Ghorman come la Groenlandia e l’Impero come l’ICE: Gilroy spiega i parallelismi tra Star Wars Andor e le derive autoritarie dei nostri tempi

Tony Gilroy riflette sui parallelismi tra Andor e l’attualità, spiegando come la serie abbia esplorato autoritarismo e fascismo attraverso l’universo di Star Wars.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Con la conclusione della seconda e ultima stagione di Andor, il dibattito attorno alla serie si è fatto sempre più acceso. Il prequel di Rogue One ha raccontato la nascita della Ribellione attraverso il percorso di Cassian Andor, trasformando un ladro disilluso in una figura chiave nella lotta contro l’Impero. Ma, oltre alla narrazione interna all’universo di Star Wars, molti spettatori hanno individuato inquietanti parallelismi con la realtà contemporanea.

Ora che il creatore e showrunner Tony Gilroy è impegnato in nuovi progetti, si è detto più libero di riflettere pubblicamente su questi aspetti. In un’intervista a The Hollywood Reporter, ha affrontato direttamente il tema dell’autoritarismo e delle somiglianze con eventi attuali.

Raccontare il fascismo attraverso Star Wars

Gilroy ha spiegato che l’idea alla base di Andor era fin dall’inizio quella di analizzare l’impatto dell’autoritarismo sulla società, utilizzando il contesto narrativo di Rogue One: A Star Wars Story. L’Impero, del resto, rappresenta già nella saga un esempio evidente di regime totalitario in consolidamento.

Stavamo praticamente raccontando una storia sull’autoritarismo e il fascismo, e l’Impero rappresenta molto chiaramente un esempio lampante di ciò. È un ottimo contesto per affrontare tali tematiche”, ha dichiarato.

Secondo Gilroy, il team creativo ha studiato i meccanismi tipici dei regimi autoritari, cercando di integrarli nel racconto in modo organico. L’intenzione non era fare previsioni sul futuro, ma attingere alla storia. Il fatto che alcuni elementi siano poi risultati così familiari nel contesto attuale, ha ammesso, è stato più motivo di amarezza che di orgoglio.

Ghorman, le risorse e i conflitti contemporanei

Uno dei casi più citati riguarda la storyline di Ghorman. Gilroy ha osservato come quella vicenda possa essere letta come metafora di dinamiche reali legate allo sfruttamento delle risorse e alle pressioni geopolitiche.

Ghorman è come la Groenlandia, rappresenta qualsiasi cosa: ‘Vogliamo le terre rare, vogliamo questo…’. È semplicemente un elenco molto brutale di mosse”, ha spiegato, sottolineando come certi schemi di potere si ripetano ciclicamente nella storia.

Leadership e modelli di cambiamento

Nel corso dell’intervista, Gilroy ha parlato anche dei personaggi che popolano la serie, da figure pubbliche come Mon Mothma a protagonisti più defilati come Kleya Marki. Li considera esempi di leadership fondata su competenza, empatia e pragmatismo.

Per lui, un leader efficace deve essere un risolutore di problemi curioso e sofisticato, capace di superare rigidità ideologiche. Ha inoltre evidenziato l’importanza della comunicazione, lamentando come molti politici contemporanei, pur validi, fatichino a trasmettere con chiarezza i propri messaggi.

Narkina 5 e i centri di detenzione

Un altro punto delicato riguarda il parallelo tra la detenzione di Cassian su Narkina 5 e le storie di persone imprigionate nei centri di detenzione dell’ICE negli Stati Uniti. Gilroy ha riconosciuto la somiglianza con un certo rammarico, ribadendo che la serie nasceva dall’osservazione di dinamiche storiche consolidate.

Siamo molto orgogliosi dello show”, ha affermato. “Era sorprendente prevedere certi aspetti all’inizio, ma ormai è diventato triste, perché molte cose sono così ovvie, prevedibili e scorrette. In fondo, il fascismo fallisce sempre: si autodistrugge.

Le storyline tagliate e i limiti produttivi

Gilroy ha anche rivelato di aver eliminato una missione che avrebbe coinvolto Cassian e Bix, citata in una scena della seconda stagione. Sarebbe stata un’occasione interessante per approfondire il passato dei personaggi, ma vincoli di budget e ritmo narrativo hanno imposto dei tagli.

Una scelta che testimonia quanto, anche in una produzione ambiziosa, sia necessario trovare un equilibrio tra visione artistica e limiti concreti.

Un’esperienza irripetibile?

In chiusura, lo showrunner ha espresso dubbi sulla possibilità che una serie come Andor venga realizzata di nuovo, con lo stesso livello di investimento e libertà creativa, soprattutto nell’era dello streaming e delle trasformazioni tecnologiche.

Non sono sicuro che si possa tornare a realizzare qualcosa di simile a Andor — prodotto dal vivo, non dall’intelligenza artificiale. Non so se qualcuno spenderà di nuovo quei soldi per creare qualcosa di così realistico per un servizio di streaming. Ma sono felice di avercela fatta. È stato un grande privilegio.”

Le due stagioni di Andor sono attualmente disponibili su Disney+, chiudendo un capitolo che ha saputo intrecciare fantascienza e riflessione politica con rara intensità.

Ghorman come la Groenlandia e l’Impero come l’ICE: Gilroy spiega i parallelismi tra Star Wars Andor e le derive autoritarie dei nostri tempi
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