Resident Evil Requiem, un retroscena disgustoso su The Girl rende il gioco ancora più inquietante

Un retroscena raccontato da Delanie Nicole Gill svela come Capcom abbia reso ancora più disturbante The Girl in Resident Evil Requiem con una performance estrema in studio.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Resident Evil Requiem, un retroscena disgustoso su The Girl rende il gioco ancora più inquietante

Di solito i dettagli sul dietro le quinte finiscono per smorzare l’effetto dell’orrore. Vedere come nasce una creatura, come viene registrata una scena o come viene costruito un suono tende infatti a togliere parte del mistero. Nel caso di Resident Evil Requiem, però, è successo l’opposto. Un racconto condiviso da Delanie Nicole Gill, interprete del terrificante nemico chiamato The Girl, ha aggiunto un ulteriore livello di disagio attorno al gioco di Capcom.

Il personaggio è già stato indicato da molti come una delle presenze più disturbanti del titolo, e il modo in cui è stato portato in scena sembra spiegare bene il motivo. Durante un panel al MegaCon Orlando 2026, poi caricato online da MiamiGameHunter e ripreso da The Gamer, Gill ha raccontato un dettaglio molto concreto del suo lavoro in studio: per ottenere una saliva più densa e vischiosa durante la performance vocale, ha dovuto bere enormi quantità di latte.

Il trucco usato da Capcom per la voce di The Girl

Secondo quanto spiegato dall’attrice, Capcom cercava una resa sonora precisa, qualcosa di estremamente corporeo e sgradevole. Gill ha raccontato che il team voleva una consistenza molto viscosa per la saliva, accompagnata da gorgoglii e clic capaci di rendere la creatura ancora più disturbante all’ascolto.

Per arrivare a quel risultato, le sessioni di registrazione sono state tutt’altro che semplici. L’attrice ha spiegato di aver affrontato due sessioni da quattro ore e di aver bevuto due grandi brocche di latte, da circa un gallone ciascuna, cioè all’incirca 3,8 litri per brocca, per ispessire la saliva e ottenere il suono richiesto. È uno di quei dettagli che, invece di ridurre l’impatto del mostro, finiscono per renderlo ancora più repellente.

Il racconto colpisce proprio perché mostra fino a che punto la produzione fosse disposta a spingersi pur di trovare una resa sensoriale convincente. In un horror come Resident Evil Requiem, dove il disgusto ha un peso fondamentale tanto quanto la paura, anche un elemento apparentemente secondario come il suono della bocca o del respiro può fare una differenza enorme.

Una performance fisica, scomoda e volutamente estrema

Gill ha aggiunto un dettaglio che rende ancora più chiara la natura fisica di questo lavoro. A causa della posizione della bocca durante la registrazione, con il labbro inferiore abbassato, la saliva finiva per colarle addosso. Per questo, ha raccontato, doveva tenere un asciugamano sulle gambe durante la sessione.

L’attrice ha affrontato il ricordo anche con una punta di ironia, osservando che Capcom sembra davvero determinata a spaventare tutti il più possibile. Il tono del commento è leggero, ma il senso resta netto: per ottenere una creatura credibile e davvero disturbante, lo studio ha chiesto agli interpreti un coinvolgimento molto più intenso del normale.

Ed è forse proprio questo il punto più interessante. The Girl non appare inquietante soltanto per il design o per la regia delle sue scene, ma anche per un lavoro di interpretazione che passa dal corpo, dalla voce e da scelte volutamente scomode. È un approccio che aiuta a spiegare perché il personaggio abbia lasciato un’impressione così forte.

Non è l’unico caso: altri attori hanno raccontato esperienze estreme

Quello di Delanie Nicole Gill non è neppure un episodio isolato. Secondo quanto riportato, anche altri attori coinvolti in Resident Evil Requiem hanno descritto metodi di lavoro particolarmente intensi, pensati per spingere le interpretazioni verso un livello di realismo più marcato.

Tra gli esempi citati c’è quello dell’interprete collegata a Grace Ashcroft, che ha raccontato di aver lavorato a volte in condizioni di quasi totale oscurità. Una scelta che sembra andare nella direzione di un’immersione più profonda, utile a ottenere reazioni più spontanee e più credibili sul piano emotivo.

Anche Nick Apostolides, voce di Leon Kennedy, ha parlato dell’atmosfera in studio, ricordando la performance di Antony Byrne, interprete di Victor Gideon, come talmente inquietante da provocare perfino una reazione involontaria. Apostolides ha raccontato di essersi ritrovato a ridacchiare senza motivo, come se la tensione prodotta dalla scena avesse trovato uno sfogo imprevisto.

Capcom punta a un orrore sempre più cinematografico

Nel complesso, questi racconti suggeriscono una direzione molto precisa. Capcom sembra voler rendere Resident Evil Requiem non solo tecnicamente più avanzato, ma anche più curato nella costruzione dell’atmosfera, spingendo gli attori verso interpretazioni sempre più fisiche e cinematografiche.

Il dettaglio raccontato da Gill resta il più impressionante proprio perché è immediato, quasi viscerale. Sapere che dietro i suoni disgustosi di The Girl c’è stato un lavoro così concreto e sgradevole non riduce la paura: la amplifica. Invece di svelare il trucco e togliere forza all’illusione, questo retroscena rende la creatura ancora più reale, sporca e disturbante.

Per un gioco horror, in fondo, è probabilmente il risultato più efficace possibile.

Fonte: GamesRadar

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