Ripley 2 non si farà: Andrew Scott chiude al ritorno della serie Netflix

Andrew Scott ha escluso il ritorno di Ripley con una seconda stagione, chiudendo le speranze dei fan nonostante l’ottima accoglienza critica della serie Netflix.

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

Dopo mesi di ipotesi e discussioni sul possibile futuro dello show, arriva un aggiornamento che sembra chiudere la questione in modo netto. Ripley, il thriller in otto episodi distribuito da Netflix e interpretato da Andrew Scott e Dakota Fanning, non dovrebbe tornare con una seconda stagione. A far calare il sipario sulle speculazioni è stato lo stesso Scott, che in una recente intervista ha liquidato l’ipotesi con una risposta molto chiara.

La notizia pesa soprattutto perché la serie, fin dal debutto del 2024, aveva raccolto un’accoglienza critica molto solida. Pur senza trasformarsi in un fenomeno travolgente sul piano degli ascolti, Ripley era riuscita a ritagliarsi uno spazio preciso tra le produzioni più apprezzate della piattaforma, grazie al suo stile rigoroso, alla tensione costante e a una costruzione del protagonista particolarmente curata. Proprio per questo, l’idea di un seguito era rimasta sul tavolo più a lungo di quanto accada di solito.

Andrew Scott spegne le speranze su una seconda stagione

A chiarire in modo definitivo la situazione è stato Andrew Scott. Interpellato sulla possibilità che Ripley potesse proseguire con nuovi episodi, l’attore ha risposto senza lasciare spazio a interpretazioni: “No, questo non succederà più”.

Una frase breve, ma sufficiente per cambiare il quadro attorno alla serie. Fino a questo momento, infatti, il futuro dello show era rimasto avvolto da una certa incertezza. Non c’era stata una chiusura formale particolarmente rumorosa, e proprio questo aveva lasciato aperto uno spiraglio nelle aspettative di chi sperava in un ritorno. Le parole di Scott, invece, sembrano mettere fine a ogni margine di dubbio.

Una serie apprezzata, ma senza continuità

L’aspetto forse più sorprendente di questo esito è che Ripley non era affatto passata inosservata. Al contrario, la serie aveva ottenuto consensi significativi da parte della critica sin dall’uscita. Nel testo viene ricordato anche il suo 83% di approvazione su Rotten Tomatoes, un dato che conferma una ricezione complessivamente positiva.

A questo si aggiunge il riconoscimento ottenuto anche in tempi più recenti. Lo show viene descritto come una produzione che, ancora a distanza di mesi, continua a essere considerata tra le opere originali più riuscite realizzate da Netflix. Un giudizio che nasce soprattutto dalla capacità della serie di entrare nella psicologia del protagonista e di costruire una tensione più sottile, meno legata all’azione diretta e più alla costante sensazione di pericolo che accompagna Tom Ripley.

Gran parte del fascino dello show, infatti, stava proprio nella sua capacità di mostrare il personaggio come una presenza inquietante, imprevedibile, sempre sul punto di oltrepassare un limite. Una qualità che aveva distinto questa versione del materiale narrativo rispetto ad adattamenti precedenti.

Il legame con Patricia Highsmith e il precedente di Il talento di Mr. Ripley

La serie Netflix è basata sullo stesso romanzo di Patricia Highsmith che aveva già ispirato il film del 1999 Il talento di Mr. Ripley, con Matt Damon nel ruolo principale. In questa nuova versione, Andrew Scott interpretava invece il protagonista in una chiave più controllata, ambigua e disturbante, mentre Dakota Fanning figurava nel cast come una delle presenze coinvolte nei suoi inganni.

Il punto interessante è che il materiale di partenza non si esaurisce in un solo libro. Highsmith ha infatti scritto cinque romanzi dedicati a Tom Ripley, e questo aveva inevitabilmente alimentato l’idea che la serie potesse continuare adattando anche gli altri capitoli della saga.

Steven Zaillian aveva lasciato aperta una porta

A rendere più credibile questa possibilità erano state anche le dichiarazioni di Steven Zaillian, creatore di Ripley. In un’intervista dell’aprile 2024, Zaillian aveva parlato con interesse dell’eventualità di tornare sul personaggio attraverso un nuovo adattamento tratto dai romanzi successivi.

Il suo ragionamento era piuttosto chiaro: Tom Ripley attraversa trasformazioni diverse nel corso dei cinque libri, e proprio questa evoluzione avrebbe potuto offrire nuovo materiale narrativo. Zaillian aveva sottolineato che le traiettorie del personaggio restavano affascinanti e che, nelle giuste condizioni, l’idea di proseguire era da considerare concreta.

Alla luce di quelle parole, l’ipotesi di una seconda stagione non sembrava affatto campata in aria. C’era una base letteraria ampia, un personaggio forte e un’accoglienza critica favorevole. Eppure, tutto questo non è bastato.

Buoni numeri, ma non abbastanza per il rinnovo

Anche sul piano della visione, Ripley aveva dato segnali incoraggianti, pur senza raggiungere dimensioni da grande fenomeno globale. Nei dati riportati, la serie ha totalizzato 16,9 milioni di ore viste nella prima settimana e 18,4 milioni nella seconda. Numeri buoni, ma evidentemente non sufficienti a trasformare l’interesse attorno allo show in un rinnovo.

È proprio qui che si concentra il paradosso della vicenda. Ripley aveva dalla sua parte l’apprezzamento della critica, una buona reputazione tra gli spettatori e persino abbastanza materiale per continuare. Nonostante questo, Netflix non sembra aver voluto andare avanti.

Il risultato è che la serie resterà, con ogni probabilità, un progetto autoconclusivo. Un thriller elegante, apprezzato e premiato, ma destinato a non espandersi oltre i suoi otto episodi. E per chi sperava di rivedere Andrew Scott nei panni di Tom Ripley, la risposta arrivata in queste ore suona ormai come una chiusura definitiva.

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