Stranger Things 5 e ChatGPT: nessuna prova sull’uso dell’AI nella scrittura della serie

Il documentario su Stranger Things 5 ha acceso dubbi sull’uso di ChatGPT. La regista Martina Radwan chiarisce: non esistono prove di AI nella scrittura della serie.

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

Negli ultimi giorni si è acceso un dibattito attorno alla presunta presenza di ChatGPT nel processo creativo di Stranger Things stagione 5. Tutto nasce da alcune immagini contenute nel documentario One Last Adventure: The Making of Stranger Things 5, disponibile su Netflix, in cui alcuni spettatori particolarmente attenti hanno notato sullo sfondo dello schermo di uno dei Duffer Brothers delle schede che sembrerebbero riconducibili al chatbot di OpenAI.

L’osservazione ha rapidamente alimentato speculazioni online, sollevando interrogativi sull’eventuale utilizzo di intelligenza artificiale generativa nella scrittura dell’ultima stagione della serie. Tuttavia, al momento, non esistono conferme ufficiali né prove concrete a sostegno di questa ipotesi.

Il punto di vista della regista del documentario

A fare chiarezza sulla vicenda è intervenuta Martina Radwan, regista di One Last Adventure, nel corso di un’intervista concessa a The Hollywood Reporter. Radwan ha espresso scetticismo riguardo alla certezza con cui sui social si è parlato dell’uso di ChatGPT da parte degli autori, sottolineando come non vi siano elementi verificabili che confermino questa ricostruzione.

Secondo la regista, l’ipotesi che un’intera storyline complessa, popolata da numerosi personaggi, possa essere affidata a un chatbot appare poco plausibile. Radwan ha inoltre precisato che non è possibile stabilire con sicurezza cosa fosse effettivamente aperto su quello schermo, paragonando la situazione all’uso di uno smartphone o di altri strumenti digitali tenuti a portata di mano durante il lavoro.

Ricerca digitale e multitasking nello “writers room”

Nel suo intervento, Radwan ha ricordato come l’uso di strumenti digitali per ricerche rapide sia una pratica comune tra gli sceneggiatori. Questo, però, non equivale a delegare la scrittura a un’intelligenza artificiale. La regista ha spiegato di aver assistito personalmente al lavoro della writers room, descrivendolo come un ambiente dinamico e collaborativo, basato su confronto, discussione e sviluppo collettivo delle idee.

Ha inoltre sottolineato come il processo creativo di una serie come Stranger Things non possa essere ridotto all’immagine di singoli autori che scrivono in isolamento. Al contrario, si tratta di un lavoro corale, fatto di scambi continui e di una costruzione narrativa condivisa.

Nessuna evidenza di uso improprio dell’AI

Radwan è stata netta su un punto: durante le riprese del documentario non ha mai osservato comportamenti riconducibili a un uso poco etico dell’intelligenza artificiale generativa. Al contrario, ha dichiarato di aver visto un team impegnato in un processo creativo tradizionale, fondato sulla collaborazione umana.

La regista ha anche espresso dispiacere per il fatto che, nonostante l’affetto diffuso verso la serie, si tenda ad analizzare ogni dettaglio con l’intento di smontarlo criticamente, spesso basandosi su singoli frame decontestualizzati.

Il silenzio ufficiale e il dibattito più ampio

Al momento, né Netflix né i fratelli Duffer hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla questione. Resta quindi valido quanto affermato da Radwan: dalle immagini del documentario non è possibile dedurre con certezza l’uso di ChatGPT o di altri strumenti di AI generativa durante la scrittura della stagione finale.

Il caso, tuttavia, si inserisce in un dibattito più ampio che attraversa Hollywood, legato ai confini etici dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi creativi. Se da un lato strumenti come ChatGPT vengono sempre più spesso impiegati per attività di supporto e ricerca, dall’altro resta centrale la distinzione tra assistenza tecnologica e sostituzione del lavoro creativo umano.

Nel caso di Stranger Things stagione 5, sulla base delle informazioni disponibili, non emergono elementi che indichino un utilizzo improprio dell’AI. La polemica sembra dunque riflettere più le tensioni attuali del settore che una pratica effettivamente riscontrata nella produzione della serie.

Stranger Things 5 e ChatGPT: nessuna prova sull’uso dell’AI nella scrittura della serie
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