La quinta e ultima stagione di Stranger Things ha ufficialmente chiuso una delle serie più rappresentative dell’era Netflix, ma lo ha fatto lasciando dietro di sé una frattura evidente tra il giudizio della critica e quello del pubblico. I dati raccolti su Rotten Tomatoes mostrano infatti una delle discrepanze più marcate mai registrate per la serie, segnalando una ricezione tutt’altro che unanime per l’atto conclusivo della storia ambientata a Hawkins.
I numeri di Rotten Tomatoes
Al momento della rilevazione, la stagione finale di Stranger Things ha ottenuto un punteggio dell’85% da parte della critica, basato su 147 recensioni, mantenendo lo status di Certified Fresh. Si tratta tuttavia del risultato più basso mai registrato dalla serie sul fronte critico, un dato che riflette un’accoglienza positiva ma più tiepida rispetto al passato.
Il divario emerge in modo ancora più netto osservando il giudizio del pubblico. Con oltre 10.000 valutazioni, gli spettatori hanno assegnato alla stagione un punteggio del 56%, il più basso dell’intera saga. Una distanza di quasi trenta punti percentuali che evidenzia una percezione profondamente diversa tra analisti e fan storici.
Le critiche degli spettatori
Le contestazioni mosse dal pubblico riguardano soprattutto la struttura narrativa dell’ultima stagione. Molti spettatori lamentano una riduzione della tensione e della posta in gioco, oltre a una durata complessiva giudicata eccessiva. In particolare, il finale viene percepito come troppo prudente, costruito per chiudere la serie in modo rassicurante piuttosto che osare soluzioni più radicali o sorprendenti.
Secondo una parte del pubblico, la stagione avrebbe privilegiato la dilatazione dei tempi e la ripetizione di dinamiche già note, sacrificando l’impatto emotivo che aveva caratterizzato le annate precedenti. Una sensazione di “sicurezza narrativa” che, per molti, ha finito per smorzare il senso di conclusione definitiva.
Un consenso critico non unanime
Anche tra i critici, pur in presenza di un giudizio complessivamente positivo, non sono mancate riserve. Diverse recensioni hanno evidenziato come la narrazione si perda in troppi dettagli e scelga di non rischiare nel momento decisivo. In particolare, alcuni commentatori hanno sottolineato che i tre episodi finali, pur tecnicamente solidi, non riescono a offrire una chiusura davvero memorabile per una serie durata quasi un decennio.
Queste osservazioni, pur minoritarie rispetto al consenso generale, contribuiscono a spiegare perché il punteggio critico, seppur alto, risulti inferiore a quello delle stagioni precedenti.
Review bombing e temi controversi
A complicare ulteriormente la lettura dei dati, si sono aggiunte campagne di review bombing provenienti da alcune community online. In particolare, l’episodio 7 della stagione 5 è stato preso di mira a seguito del coming out di Will, evento che ha generato una reazione negativa e spesso apertamente omofoba da parte di una minoranza di utenti.
Queste recensioni aggressive hanno contribuito ad abbassare il punteggio del pubblico, amplificando il divario con la critica. Va però sottolineato che il malcontento generale non può essere attribuito esclusivamente a questo fenomeno: molte delle valutazioni negative si concentrano su problemi strutturali e di scrittura percepiti come reali da una parte consistente degli spettatori.
Un caso non isolato nel panorama Netflix
La divisione tra critica e pubblico non è un’esclusiva di Stranger Things. Altri titoli di punta di Netflix hanno registrato dinamiche simili. La terza stagione di Squid Game, ad esempio, ha ottenuto il 78% dalla critica contro il 51% del pubblico, mentre la seconda stagione di Wednesday ha mostrato una distanza più contenuta, con l’87% dei critici e il 76% degli spettatori.
Questi casi suggeriscono come, soprattutto per le serie di grande popolarità, le aspettative del pubblico possano divergere sensibilmente dai criteri di valutazione della critica specializzata.

Il futuro del franchise
Nonostante le reazioni contrastanti, il marchio Stranger Things non è destinato a fermarsi. Netflix ha già confermato lo sviluppo di uno spin-off animato, Stranger Things: Tales from ’85, previsto per il 2026, oltre a un progetto live-action ambientato in un’epoca diversa, con nuovi personaggi e una storia autonoma.
La ricezione divisiva della stagione finale rappresenta quindi più un passaggio critico che un vero punto di rottura per il franchise, che rimane uno dei pilastri dell’offerta della piattaforma.
Un’eredità complessa ma duratura
È innegabile che una parte consistente del pubblico sia rimasta delusa dal modo in cui si è conclusa la storia di Hawkins. Allo stesso tempo, la serie conserva un peso culturale e mediatico difficilmente eguagliabile, avendo segnato un’intera generazione di spettatori e ridefinito il concetto di serialità mainstream su Netflix.
Resta ora da vedere se, con il tempo, il giudizio del pubblico si ammorbidirà, permettendo una rilettura più distaccata e meno emotiva del finale. Nel frattempo, Stranger Things si chiude come uno dei fenomeni televisivi più discussi degli ultimi anni, capace di dividere ma anche di lasciare un segno profondo nel panorama dell’intrattenimento contemporaneo.
Fonte: screenrant.com






