Jeff Kaplan prende le distanze dal free-to-play per The Legend of California

Jeff Kaplan, co-creatore di Overwatch, dubita che The Legend of California possa adottare il free-to-play e guarda con più interesse a un modello tradizionale senza microtransazioni invasive.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Jeff Kaplan prende le distanze dal free-to-play per The Legend of California

Jeff Kaplan, ex vicepresidente di Blizzard e tra i co-creatori di Overwatch, non ha ancora definito in modo definitivo il modello di monetizzazione del suo nuovo progetto, The Legend of California. Su un punto, però, sembra avere già le idee piuttosto chiare: difficilmente sarà un gioco free-to-play.

La posizione emersa nelle sue recenti dichiarazioni è legata sia a ragioni pratiche sia a una precisa visione del rapporto tra gioco e giocatore. Kaplan conosce molto bene le logiche dei titoli gratuiti con acquisti interni, ma ritiene che quel sistema non sia adatto alla nuova produzione di Kintsugiyama, lo studio che guida insieme al cofondatore Tim Ford.

Il risultato è un approccio che va in controtendenza rispetto a una parte consistente del mercato multiplayer attuale. E proprio per questo le sue parole hanno attirato attenzione, soprattutto perché arrivano da uno sviluppatore che ha lavorato a lungo su uno dei giochi online più noti degli ultimi anni.

Perché Kaplan non vede il free-to-play come la strada giusta

Durante un lungo livestream dedicato a The Legend of California, Kaplan ha spiegato con toni molto diretti perché non considera sostenibile, almeno per ora, un modello free-to-play per il suo nuovo sparatutto action open-world. Secondo il game director, per reggere economicamente un progetto di quel tipo servono numeri enormi, sia in termini di pubblico sia di forza lavoro interna.

Nelle sue parole, un gioco gratuito richiede una macchina produttiva molto più estesa di quella oggi a disposizione di Kintsugiyama. Il riferimento è chiaro: mantenere vivo un titolo basato su aggiornamenti continui, nuovi oggetti e contenuti costanti comporta un ritmo industriale che un team più piccolo faticherebbe a sostenere. Kaplan ha anche ammesso che sarebbe felice di sbagliarsi, ma al momento non ritiene realistico immaginare quella soluzione per il progetto.

Il punto centrale, dunque, non è soltanto una preferenza personale. C’entra anche la struttura concreta dello studio e la possibilità di supportare nel tempo un ecosistema progettato attorno alla gratuità iniziale e agli acquisti successivi.

Un team ridotto rispetto ai grandi colossi del multiplayer

Sotto la guida di Jeff Kaplan e Tim Ford, The Legend of California è sviluppato da un gruppo di 34 persone. È un dato che aiuta a capire il senso delle sue dichiarazioni. Il confronto con produzioni come Overwatch, realizzate da team molto più ampi, mette in evidenza la differenza di scala tra i grandi live service e una realtà più contenuta.

Kaplan, in sostanza, riconosce che affrontare un altro progetto costruito come servizio continuo richiederebbe risorse molto superiori. Non si tratta solo di realizzare il gioco, ma anche di aggiornarlo senza sosta, produrre contenuti, seguire l’equilibrio dell’esperienza e, soprattutto, alimentare quella componente commerciale che nei free-to-play è spesso fondamentale.

Da qui nasce la sensazione, espressa dallo stesso autore, di trovarsi in una posizione troppo ridotta per inseguire un modello simile. In un mercato dove molti giochi puntano a trattenere il pubblico con una produzione costante di novità, Kaplan sembra voler evitare una formula che rischierebbe di pesare troppo sull’identità del progetto.

La critica alle microtransazioni e alla logica dei negozi in-game

C’è poi un secondo elemento, forse ancora più importante, che riguarda la filosofia di design. Kaplan ha spiegato di non sentirsi vicino a un sistema in cui i ricavi arrivano soprattutto dai negozi in-game e dall’acquisto di oggetti con denaro reale. Per lui, il videogioco dovrebbe premiare il tempo investito dai giocatori, offrendo sblocchi e ricompense attraverso il semplice avanzamento nell’esperienza.

Nel corso del livestream, mentre mostrava una lista di sfide presenti nel gioco, ha sottolineato proprio questo aspetto: l’idea di ottenere contenuti giocando, invece di comprarli, gli sembra ancora centrale. La sua osservazione ha un tono quasi provocatorio, come se una soluzione del genere oggi apparisse insolita, pur essendo stata a lungo una normalità per molti titoli.

La direzione immaginata, almeno allo stato attuale, sembra quindi più vicina a un modello tradizionale. Il giocatore acquista il gioco e poi ottiene bottini, ricompense o elementi sbloccabili completando obiettivi interni all’esperienza. Una struttura più lineare, meno aggressiva sul piano commerciale e coerente con l’idea di progressione che Kaplan dice di voler difendere.

Una decisione non definitiva, ma indicativa

Nonostante la nettezza di alcune frasi, Kaplan non ha chiuso del tutto la porta al free-to-play. Ha lasciato intendere che la questione resta aperta e che non sarebbe corretto trasformare singoli passaggi di un livestream di dieci ore in una decisione già ufficiale e irrevocabile.

Resta però il peso del messaggio complessivo. In un momento in cui microtransazioni, pass battaglia e negozi digitali sono diventati strumenti comuni, sentire uno sviluppatore di primo piano prendere posizione in favore di un sistema più classico ha un valore preciso. Non significa che The Legend of California abbia già trovato la sua formula definitiva, ma suggerisce con una certa chiarezza quale direzione creativa e commerciale Kaplan consideri più coerente.

Per ora, il quadro è questo: un team piccolo, una visione molto netta sul rapporto tra ricompensa e tempo di gioco, e una diffidenza evidente verso le logiche economiche che dominano gran parte del multiplayer moderno. In attesa di dettagli più concreti, è già un segnale che distingue il progetto da molti concorrenti.

Jeff Kaplan prende le distanze dal free-to-play per The Legend of California
Kinguin

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