Navigazione a vista e annunci fantasma: il bilancio definitivo dell’era Kennedy

Leonardo Soraci
Leonardo Soraci
Fan di Star Wars da inizio anni 2000, che nel corso della sua vita ha continuato ad ampliare la sua conoscenza della galassia lontana lontana attraverso videogiochi, serie animate, libri e fumetti.
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un’opinione, un parere o un’interpretazione personale dell’autore che può – eventualmente – essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

Come ormai ben sapete, c’è stato un cambio ai vertici di Lucasfilm. Kathleen Kennedy ha abbandonato la presidenza lasciando il posto a Dave Filoni e Lynwen Brennan. Tuttavia, dopo oltre 13 anni credo sia giusto dare un giudizio su quello che è stato l’operato della Kennedy, considerando soprattutto che è stata la custode di un’eredità pesantissima.

Kathleen Kennedy è stata sicuramente una delle produttrici più importanti della storia di Hollywood. Storica collaboratrice di Spielberg e braccio destro di Lucas, ha prodotto tantissimi film storici come E.T., Jurassic Park e Ritorno al Futuro. Pellicole che hanno segnato l’infanzia di molte persone. Non è un caso che nel 2012 quando la Lucasfilm venne acquistata dalla Disney, George Lucas indicò proprio lei per la sua successione.

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Peccato che ci sia un enorme differenza tra fare la produttrice di film singoli che si sviluppano volta per volta, e fare la presidente di uno studio in cui si sviluppano diversi progetti in contemporanea relativi ad un unico brand. Questo si è notato palesemente nel corso della sua gestione. Ovviamente non è semplicissimo distribuire colpe visto che non eravamo all’interno degli uffici di Lucasfilm per vedere chi prendeva certe decisioni. Anche la Disney sicuramente ha la sua fetta di responsabilità; avrebbero dovuto capire fin da subito che Star Wars non è la Marvel, e che forse per la produzione della trilogia cinematografica occorreva più tempo di quello concesso. Ma in ogni caso, era responsabilità della Kennedy quella di portare il franchise in una determinata direzione, e su quel fronte almeno per quanto mi riguarda c’è stato un fallimento totale.

Prendiamo in considerazione la Trilogia Sequel. Chiaramente se la qualità dei film singoli è discutibile, le colpe principali in questo caso sono da attribuire ai registi in questione (Abrams e Johnson), ma se la trilogia non riesce a prendere una direzione precisa la responsabilità è del presidente. Il suo compito era quello di spronare i creativi a fare un certo tipo di pianificazione e a seguire una determinata rotta. Purtroppo, quella rotta non c’è mai stata e la Lucasfilm ha preferito navigare a vista. Questo è l’errore madre che ha portato a tutti i problemi successivi.

Senza poi dimenticare tutti i problemi produttivi che ci sono stati nello sviluppo di vari film. Rogue One è stato in buona parte rigirato da Tony Gilroy. Ron Howard è stato richiamato per rigirare buona parte del film Solo a Star Wars story dopo la cacciata di Lord e Miller. Senza dimenticare il licenziamento di Trevorrow, con Episodio 9 che è stato completamente ripensato a livello di storia.

In tutto questo però, è giusto dare un’occhiata anche agli incassi. Sotto la gestione Kennedy, ben quattro film su cinque hanno superato il muro del miliardo di dollari. Un risultato che sulla carta è un successo commerciale. Però i dati vanno letti in profondità: l’andamento della Trilogia Sequel è stato negativo, con un calo costante di incassi da Il Risveglio della Forza fino a L’Ascesa di Skywalker. Questo denota un calo di interesse di film in film. In più, sotto questa presidenza è arrivato il primo storico flop al botteghino della saga: Solo: A Star Wars Story. Tuttavia, sarebbe ingiusto incolpare la Kennedy per questo insuccesso, frutto di un mix letale di fattori: il peso di un recasting impossibile (sostituire un mito come Harrison Ford) e soprattutto, una data di uscita suicida a maggio, a soli cinque mesi di distanza da un film iper-divisivo come Gli Ultimi Jedi. Un errore strategico di cui l’allora CEO Bob Iger si assunse pubblicamente la piena responsabilità, ammettendo di aver spinto troppo sull’acceleratore delle uscite.

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Se spostiamo lo sguardo sulle serie TV, il giudizio può essere più clemente. L’esplosione di contenuti (spesso a discapito della qualità, come visto in Obi-Wan Kenobi, The Book of Boba Fett o The Acolyte) sembra essere figlia di un’epoca specifica: quella di Bob Chapek. L’ex CEO Disney aveva una fame insaziabile di contenuti per alimentare la piattaforma streaming. In quel contesto, Kennedy ha agito da esecutrice: servivano serie, e lei ha provveduto a realizzarle. Possiamo criticare la resa, ma la decisione strategica di saturare il mercato arrivava dai piani alti della Disney, non necessariamente dalla presidenza Lucasfilm. Anche la cancellazione di The Acolyte non è dipesa interamente da lei: se gli ascolti non soddisfano la Disney il progetto muore (anche se bisognerebbe farsi due domande sulla gestione del budget spropositato di quella serie).

Arriviamo però al vero tasto dolente. Quello che, per una produttrice nata e cresciuta sul set cinematografico, definirei quasi “criminale”. Parlo della gestione dei film dopo L’Ascesa di Skywalker. Da anni assistiamo a un valzer imbarazzante di annunci, loghi svelati in pompa magna e progetti che spariscono nel nulla: la trilogia di Rian Johnson, Rogue Squadron di Patty Jenkins (con tanto di video promozionale), il film di Kevin Feige, il film di Taika Waititi, i film di David Benioff e D.B. Weiss, il film del New Jedi Order con protagonista Rey Skywalker, il film di Dave Filoni che avrebbe concluso le vicende del Mandoverse, il film di James Mangold ambientato 25.000 anni prima della saga principale, la trilogia di Simon Kinberg.

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Probabilmente alcuni di questi progetti vedranno la luce in seguito, ma ad ogni modo la situazione è surreale. Annunci su annunci, senza mai arrivare al ciak. Per un presidente di una casa di produzione cinematografica, non riuscire a portare un film di Star Wars per tutto questo tempo (escludendo la parentesi Indiana Jones) è il fallimento più grande. Certo, il brand tornerà in sala quest’anno con il film tratto da The Mandalorian e nel 2027 con Starfighter, ma questo non riscatta la situazione: entrami infatti, danno più l’aria di essere prodotti collaterali nel contesto della Saga, piuttosto che nuovi pilastri fondamentali. È qui che la gestione Kennedy ha toccato il suo punto più basso. Fosse stata una pausa voluta e strategica, non avrei avuto nulla in contrario. Tuttavia, annunciando di tutto e di più, Disney e Lucasfilm hanno reso palese la volontà di tornare immediatamente al cinema. Il fatto che non ci siano riusciti dimostra che non è stata una lentezza calcolata, ma un vero e proprio marasma produttivo.

C’è un ultimo aspetto fondamentale che aggrava il mio giudizio, ovvero quello del peso specifico di alcuni progetti. Come scritto precedentemente, tendo ad attribuire la responsabilità della riuscita artistica di un’opera (regia, scrittura, recitazione) ai singoli registi e sceneggiatori. Tuttavia, anche dando a Kennedy il merito per i colpi andati a segno, il bilancio finale resta negativo. È vero, sotto la sua gestione abbiamo avuto perle come Rogue One, Andor e le prime stagioni di The Mandalorian. Ma se analizziamo il quadro complessivo, il mio giudizio si inasprisce perché i prodotti “sbagliati” sono stati proprio quelli più importanti. Lo studio ha gestito la Trilogia Sequel e la serie su Obi-Wan Kenobi in modo approssimativo. Trattandosi di capitoli fondamentali, gli errori commessi su questo fronte hanno una gravità che non può essere compensata dalla riuscita degli spin-off. Se sbagli il cuore della saga, non basta un ottimo Andor a salvare il risultato finale.

Nonostante la sua ottima carriera da produttrice, alla Presidenza della Lucasfilm Kathleen Kennedy si è rivelata totalmente inadeguata, in quanto non è stata minimamente capace di dare anche solo per un secondo una direzione chiara al brand Star Wars. Ora la palla passa a Dave Filoni e Lynwen Brennan. A loro ovviamente va augurato il meglio, ma il loro operato verrà valutato con lo stesso metro di giudizio usato per la Kennedy. Star Wars merita un’eccellenza che manca da troppo tempo, e credo sia arrivato il momento di ritrovarla.

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