suo percorso professionale, costellato di titoli influenti, suggerisce che questa fase di transizione potrebbe portare a risultati significativi.
La prospettiva di un “JRPG 3.0” apre scenari interessanti per il futuro del genere, lasciando intendere che la fantasia, lungi dall’essere un capitolo chiuso, continuerà a essere uno degli strumenti principali per ridefinire l’identità del gioco di ruolo giapponese.







