Goat, il nuovo film di Sony punta sull’estetica delle trading card per conquistare il pubblico
Dopo il successo ottenuto lo scorso anno con KPop Demon Hunters, Sony Pictures Animation torna al cinema con un progetto che unisce sport, animazione e cultura pop. Il nuovo lungometraggio, Goat, arriverà nelle sale di tutto il mondo dal 13 febbraio e si presenta come una storia motivazionale ambientata in un universo abitato da animali antropomorfi.
Al centro della vicenda c’è un giovane protagonista determinato a inseguire il proprio sogno sportivo, ma ciò che rende il film particolarmente interessante è un elemento visivo insolito: l’integrazione di sequenze ispirate all’estetica delle trading card da collezione. Una scelta che conferisce all’opera un’identità stilistica ben riconoscibile.
Una storia sportiva in chiave animata
Goat racconta la storia di Will Harris, una giovane capra che sogna di giocare a Roarball, disciplina simile al basket ma dominata da animali di grande stazza. A prestare la voce al protagonista è Caleb McLaughlin, affiancato da un cast di primo piano: Gabrielle Union interpreta Jett Fillmore, Nick Kroll è Olachenko, Stephen Curry presta la voce a Lenny Williamson, Patton Oswalt è Dennis e David Harbour interpreta Archie Everhardt.
La trama segue il percorso di crescita di Will, tra difficoltà, sfide fisiche e ostacoli legati alle aspettative. È una classica parabola sportiva, ma declinata con ironia e con un forte accento sull’identità e sulla determinazione personale.
Le “impact cards”: l’idea che cambia il linguaggio visivo
Durante una visita stampa agli studi di Sony Pictures Animation a Los Angeles, è emerso uno degli aspetti più originali del progetto: le cosiddette “impact cards”. A parlarne è stato Dylan Casano, responsabile del design grafico in movimento del film.
Secondo quanto spiegato, il co-regista Adam ha proposto di trasformare alcuni momenti chiave – fisicamente o emotivamente intensi – in vere e proprie card ispirate alle trading card sportive. L’idea è quella di isolare un istante e renderlo iconico, come se fosse stato “stampato” su una carta da collezione.
“Uno dei miei principali progetti in Goat era lavorare sulle impact cards. Il nostro co-regista, Adam, ha avuto un’intuizione molto interessante: prendere alcuni momenti di grande impatto, sia fisico che emotivo, e presentarli come se fossero delle trading card, con tutte le caratteristiche visive di queste ultime: un modo per rendere il colpo emotivo più forte e memorabile.”
L’obiettivo è chiaro: trasformare le scene più significative in immagini cristallizzate, capaci di restare impresse nella memoria dello spettatore.
Foil, bordi usurati e loghi rookie: una cura maniacale dei dettagli
Per realizzare questo effetto, il team ha studiato in profondità l’estetica delle carte sportive da collezione. Casano ha spiegato che il processo è partito dalla “decostruzione” delle carte da basket reali: analisi dei materiali, delle finiture, delle scritte in foil e delle texture superficiali.
“Abbiamo iniziato decostruendo la carta da basket. Abbiamo analizzato cosa la rende riconoscibile: la stampa in foglia di alluminio, le scritte in foil, le griglie sulle superfici. Abbiamo creato una libreria di texture, forme e pattern che si trovano nelle trading card, così da poterle integrare nel mondo visivo di Goat.”
Le impact cards presentano dettagli come l’effetto luccicante del foil, bordature leggermente usurate, loghi di rookie e statistiche grafiche. Elementi che non solo richiamano l’universo del collezionismo sportivo, ma aggiungono una dimensione narrativa al racconto.
Un esempio è la card dedicata a Grizz, personaggio doppiato da Jelly Roll, caratterizzata da una finitura oro e bordi consumati che riflettono la sua personalità sicura e irriverente. Quella di Olivia Burke, interpretata da Nicola Coughlan, invece, integra emoji e riferimenti allo streaming dal vivo, evidenziando il suo legame con il mondo dei social.
L’evoluzione visiva del protagonista
Anche Will Harris dispone di proprie impact cards, che cambiano nel corso della storia. La prima, legata al suo ingresso nel mondo professionistico, mette in evidenza il logo di rookie e abilità ancora in sviluppo, quasi a sottolineare la sua condizione di esordiente.
Con il progredire della narrazione, le card evolvono insieme al personaggio: le grafiche diventano più ricche, le statistiche più solide, a riflettere la crescita atletica e personale del protagonista. In questo modo, il design non è un semplice abbellimento, ma parte integrante del percorso narrativo.
Una fusione tra storytelling e cultura pop
L’intento dichiarato del team creativo è quello di trasformare i momenti più intensi in “istanti da immortalare”, come accade nelle partite sportive quando un’azione decisiva diventa iconica. L’estetica delle trading card diventa quindi uno strumento per amplificare l’impatto emotivo.
Goat si distingue così non solo per la sua storia di determinazione e riscatto, ma per un linguaggio visivo che dialoga con la cultura del collezionismo e con la nostalgia di un pubblico cresciuto tra carte e figurine.
La combinazione tra narrazione sportiva e design ricercato potrebbe rappresentare una nuova direzione per l’animazione contemporanea. Se l’esperimento funzionerà, Goat non sarà soltanto un film ispirazionale, ma anche un esempio di come l’estetica possa rafforzare in modo significativo la forza del racconto.
Fonte: thedirect.com






