L’adattamento cinematografico di Project Hail Mary sceglie di restare molto vicino al romanzo di Andy Weir, ma introduce una variazione significativa proprio nel finale. Non si tratta di uno stravolgimento della storia, né di una modifica pensata per cambiare il destino dei personaggi principali. Al contrario, è un intervento misurato, che conserva l’esito del libro ma aggiunge un momento in più a uno dei personaggi chiave del racconto.
La scelta riguarda Eva Stratt, interpretata da Sandra Hüller, figura centrale nella costruzione della missione e presenza costante nei flashback che ricostruiscono il passato di Ryland Grace. Nel film, il finale non si limita a confermare il successo della missione attraverso una comunicazione indiretta, ma decide di mostrare anche la reazione sulla Terra. È un’aggiunta breve, ma tutt’altro che irrilevante, perché amplia la portata emotiva della conclusione e chiude meglio il percorso di uno dei personaggi più importanti della storia.
Un finale quasi identico, ma con una differenza decisiva
Per gran parte della sua durata, Project Hail Mary segue fedelmente l’impianto del romanzo. La storia ruota attorno a Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling, un insegnante di scienze che si ritrova coinvolto in una missione interstellare disperata per salvare il Sole da una minaccia aliena. Il racconto si muove su due piani temporali: da una parte la missione attuale a bordo della Hail Mary, dall’altra i flashback che spiegano come Grace sia stato trascinato in questa impresa.
Durante il viaggio, Grace incontra Rocky, un extraterrestre proveniente da un altro mondo e impegnato nello stesso obiettivo: fermare una minaccia biologica che sta attaccando le stelle. I due costruiscono lentamente un rapporto di fiducia, imparano a comunicare e lavorano insieme per trovare una soluzione che possa salvare sia la Terra sia il pianeta di Rocky.
La minaccia al centro del racconto è l’astrophage, il microrganismo alieno che sta consumando le stelle lungo la cosiddetta Petrova Line. La scoperta della taumoeba, predatore naturale dell’astrophage, apre finalmente una possibilità concreta di salvezza. Ed è proprio da qui che prende forma il finale.
Cosa resta uguale tra libro e film
Nel film, come nel romanzo, Grace riesce a inviare verso la Terra i campioni di taumoeba insieme alle istruzioni necessarie per usarli e salvare il Sole. Subito dopo, però, decide di sacrificare ciò che resta della missione per salvare Rocky, dopo aver capito che l’astrophage sta danneggiando la sua nave. È una scelta che definisce il personaggio e che rappresenta il vero culmine emotivo della storia.
Anche l’approdo su Erid resta sostanzialmente identico. Grace e Rocky riescono a raggiungere il pianeta alieno, che viene salvato grazie alla loro scoperta, e gli eridiani costruiscono per Grace un ambiente abitabile in cui possa vivere il resto della sua vita. È una conclusione dolceamara, perché conferma il successo della missione ma sancisce anche l’impossibilità di un ritorno a casa.
Nel romanzo, la conferma del salvataggio della Terra arriva più avanti, quando Grace scopre che il Sole è tornato a brillare con maggiore intensità. È un’informazione importante, ma raccontata da lontano, senza un vero ritorno visivo sul pianeta che lui ha salvato.
Il film aggiunge Eva Stratt all’epilogo
È proprio qui che il film sceglie di intervenire. Invece di fermarsi alla consapevolezza indiretta del successo, l’adattamento mostra anche una scena sulla Terra attraverso lo sguardo di Eva Stratt. È lei a ricevere il messaggio inviato da Grace e Rocky, ed è sul suo volto che si chiude l’epilogo, con un sorriso che vale più di molte spiegazioni.
Questa aggiunta cambia poco sul piano degli eventi, ma molto sul piano emotivo. Stratt non è un personaggio marginale: è la donna che ha guidato il progetto Hail Mary, che ha preso decisioni durissime e che ha spinto Grace verso una missione da cui, in teoria, non sarebbe mai dovuto tornare. Tra i due si sviluppa un rapporto complesso, fatto di tensione, rispetto e una forma di fiducia reciproca che cresce nel tempo. Dare anche a lei un momento finale significa riconoscere il peso del suo arco narrativo.
Secondo Drew Goddard, questa scelta nasce proprio dalla volontà di trattare Project Hail Mary come una storia che non appartiene solo a Grace. Lo sceneggiatore ha spiegato di aver sempre visto il film come il racconto di tre personaggi, e di aver sentito il bisogno di dare anche a Stratt il suo spazio conclusivo.
Una modifica piccola, ma efficace
La variazione funziona perché non altera l’equilibrio del racconto, ma lo completa. Il romanzo resta saldamente centrato sul punto di vista di Ryland Grace, mentre il film, grazie al linguaggio visivo, può permettersi di allargare per un attimo il quadro e mostrare l’impatto concreto della missione sulla Terra. Così facendo, il successo finale non rimane solo una notizia appresa a distanza, ma diventa qualcosa di tangibile anche per lo spettatore.
In più, l’epilogo con Stratt rafforza la componente emotiva della conclusione. Non c’è solo la vittoria scientifica o la salvezza del pianeta, ma anche la chiusura di un legame umano che il film aveva costruito con attenzione. È una scelta discreta, ma centrata, che rende il finale più compiuto senza tradire lo spirito del libro.
Per un adattamento di un romanzo così amato, era il tipo di modifica più difficile da fare: piccola abbastanza da non apparire invasiva, ma abbastanza significativa da lasciare davvero il segno. In questo caso, l’operazione sembra riuscita.






