Jonathan Frakes ha raccontato la propria reazione alla celebre scena del “Riker Maneuver” reinterpretata da Jack Quaid nel crossover tra Star Trek: Strange New Worlds e Star Trek: Lower Decks. L’episodio, diretto dallo stesso Frakes alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa per Strange New Worlds, è diventato fin da subito uno dei momenti più amati e commentati dell’intera serie.
Un episodio diventato subito memorabile
La scena in questione è contenuta nell’episodio 2×7, Those Old Scientists, in cui Jack Quaid e Tawny Newsome portano per la prima volta in live-action i personaggi di Bradward Boimler e Tendi. Il passaggio dall’animazione al set reale avviene con un tono volutamente leggero, capace di valorizzare l’entusiasmo dei due Ensign e di omaggiare la lunga tradizione del franchise.
È proprio in questo contesto che Boimler, durante una visita improvvisata all’ufficio del Capitano Pike, esegue la celebre mossa resa famosa da William T. Riker: il modo goffo e teatrale di sedersi, appoggiando una gamba sopra il sedile. Il risultato è una gag immediata e irresistibile, accolta con entusiasmo dal pubblico.
Il racconto di Frakes sul set
Il retroscena della scena è stato svelato da Jonathan Frakes nel podcast Dropping Names… And Other Things, condotto insieme a Brent Spiner. Frakes ha spiegato come tutto sia nato in modo spontaneo durante le riprese.
Secondo il regista, Quaid si aggirava silenziosamente per il set, visibilmente entusiasta all’idea di rendere omaggio ad Anson Mount, interprete del Capitano Pike. Nell’ufficio del personaggio era presente una sella di cavallo, elemento già noto ai fan della serie, e Frakes ha colto l’occasione per incoraggiare l’improvvisazione.
“Jack si aggirava di nascosto nella nave, perché era un grande fan del personaggio di Anson. Era nell’ufficio di Pike e lì c’era una sella di cavallo. Gli ho detto: ‘Dai, controlla l’ufficio e io ti seguo con una Steadicam’. Ha esaminato la scrivania e altre cose, poi ha preso la sella e si è sistemato sopra. Gli ho detto: ‘Perfetto, facciamolo, sarà divertente’.”
La scena è stata poi rigirata, ma con un’aggiunta decisiva: mentre Quaid si accomodava sulla sella, ha esclamato “Riker!”, scatenando le risate del cast e della troupe. Alla domanda di Spiner se avesse deciso di usare quella sequenza, Frakes ha risposto senza esitazioni: “Ogni singola inquadratura”.
Il significato del “Riker Maneuver”
Il “Riker Maneuver” è nato come tratto distintivo del personaggio di William T. Riker in Star Trek: The Next Generation, interpretato dallo stesso Frakes. Quel modo sgraziato ma iconico di sedersi è diventato negli anni un simbolo affettuoso della serie e un riferimento immediatamente riconoscibile per i fan.
La scelta di Quaid di riproporlo in Strange New Worlds è stata letta come un tributo intelligente e rispettoso, capace di fondere nostalgia e comicità senza risultare forzato.
Improvvisazione e nuovo corso di Star Trek
Secondo Frakes, una delle differenze principali tra le produzioni moderne e le serie classiche di Star Trek risiede proprio nella maggiore libertà concessa agli attori. In passato, le battute dovevano essere recitate in modo rigorosamente “word-perfect”, senza deviazioni. Oggi, invece, le produzioni Paramount+ sembrano valorizzare maggiormente l’improvvisazione, soprattutto quando serve a rafforzare il legame con il pubblico.
Those Old Scientists è stato accolto come uno degli episodi più riusciti di Strange New Worlds, grazie al suo equilibrio tra umorismo, rispetto per il canone e celebrazione della cultura fandom. La predisposizione di Quaid e Newsome a sperimentare sul set ha contribuito in modo decisivo al risultato finale.
Un momento destinato a restare
La scena del “Riker Maneuver” è diventata in breve tempo uno dei momenti più iconici della recente storia di Star Trek. Per Frakes, rappresenta l’esempio perfetto di come la creatività spontanea degli attori, se guidata con sensibilità, possa dare vita a sequenze destinate a entrare nell’immaginario collettivo.
In definitiva, l’episodio conferma non solo il talento comico di Jack Quaid, ma anche la capacità di Jonathan Frakes di dirigere con equilibrio storie leggere e autoironiche, mantenendo vivo lo spirito di una saga che continua a rinnovarsi senza dimenticare le proprie radici.
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