Resident Evil 5 remake: ha davvero senso riportarlo in vita dopo Resident Evil 9?

Un remake di Resident Evil 5 è davvero necessario dopo il successo dei rifacimenti recenti? Analisi critica tra cooperativa, limiti storici e rischi culturali.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Resident Evil 5 remake: ha davvero senso riportarlo in vita dopo Resident Evil 9?

È legittimo chiedersi se Resident Evil 5 possa diventare il prossimo capitolo a ricevere un remake dopo Resident Evil 9 (conosciuto anche come Resident Evil Requiem). In un’industria che ha ormai superato il peso delle numerazioni rigide, l’ordine cronologico dei titoli conta sempre meno, mentre cresce l’attenzione verso il valore culturale e commerciale dei rifacimenti.

Il successo del remake di Resident Evil 4 nel 2023 ha dimostrato che questa strada è ancora percorribile. Allo stesso tempo, ha riaperto un dibattito più ampio: non tanto se un remake di Resident Evil 5 sia possibile, ma se sia davvero opportuno. Pubblicato originariamente nel 2009, il quinto capitolo si avvicina ormai ai vent’anni e appartiene a una fase della serie molto diversa da quella attuale.

Resident Evil 5 remake: ha davvero senso riportarlo in vita dopo Resident Evil 9?

Il nodo centrale: dovrebbe esistere un remake?

Per provare a rispondere alla domanda, è stata ripresa l’esperienza cooperativa di Resident Evil 5, coinvolgendo anche Dashiell Wood, Gaming Editor di TechRadar. L’obiettivo era capire se uno dei capitoli più discussi della saga potesse ancora dire qualcosa di rilevante nel panorama dei migliori survival horror, soprattutto sul fronte del multiplayer cooperativo.

Le impressioni, però, non sono state unanimi. Da un lato, emergono momenti in cui la cooperativa funziona davvero: sequenze asincrone ben costruite, come quelle in cui un giocatore copre l’altro a distanza mentre affronta ondate di nemici, mostrano intuizioni interessanti. Dall’altro, queste idee vengono spesso soffocate da situazioni involontariamente comiche, come nemici con motosega che vagano confusi su e giù per le scale, più simili a una sessione di cardio improvvisata che a una minaccia horror credibile.

Confronto con altri capitoli della saga

Non è la prima volta che Capcom sperimenta la cooperativa. Resident Evil: Revelations 2 aveva già proposto un approccio più misurato e intelligente, meno orientato all’azione pura e più coerente con le atmosfere horror. Anche il DLC Desperate Escape aveva mostrato come il caos possa funzionare solo se incanalato con criterio.

Negli anni successivi, la serie ha rialzato l’asticella qualitativa con il remake di Resident Evil 2 e con Resident Evil 4, mentre capitoli come Resident Evil 7 e Resident Evil Village sono diventati rapidamente tra i più apprezzati dai fan. In questo contesto, tornare a Resident Evil 5 appare come una scelta rischiosa, soprattutto se il remake non introducesse innovazioni sostanziali.

Le criticità narrative e culturali

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’ambientazione. Resident Evil 5 è stato spesso criticato per la rappresentazione di un paese africano fittizio, con passaggi che indulgono in stereotipi razziali problematici. Già all’epoca dell’uscita, queste scelte avevano generato polemiche, e oggi risulterebbero ancora più difficili da giustificare.

Un eventuale remake dovrebbe necessariamente affrontare questo nodo, rivedendo in modo profondo ambientazioni, caratterizzazione dei nemici e contesto narrativo. Senza un lavoro critico serio su questi elementi, il rischio sarebbe quello di riportare alla luce un capitolo che appare datato non solo dal punto di vista ludico, ma anche culturale.

Opportunità o passo falso?

È innegabile che un remake di Resident Evil 5 offrirebbe a Capcom l’occasione di sfruttare nuove tecnologie, migliorare il gameplay cooperativo e correggere le scelte più controverse del passato. Tuttavia, resta il dubbio che l’operazione possa limitarsi a un esercizio di nostalgia, senza la spinta innovativa che ha reso memorabili i remake più recenti.

Il confronto resta aperto: ha più senso investire su capitoli già allineati con l’identità horror moderna della serie, oppure tentare di “salvare” uno degli episodi più divisivi?

Un dibattito ancora aperto

La discussione su Resident Evil 5 è emblematica dello stato attuale della saga. Tra remake di grande successo e capitoli originali molto apprezzati, la serie gode di ottima salute. Proprio per questo, ogni passo successivo pesa più del precedente.

Il quesito finale resta sospeso: un remake di Resident Evil 5 sarebbe un’evoluzione necessaria o un rischio evitabile? La risposta, come spesso accade, dipenderà da quanto Capcom sarà disposta a reinventare davvero il gioco, invece di limitarsi a riproporlo.

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