Una decisione rimasta a lungo in secondo piano avrebbe potuto alterare in modo profondo il destino di Star Wars. Prima della cessione a Disney nel 2012, l’intero universo creativo del franchise era sotto il controllo diretto di George Lucas, che ne gestiva ogni sviluppo narrativo e produttivo. Proprio in quella fase, una scelta cruciale — poi accantonata — ha contribuito a definire la direzione che Star Wars avrebbe seguito negli anni successivi.
Il ruolo di Lucas e il controllo creativo pre-Disney
Fino all’acquisizione da parte di Disney, Lucas non era soltanto il creatore della saga, ma anche il principale decisore delle sue evoluzioni creative. Film, serie animate, prodotti televisivi e progetti paralleli rientravano tutti nella sua visione complessiva di un universo narrativo coerente e in continua espansione. Questo controllo totale rendeva ogni decisione interna a Lucasfilm potenzialmente determinante per il futuro del franchise.
Il rifiuto di Genndy Tartakovsky
Secondo un report di The Wrap, tornato alla luce in occasione di una recente riorganizzazione interna di Lucasfilm, Genndy Tartakovsky avrebbe rifiutato nel 2005 un ruolo di primo piano all’interno dello studio. Una scelta che, indirettamente, avrebbe aperto la strada all’ascesa di Dave Filoni, oggi figura centrale dell’universo di Star Wars.
Tartakovsky era già legato al franchise grazie a Star Wars: Clone Wars, una serie di cortometraggi animati in 2D realizzati per colmare il vuoto narrativo tra Attack of the Clones e Revenge of the Sith. Il progetto si distingueva per uno stile visivo marcato e sperimentale, molto distante da quello che avrebbe caratterizzato le produzioni successive.

La proposta di Lucasfilm e il rifiuto
Nel volume Genndy Tartakovsky: Sincerity in Animation (2022), il regista ha raccontato di essere stato avvicinato da Jim Morris, allora a capo di Industrial Light & Magic. L’idea era quella di coinvolgerlo stabilmente in Lucasfilm, con un ruolo di leadership paragonabile a quello ricoperto da John Lasseter in Pixar.
Tartakovsky, però, rifiutò. Come da lui stesso spiegato, accettare avrebbe significato legare gran parte della propria carriera a Star Wars per decenni. Pur riconoscendo l’importanza della proposta, preferì non intraprendere un percorso che lo avrebbe vincolato quasi esclusivamente a quell’universo creativo.
L’occasione per Dave Filoni
Il rifiuto di Tartakovsky spinse Lucasfilm a guardare altrove. La scelta ricadde su Dave Filoni, all’epoca già apprezzato per il suo lavoro su Avatar: The Last Airbender. Filoni venne incaricato di guidare Lucasfilm Animation, dando vita a Star Wars: The Clone Wars, serie che avrebbe poi generato spin-off fondamentali come Star Wars Rebels, The Mandalorian e Ahsoka.
Se Tartakovsky avesse accettato quel ruolo nel 2005, l’estetica, il tono e probabilmente la struttura stessa dell’universo di Star Wars sarebbero stati molto diversi. La leadership creativa che oggi caratterizza il franchise non sarebbe necessariamente esistita nella forma attuale.
La carriera di Tartakovsky dopo Star Wars
Dopo l’esperienza con Clone Wars, Tartakovsky ha continuato a costruire una carriera di grande rilievo, firmando serie come Primal e film di successo come Hotel Transylvania e Fixed. Il suo stile, spesso definito visionario e anticonvenzionale, è rimasto una cifra distintiva del suo lavoro.
In un’intervista dell’agosto 2025, il regista ha anche lasciato aperta la possibilità di un ritorno nell’universo di Star Wars, citando in particolare l’interesse per personaggi come Asajj Ventress, ipotizzando persino una versione live action.
Un possibile ritorno alle origini?
Con Dave Filoni oggi al vertice creativo di Lucasfilm e il supporto della nuova vicepresidente Lynwen Brennan, l’idea di coinvolgere nuovamente figure storiche come Tartakovsky appare, almeno teoricamente, plausibile. Sarebbe anche un modo per riconnettere il franchise con alcune delle sue strade creative meno battute, celebrando al tempo stesso la sua storia.
La scelta mancata di George Lucas e il rifiuto di Tartakovsky restano quindi un affascinante “what if” nella storia di Star Wars: una biforcazione silenziosa che ha contribuito a definire l’identità del franchise così come lo conosciamo oggi.
Fonte: thedirect.com
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